E’ ufficiale: il funerale del vitalizio slitta di un mese. Lo ha stabilito, a maggioranza, la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha fissato al discussione della proposta Richetti che riformula le vecchie pensioni col contributivo per la settimana del 20 giugno. Il voto era previsto per oggi, a una settimana dal disco verde in Commissione Affari Costituzionali. Invece la sepoltura del più odiato tra i privilegi non sarà oggi, come promesso, né domani. Perché prima c’è la manovrina, poi la legge elettorale che è stata calendarizzata per lunedì prossimo, quindi la pausa per le amministrative. Se ne riparla dopo il 20 di giugno, dunque. E puntuale scatta la polemica.  “Abbiamo chiesto in capigruppo di anticipare l’esame, mettendola al primo punto dopo la legge elettorale “, attacca il capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Camera Roberto Fico. “Il Pd spera che finisca la legislatura per non approvare la legge. Hanno fatto promesse in tv ma qui fanno melina”.

Non solo: all’ultima commissione Forza Italia ha fatto sapere che non sosterrà la legge perché sposa la causa degli ex parlamentari che la ritengono incostituzionale. La Lega non era presente al momento del voto. Si addensano così nubi sull’approvazione del testo al Senato, dove la maggioranza è sempre a rischio e proprio oggi i questori hanno annunciato l’impegno a fare la sintesi delle 12 proposte alternative sui vitalizi che sono nel frattempo pervenute. Lo ha deciso il Consiglio di presidenza di Palazzo Madama che ha dato loro il mandato per fare un’analisi tecnica, costituzionale e per capire la legittimità delle fonti. I questori devono stabilire se per riformare la materia serva una legge – come alla Camera – o se si debba intervenire con una decisione interna, modificando il regolamento. Se opteranno per la legge e useranno quella trasmessa da Montecitorio ogni modifica la farà tornare alla Camera per ricominciare da capo. Così, mentre si affastellano dichiarazioni d’intenti sulla nuova  legge elettorale che permetta il voto anticipato, il funerale del vecchio vitalizio rischia di non celebrarsi entro la fine della legislatura. Ne mai.

L’ipoteca della legge elettorale
Nel frattempo si è chiarito che la festa è doppia. Anche i parlamentari in carica possono brindare. La notizia è che anche qualora si andasse ad elezioni prima del 15 settembre – fatidica data in cui formalmente la maturano – avranno diritto alla loro pensione. Perché in realtà, questo il busillis, non cessano dalla carica allo scioglimento delle Camere ma solo con la prima seduta dei nuovi organi eletti: significa – se va bene – la prossima primavera. Un dettaglio tecnico-procedurale, ma non tanto, che ha messo in difficolta i paladini dell’abolizione a Cinque Stelle che avevano perfino fissato una data per prendere in castagna la Casta: il 10 settembre, diceva Grillo. E invece no, perché anche in quel caso lo maturerebbero in forza del regime di prorogatio delle Camere. E’ un fatto che la legge elettorale sia stata calendarizzata per lunedì prossimo, tenendo stretto il ruolino di marcia, mentre l’abolizione del vitalizio tra un mese.

La reversibilità aumentata: polemiche e scuse
Che il funerale dei vitalizi sia una festa lo dimostra anche la vicenda della reversibilità aumentata scoperta da ilfattoquotidiano.itIniziativa di Daniela Gasparini (PD) che ha presentato un emendamento che dispone per moglie e figli dell’onorevole senza altri redditi un aumento del trattamento del 20%. Un contro-emendamento a firma Luigi Di Maio si propone di sminargli la strada. Il privilegio è andato di traverso a molti, come dimostra il furibondo post di Fiorella Mannoia (“Vivono in un mondo parallelo in sprezzo a chi ha bisogno”).

La stessa autrice è tornata in argomento per precisare che si tratta di una norma “a tutela di casi ben specificati” e “ispirata ad un senso di equilibrio e giustizia”. Scrive la Gasparini:  “Per i superstiti infatti comporterebbe una riduzione molto alta sul reddito di persone per lo più anziane, che non possono trovare credibilmente altre soluzioni lavorative”. Che suona meglio di quanto dichiarato il giorno prima al fattoquotidiano.it, dicendo – testuale – “non è possibile che i congiunti di parlamentari senza altro reddito, magari anziani, finiscano a fare i giardinieri o le sguattere”. C’è anche la registrazione, per chi avesse dubbi.

Di queste espressioni la Gasparini si pente: “Vorrei scusarmi con chi si è sentito offeso per un riferimento riportato maliziosamente da un giornale, forzando alcune mie considerazioni telefoniche tra ‘sguattere, giardinieri e dirigenti’… Si riferiva alla volontà che vedo, dietro alcuni ‘accanimenti’, di penalizzare chi ha servito il Paese – qualcuno forse male ma moltissimi con grande competenza, passione, abnegazione. Nessuna offesa da parte di una come me che ho origini popolari, sono figlia di operai, ho cominciato a lavorare a 16 anni, conosco le incoerenze dei livelli di retribuzione ma vorrei trovare soluzioni equilibrate, giuste e sempre rispettose delle persone”, conclude. Di alcune persone soltanto, però. Perché nell’intera legislatura si fatica a trovare un solo atto a suo nome che invochi l’innalzamento delle pensioni minime ordinarie. Scripta manent, un po’ come i vitalizi dati per morti e mai sepolti.

@thomasmackinson