Bentornati a Ten Talking Points, l’unica rubrica che reputa Nardella meno elettrizzante del posticipo di stasera Pescara-Palermo. Altre considerazioni.

1. Che poi, a pensarci, già solo mettere Pescara-Palermo come posticipo del lunedì sera, dimostra nel suo piccolo come l’umanità sia irredimibile. Mi immagino proprio la ressa allo stadio, l’attesa, la tensione. Più o meno paragonabile a quella generata da un simposio sui Procol Harum moderato da Alfano.

2. Lo scudetto della Juve era scontato. I bianconeri lo avevano già vinto ad agosto, con l’acquisto del Gordo e di altri 187 campioni non meno decisivi di lui, ma non era forse immaginabile al tempo che Allegri avrebbe tirato su una delle migliori squadre di sempre. Straordinario.

3. Così straordinario da rendere gli ottimi campionati di Roma e Napoli quasi marginali. E questo non è colpa di Spalletti e Sarri, che hanno fatto non bene ma benissimo, ma di Allegri e Juve. Il resto sono morani. E le morani stanno a zero.

4. Nel mio personalissimo cartellino, il triplete juventino è ritenuto cosa fatta al 99.8%. Anche qui risiederà la forza bianconera: nel togliere all’Inter l’unica cosa che aveva solo lei. Gli interisti si vantavano che “noi il triplete e voi no”. Dal 3 giugno non potranno più farlo e resterà loro solo la litania stitica del “mai stati in B”. La Juve non è una squadra: è una sentenza. Altro che rubentus o minchiate simili. Può ricevere aiuti arbitrali come tutti, forse più di tutti. Ma è sideralmente la più forte in Italia e, quest’anno, la più forte d’Europa. Quindi tra le più forti al mondo. Per forza: portiere più forte del mondo, difesa idem, centrocampo sontuoso, attacco con due come Higuain e Dybala più Mandzukic a fare il jolly tuttofare (intuizione di Allegri, come Mourinho con Eto’o). Prendetene atto: sono marziani.

5. Dal canto suo, l’Inter ha risposto con fiero cipiglio: vincendo a Roma contro la Lazio, ovvero facendo l’impresa quando l’impresa non serviva più. E’ torcida indefessa.

6. Ultim’ora: Medel è il nuovo direttore della “scuola politica” Pasolini del Pd. Idea di Lerner.

7. Montella ha fatto quel che ha potuto: il sesto posto era il massimo ottenibile e lo ha ottenuto. Certo, esultare per il sesto posto, ovvero per la posizione che ti rovina in partenza tutta la stagione successiva (chiedere a Sampdoria e Sassuolo), è un po’ come festeggiare perché al parcheggio ti hanno sfasciato la macchina. Però non ti hanno bucato le gomme.

8. L’Atalanta non si ferma più e potrebbe pure terminare quarta. Mertens giganteggia quasi come Richard Wright in Shine On You Crazy Diamond (Part VI-IX). Il Che Gue Sarri ormai vince anche in Bolivia (questa forse arriva tardi). E Il Faraone pare ricordarsi di essere tale: cresta o non cresta. Tutto è gioia e bellezza. Tutto è scintillio e leggiadria. Tutto è iridescenza e concupiscenza. Mai però come le acconciature di Marco Lollobrigida a Calcio Champagne.

8 bis. “Concupiscenza” è un’altra di quelle parole che non vuol dire nulla, ma suona bene. Anche e soprattutto se la usate alla cazzo. Tipo: “L’intercettazione tra Renzi padre e Renzi figlio è chiaramente concupiscente”. Una bomba: la Meli si alzerà in piedi per applaudirvi.

8 ter. Pensateci: chiamare “Calcio Champagne” un programma con Sconcerti fantasista è come chiamare “Volée ossessive” un documentario di dodici ore su Bruguera e Berasategui.

9. A meno che la Roma non faccia harakiri in casa, l’unica cosa da decidere in serie A resta la terza squadra retrocessa. Il Crotone (in casa con una Lazio ormai in disarmo) deve vincere e sperare che l’Empoli non vinca a Palermo (già retrocesso). I toscani hanno un punto in più. In caso di parità si salva il Crotone. Buona fortuna a entrambe.

10. L’umanità è sopravvissuta a tante cose, ma secondo me a “I migliori anni della nostra vita” cantata da Ancelotti non sopravvivrà mica. Ci proveremo, sì. Ma non ce la faremo. Per nulla agili, scarsamente in scioltezza. E nient’affatto atarassici. A lunedì.