Il ministero della Difesa fa un passo indietro e ritira l’emendamento al decreto sul Terzo settore che metteva il cappello di via Venti Settembre sui Corpi ausiliari della Croce Rossa Italiana. A comunicarlo è stato il presidente dell’organizzazione umanitaria, Francesco Rocca, che assieme al Consiglio direttivo nazionale aveva contestato la novità. Parlando di “grande felicità e soddisfazione”, il numero uno della Cri ringrazia “tutti quelli che si sono mobilitati, per la sensibilità dimostrata” e anche “il ministro Pinotti per aver considerato la sua posizione”.

Lo scorso 12 maggio, il Consiglio dei ministri aveva approvato un emendamento “salvo intese” proposto dalla Difesa che di fatto, aveva spiegato la Croce Rossa, spostava 5.000 Crocerossine e 3.500 volontari del Corpo militare sotto il controllo ‘di fatto’ del ministero. Un atto che Rocca aveva bollato come un “grave attacco all’indipendenza e all’unità” della società di soccorso e assistenza, poiché le convenzioni di Ginevra – firmate anche dall’Italia – danno autonomia totale alla Cri e i suoi Corpi ausiliari, quando operano in scenari di guerra al seguito dell’esercito, devono sempre avere il placet della stessa Croce Rossa che è la sola ed esclusiva titolare dei rapporti con le Forze Armate per l’esercizio delle funzioni ausiliarie.

La ‘rivoluzione’ cercata dal ministero della Difesa era stata criticata anche dal capo dell’Ufficio legislativo del dicastero della Salute, Maurizio Borgo. Come svelato da ilfattoquotidiano.it, il giorno prima dell’approvazione Borgo aveva inviato una lettera alla Presidenza del consiglio e ai ministeri competenti parlando di proposta “non condivisibile”.

L’emendamento, spiegava l’ufficio legislativo del ministero della Salute, sarebbe stato “viziato sotto il profilo dell’eccesso di delega legislativo” e “in contrasto con il ruolo e le funzioni” demandate alla Croce Rossa dal decreto legislativo del 2012, quello che ne ha avviato la riforma, poiché questo prevede che solo nelle “more della costituzione della Fondazione, il ministero può stipulare le convenzioni direttamente con i corpi ausiliari”. E, sempre quel decreto di cinque anni fa, “non ha modificato”, scriveva ancora Borgo, “il modello organizzativo” della Cri che è “fondato sul principio dell’unità e dell’indipendenza”.

La proposta accolta dal Consiglio dei ministri aveva spaccato anche la stessa Croce Rossa. Il 18 maggio, all’interno di una lunga lettera di denuncia per questione legate ai “gradi” delle Sorelle, Monica Dialuce, ispettrice nazionale delle Crocerossine, difendeva l’emendamento perché a suo avviso “non c’è nessun abbandono della Croce Rossa da parte dei Corpi Ausiliari”. Secondo Dialuce, il ministero proponeva solo “la possibilità di sottoscrivere direttamente con i Corpi Ausiliari la convenzione di come questi ultimi debbano garantire l’ausilio alle Forze Armate, a fronte di un contributo economico appositamente versato annualmente alla Cri. Nulla di più”. Il passo indietro, alla fine, è però arrivato.