Un primo intervento da 28 milioni di euro sui primi 70 km di rete idrica di Roma, per provare a ridurre del 20% nel giro di un anno la dispersione d’acqua e, in questo modo contribuire a “salvare” il Lago di Bracciano. Un’operazione cui andrà necessariamente aggiunto l’incremento della captazione dall’acquedotto Peschiera-Capore, le cui sorgenti si trovano in provincia di Rieti. A quanto apprende IlFattoQuotidiano.it, l’Acea è pronta a fare la sua parte per evitare il “disastro ambientale” nel bacino a nord di Roma, le cui popolazioni sono da settimane sul piede di guerra e a giorni presenteranno, attraverso il Consorzio di Bacino, un esposto alla Procura della Repubblica di Civitavecchia. A causa della siccità che ha mandato in sofferenza anche la città di Roma – situazione inedita per la Capitale – infatti, questa estate infatti Acea Ato 2 sarà costretta a raddoppiare la captazione dal Lago di Bracciano, portando la quantità sottratta a 3.000 litri al secondo. L’operazione – consentita dalla convenzione settantennale stipulata nel 1990, sulla quale oggi si chiede di porre delle modifiche – porterà, secondo i dati forniti dal Consorzio locale, il livello del bacino vulcanico ad abbassarsi di ulteriori 60 centimetri, oltre i 140 cm attuali sotto lo zero stabilito dagli accordi con Acea. Il rischio, secondo i comitati della zona, e’ quello di una “modifica irrecuperabile dell’ecosistema, con aggravamento dell’inquinamento e distruzione della capacita’ turistica”.

LA DISPERSIONE IDRICA A ROMA
I nuovi vertici di Acea Spa, nominati ufficialmente da Virginia Raggi durante la riunione del cda del 27 aprile, si sarebbero resi disponibili a modificare il piano industriale ereditato dalla precedente governance. L’obiettivo è quello di effettuare lavori di ammodernamento delle tubature, oggi ridotte a colabrodo, con una dispersione di acqua che si aggira fra il 41% (fonte Acea) e il 44% (fonte Istat). L’investimento complessivo dovrebbe essere di circa 50 milioni in due anni, cosi’ da ridurre gli sprechi fino a quota 25%. “La siccità è un fatto – spiega al FattoQuotidiano.it Federica Daga, deputata del M5S – ma il nostro obiettivo deve essere per prima cosa la riduzione degli sprechi. I dati Istat sono allarmanti, perché ci dicono che quasi la metà dell’acqua va buttata per colpa di una tubatura obsoleta”. Colpa, secondo la parlamentare pentastellata, “delle politiche delle multiutility idriche” e, nel caso specifico, “delle passate gestioni di Acea, che hanno preferito effettuare investimenti sicuri sulla parte informatica che combattere seriamente la dispersione idrica”. Effettivamente, sul piano industriale 2016-2020 – rintracciabile sul sito Acea.it – non c’e’ traccia di investimenti dedicati alla manutenzione straordinaria delle tubature. “I nuovi vertici nominati da Virginia Raggi – afferma ancora Daga – mi sono invece sembrati disponibili a un’inversione di tendenza, che porterà certo a vantaggi anche economici per la società e per i cittadini romani, e a una modifica del piano già approvato”.

I COMUNI DEL LAGO SUL PIEDE DI GUERRA
Gli interventi previsti da Acea, tuttavia, potrebbero iniziare a portare dei risultati a giugno 2018, data entro la quale si spera di abbassare la dispersione idrica dal 41% odierno fino al 32% circa (o anche di più). Nel frattempo, però, è probabile che non ci sia altra soluzione che procedere all’aumento della captazione dal Lago di Bracciano. In questi giorni, tuttavia, i comuni di Anguillara, Bracciano e Trevignano si stanno ribellando, e a breve partira’ “un esposto alla Procura di Civitavecchia” – come annunciato da Antonio Fioroni, consigliere comunale M5S di Anguillara Sabazia – per capire se l’azione di Acea Ato 2 è in linea con la convenzione del 1990, che parla di “bacino d’emergenza”. Si è mosso anche il consigliere regionale del M5S, David Porrello, che ha presentato un’interrogazione all’assessore all’Ambiente, Mario Buschini, “per sapere dall’assessore Buschini se la regione intende aggiornare il Piano Regolatore Generale degli Acquedotti del Lazio, promuovere un nuovo censimento dei prelievi e dei consumi idrici e mettere in campo attività di controllo sui prelievi d’acqua da parte di Ato 2”. Un fronte, quello dei comuni lacuali, guidato da Sabrina Anselmo, prima cittadina di Anguillara Sabazia: “Con gli altri sindaci dei Comuni che si affacciano sul lago – afferma – abbiamo deciso di muoverci congiuntamente in una battaglia di salvaguardia ambientale che coinvolgerà anche il Consorzio Lago di Bracciano e l’Ente Parco Bracciano-Martignano”. A questo proposito, è partita una missiva indirizzata ai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo Economico e delle Infrastrutture che chiede l’apertura di un ‘tavolo di crisi’ per trovare soluzioni al progressivo depauperamento delle acque del lago. “È necessario – osserva la sindaca – mettere in atto iniziative che consentano di diversificare le sorgenti di prelievo senza limitarle alla sola captazione dal Lago di Bracciano e bisogna combattere gli sprechi, cominciando quando possibile con la limitazione delle irrigazioni pubbliche”.

Foto courtesy di 30science e social smart hub Tuscia Romana