In 35mila sono scesi nelle strade di Brasilia per chiedere le dimissioni del presidente Michel Temer, indagato per corruzione e ostruzione alla giustizia. Per sedare gli scontri – che hanno provocato un morto e 49 feriti – il presidente ha inviato forze armate nella capitale: 1.300 soldati e 200 fucilieri navali. L’esercito è stato chiamato a proteggere i palazzi del governo, letteralmente presi d’assalto dai manifestanti.

Le proteste contro il governo Temer del 24 maggio, in particolare, avevano come obiettivo la proposta di riforma del lavoro che prevede l’aumento delle ore della giornata lavorativa e la riduzione dei poteri dei sindacati. Gli oppositori scesi in piazza hanno cercato di appiccare il fuoco al Ministero dell’Agricoltura e infranto i vetri nell’Esplanadas dos Ministerios. Tutti i ministeri di Brasilia sono stati evacuati; la polizia ha risposto con gas lacrimogeni e granate stordenti. Sette persone sono state arrestate al termine degli scontri.

Il presidente del Brasile, vista l’insufficienza delle risorse di polizia, ha deciso di utilizzare “membri delle forze armate” fino al 31 maggio, come previsto dall’articolo 142 della Costituzione federale. Lo ha annunciato in conferenza stampa, insieme al ministro della Difesa Raul Jungmann, precisando che il decreto verrà revocato non appena verrà ristabilito l’ordine. La presenza dei militari nelle strade dovrebbe servire “garantire l’integrità fisica delle persone, fornire un’evacuazione sicura di edifici, strade e ministeri e proteggere la proprietà pubblica, come è stato fatto in precedenza in diversi Stati brasiliani”, ma di certo a molti ricorda gli anni della dittatura militare di Goulart.

Nel frattempo la squadra di governo del presidente continua a perdere pezzi: il 24 maggio ha dato le dimissioni Sandro Mabel, assessore speciale di Michel Temer, finito nel mirino della polizia federale perché sospettato di corruzione. Mabel è il quarto consigliere diretto di Temer a lasciare l’incarico dallo scorso dicembre.