Hanno riempito i giornali, le tv, le discussioni, le bacheche facebook e gli account twitter di tutti i parlamentari. Ma ora che di riforma elettorale si parla finalmente nell’Aula della Camera, l’emiciclo è vuoto. Il relatore Emanuele Fiano, del Pd, ha illustrato a quasi nessuno il sistema uscito dalla commissione Affari costituzionali di Montecitorio, frutto dell’accordo tra i tre partiti maggiori rappresentati in Parlamento, cioè Partito Democratico, Cinquestelle e Forza Italia. Il deserto è rimasto tale per tutta la durata della seduta. L’esame del testo riprenderà domani dalle 13.30: prima di passare agli emendamenti dovranno essere esaminate tre pregiudiziali di costituzionalità. Le proposte di modifica sono poco più di un centinaio, una ventina di queste è firmata da parlamentari Cinquestelle.

Fiano ha spiegato, inseguito dall’eco dalla sua voce, che è stato fatto il migliore lavoro possibile nelle condizioni date, “nell’interesse preminente del Paese”. Per il relatore del Pd la legge “sana la ferita alla libertà degli elettori. Siamo in presenza di collegi veri e di liste corte con i nomi elencati nella scheda. Gli elettori voteranno, dunque, responsabilmente, chi riterranno degno di essere eletto in Parlamento”.

Il dibattito si è sviluppato svogliatamente per un’ora e mezzo e poi è stato subito sospeso fino a dopo pranzo. Giusto il tempo di sentire i relatori di minoranza come Stefano Quaranta (Mdp, ex Sel), Ignazio La Russa (Fratelli d’Italia), Tancredi Turco (Alternativa Libera, ex M5s), Gian Luigi Gigli (Democrazia Solidale, ex Scelta Civica), Antonio Distaso (Direzione Italia, fittiano). Tutti critici nei confronti del sistema che sarà quasi certamente approvato dalla Camera entro venerdì prossimo a tutta velocità. “Avremo un nuovo Parlamento di parlamentari nominati dai capibastone, di servi – dice Turco – E’ un Porcellum bis“. Anzi, per La Russa “è peggio del Porcellum”. Gli iscritti a parlare sono 29: è dunque prevedibile che il dibattito si protragga fino a sera. Dopodiché si passerà, da domani, all’esame e al voto degli emendamenti. Tra quelli attesi anche quelli dei Cinquestelle che hanno annunciato di voler inserire le preferenze nel listino proporzionale.

Per i Cinquestelle, nella seconda parte del dibattito, ha parlato Federica Dieni: “Questa legge elettorale è per noi un esame di maturità – ha detto in Aula – Bisogna dire no, ma con le giuste ragioni. Noi faremo pesare i nostri voti e le nostre ragioni come abbiamo sempre fatto per ogni battaglia che valesse la pena condividere, a partire da quella sul biotestamento”. “Chi dice che questa legge è incostituzionale – aggiunge – lo fa per darsi un alibi per non andare a votare. Noi siamo pronti”. Danilo Toninelli, parlando a Radio1, ha annunciato gli emendamenti su preferenze e voto disgiunto.

Tra gli interventi più critici quello di Andrea Mazziotti, ex Scelta Civica che ora è nei Civici e Innovatori, presidente della commissione Affari Costituzionali e primo relatore della nuova legge elettorale: ha poi rimesso il mandato perché la sua proposta era stata respinta dalla maggioranza dei gruppi parlamentari. Sottolineando le differenze tra il testo in esame ed il sistema elettorale in vigore in Germania, Mazziotti sostiene: “Bisogna essere sinceri con gli italiani. Questo sistema non darà un vincitore la sera delle elezioni e riproporrà il mantra dei governi non eletti dagli italiani. Per paura di perdere, i grandi partiti hanno insomma rinunciato a vincere e scelto di pareggiare. Raccontare agli italiani che con il 40 per cento si vince e si da governabilità è falso. Neanche in Germania e nemmeno col 48,8% record ottenuto da Helmut Kohl nel 1983, ci sono state mai maggioranze di lista. La verità è – ammonisce – che dopo le elezioni ci potrà essere una grande coalizione“. Mazziotti ha definito questa operazione “un autogol per l’area moderata. Perché oggi i Cinque Stelle stanno buoni e zitti in Aula e in Commissione dopo aver stracciato la loro battaglia madre sulle preferenze, ma da domani inizieranno a gridare all’inciucio Pd-Forza Italia facendoci sopra l’intera campagna elettorale”.