Parità di genere, ministeri importanti per chi lo ha sostenuto fin dall’inizio e l’ingresso di alcuni Repubblicani di peso. Il primo governo della presidenza di Emmanuel Macron è stato presentato ufficialmente nelle scorse ore. L’attesa squadra dell’esecutivo che sarà guidato dal primo ministro Edouard Philippe è composta da 22 persone, tra cui 4 sottosegretari: 12 uomini e 11 donne. L’età media è di 52 anni. Poche ore dopo il segretario generale dei Repubblicani Bernard Accoyer ha annunciato che i ministri del partito che hanno accettato di entrare nel governo saranno espulsi dal partito.

Tra gli incarichi più importanti c’è quello del ministero dell’Interno per cui è stato incaricato il sindaco di Lione Gerard Collomb: socialista, ma anche uno dei primi sponsor di peso del movimento En Marche! di Macron. Per l’Economia è stato invece scelto il repubblicano Bruno Le Maire, da alcune settimane sostenitore del presidente della Repubblica e disposto a lavorare all’esecutivo “né di destra né di sinistra”. Riconfermato il socialista Jean-Yves Le Drian, ministro uscente della Difesa, che diventa ora ministro degli Esteri e per l’Europa: nei giorni scorsi si era ipotizzata una sua nomina addirittura a primo ministro. Fa il suo esordio anche l’eurodeputata centrista Sylvie Goulard, di Modem, che sarà ministra della Difesa. Nata Grassi nel 1964 a Marsiglia, l’europarlamentare dell’Alde fu consigliera di Romano Prodi alla Commissione europea dal 2001 al 2004. Europeista convinta, è autrice di diversi libri, tra cui ‘La democrazia in Europa’, scritto con l’ex premier Mario Monti. Parla perfettamente l’italiano, ma anche l’inglese e il tedesco. Con la sua nomina nel governo, Emmanuel Macron ha voluto segnare con con forza la dimensione europea dei temi legati alla Difesa. Ricompensato anche il centrista François Bayrou, leader di Modem, che è stato scelto come ministro della Giustizia. Il dicastero della Cultura è affidato a Françoise Nyssen, co-direttore della casa editrice Actes-sud. Ministro per il Lavoro diventa Murielle Pénicaud, finora direttrice dell’agenzia per l’internazionalizzazione dell’economia francese. Alla Pubblica Istruzione viene nominato Jean-Michel Blanquer, ex alto funzionario di questo stesso dicastero. Il noto medico Agnes Buzyn sarà ministro della Sanità. Macron ha scelto invece di non creare un ministero per i Diritti delle donne e di sopprimere quello per l’Infanzia. Per le Pari opportunità Macron, col premier Edouard Philippe, ha previsto comunque un segretario generale: si tratta di Marlene Schiappa, fondatrice del noto blogger ‘Mamma lavora’, e responsabile dell’uguaglianza tra i sessi durante la campagna presidenziale.

Jacques Mézard, senatore del partito Radicale di sinistra, diventa ministro dell’Agricoltura e l’Alimentazione. Il giurista e sindaco di Tourcoing, Gérald Darmanin, sarà ministro per l’Azione e i conti pubblici. La ricercatrice Frédérique Vidal, assume la guida del ministero per l’Istruzione superiore e la ricerca. Annick Girardin, esponente del partito Radicale di sinistra, diventa ministro per i Territori d’oltre mare. Allo Sport va la campionessa olimpionica di scherma Laura Flessel, originaria di Guadalupe. Élisabeth Borne, un passato da importante funzionaria pubblica, sarà ministro per la Transizione ecologica incaricata dei trasporti. Infine Marielle de Sarnez, numero due di MoDem, sarà ministro per gli Affari Europei.

Tra i sottosegretari, oltre a Marlene Schiappa, sono stati nominati: il socialista Christophe Castaner, sindaco del piccolo comune di Forcalquier, che diventa responsabile dei rapporti con il parlamento e portavoce del governo; Sophie Cluzel, sottosegretaria per le Disabilità, causa alla quale si dedica da tempo come attivista, con particolare attenzione per la scolarizzazione dei bambini con handicap; infine l’imprenditore di origine marocchina Mounir Mahjoubi diventa sottosegretario per la Digitalizzazione.

Per prestare fede alla promessa di inserire nella squadra anche membri della società civile, Macron ha scelto il noto ambientalista Nicolas Hulot come ministro dell’Ecologia. Popolare icona mediatica, ha accettato l’offerta di diventare ministro per la Transizione ecologica e solidale, dopo aver rifiutato analoghe proposte che in passato gli avevano fatto Jacques Chirac, Nicolas Sarkozy e Francois Hollande. Per Macron la sua entrata nella squadra di governo rappresenta un notevole successo, dopo le critiche di chi lo considerava troppo tiepido sull’ambiente. Diventato famoso alla fine degli anni ottanta con la trasmissione televisiva Ushuaia, dedicata alle meraviglie della natura, Hulot ha dato vita ad una fondazione con lo stesso nome del programma nel 1990. Apostolo dell’ecologia, rifiutò l’offerta di entrare nel governo sotto la presidenza Chirac. Nel 2007 fece firmare a diversi candidati alla presidenziale una sorta di “patto ecologico”, dopo aver rinunciato all’ultimo a candidarsi in prima persona. Poi rifiutò offerte di Sarkozy. Nel 2012 il partito Europa Ecologia i Verdi gli preferisce Eva Joly come candidata alle presidenziali. Una volta eletto, Hollande gli propone di entrare al governo. Hulot rifiuta, ma alla fine accetta l’incarico di “inviato speciale per il pianeta” che lo porterà in giro per il mondo a sostegno dell’accordo sul clima, poi firmato a Parigi nel 2015.