“Per quanto riguarda la polio, la grande Europa è diventata polio free nel 2002. Questo status ora è a rischio, a causa della bassa immunità della popolazione e delle lacune di immunizzazione, anche nei paesi Ue“. È l’avvertimento del Commissario europeo per la salute, il cardiologo lituano Vytenis Andriukaitis, intervenuto al “Workshop europeo sulla vaccinazione” a Bruxelles, durante il quale ha tra l’altro osservato anche che “ogni anno nel mondo le vaccinazioni evitano una cifra stimata in 2,5 milioni di morti”.

Dispiace” che “l’investimento globale per il controllo del morbillo, che è insufficiente, non paghi pienamente” e quindi “ancora subiamo vaste epidemie nel mondo, compresi molti stati membri Ue: dobbiamo aumentare questo investimento – dice Andriukaitis -. Sebbene i casi di morbillo siano diminuiti del 94% dal 1980, ci sono stati limitati progressi verso l‘eliminazione globale del morbillo negli ultimi cinque anni“.

Dall’analisi dei dati dello studio “Eurosurveillance”, commissionato e finanziato dall’European centre for disease prevention and control (Ecdc), emerge che la vaccinazione contro la polio è obbligatoria per tutti i bambini in 12 Nazioni europee. In Belgio e Olanda, ad esempio, è l’unico vaccino per cui è previsto un obbligo. In Italia la vaccinazione contro la polio è fra le obbligatorie per legge (difterite, tetano, poliomelite ed epatite B, somministrate nell’esavalente insieme a pertosse ed haemophilus b) già prima del decreto del Governo del 19 maggio rispetto a quelle che erano raccomandate, come il morbillo.

La poliomielite è una grave malattia infettiva a carico del sistema nervoso centrale che colpisce soprattutto i neuroni motori del midollo spinale. Descritta per la prima volta da Michael Underwood, medico britannico, nel 1789, la poliomielite è stata registrata per la prima volta in forma epidemica nell’Europa di inizio XIX secolo e poco dopo negli Stati Uniti. La diffusione della polio ha raggiunto un picco negli Stati Uniti nel 1952 con oltre 21mila casi registrati. In Italia, nel 1958, furono notificati oltre 8mila casi. L’ultimo caso americano risale al 1979, mentre nel nostro paese è stato notificato nel 1982. Presente ancora in Medio Oriente e in Nigeria. È forse una delle malattie più temute a causa dei gravissimi danni che provoca.

Sono però circa 5000 i bambini in Italia che ogni anno non vengono vaccinati contro malattie come poliomelite, difterite e tetano, e circa 10.000 non ricevono la profilassi all’età giusta contro morbillo e rosolia. Una situazione grave, anche rispetto alla poliomelite la cui minaccia era stata dichiarata come ormai cessata come evidenziano i dati dell’Istituto superiore di Sanità. In Italia, secondo dati del ministero della Salute, le vaccinazioni sono infatti cresciute nel periodo 2000-2007, sono quindi rimaste stabili fino al 2012, e diminuite in modo preoccupate dal 2012 al 2014. Un calo con una flessione più importante in alcune regioni. L’allerta rispetto al rischio del ritorno della polio nel nostro Paese era stata lanciata, nei mesi scorsi, anche dal presidente dell’Istituto superiore di sanità Walter Ricciardi, il quale aveva sottolineato come con il calo delle vaccinazioni obbligatorie è possibile che ci siano casi in Italia di polio o difterite, in aggiunta a quelli di pertosse e morbillo già presenti.

Solo ieri l’Assemblea dell’Oms ha preso nuove decisioni relative anche sulla poliomielite. I delegati hanno riconosciuto gli sforzi per porre fine alla trasmissione della polio negli ultimi tre paesi endemici: Afghanistan, Nigeria e Pakistan. Ma hanno anche espresso preoccupazione per la continua carenza di vaccino contro la polio e preso atto della necessità urgente di contenere il poliovirus con impianti sicuri, distruggere i materiali non necessari e limitare così l’uso di risorse che possono essere utilizzate per la ricerca o per altri scopi. La Global Polio Eradication Initiative (GPEI) è stata lanciata nel 1988, a seguito dell’adozione di una risoluzione per l’eradicazione mondiale della poliomielite alla 40a Assemblea Oms. Da allora, il numero di casi di polio è sceso di oltre il 99,9%.

L’iniziativa ha anche rafforzato la capacità dei paesi di affrontare altri problemi di salute, ad esempio attraverso una migliore sorveglianza delle malattie; una maggiore immunizzazione e il rafforzamento dei sistemi sanitari; un sistema di preallarme, l’organizzazione dell’emergenza e della risposta alle epidemie.