Vivace botta e risposta a Otto e Mezzo (La7) tra il giornalista de Il Fatto Quotidiano, Andrea Scanzi, e l’ex direttore del Corriere della Sera, Paolo Mieli. E’ quest’ultimo a invitare il senatore di Articolo1, Miguel Gotor, a fare giuste alleanze per poter sconfiggere il Pd e a sciorinare battute all’indirizzo della firma del Fatto, come era già successo in un’altra puntata del talk show politico. Scanzi commenta: “C’è una cosa che mi colpisce di Paolo Mieli e di una larga fetta del giornalismo, e cioè l’idea che Gotor, Bersani, D’Alema debbano tornare all’ovile, perché comunque il meno peggio è Renzi. C’è il famoso concetto di “fiducia” e di “fedeltà”. Spesso ho sentito dire da Mieli che gli scissionisti non sono stati fedeli al partito e che dovevano criticare dall’interno del Pd”. E aggiunge: “Questa per me è una visione calcistica della politica, una visione da tifoso. Se tifo Milan e domani comprano un brutto giocatore o brutto allenatore, io resto ovviamente un tifoso del Milan. Ma la politica è un po’ diversa. Se si dice che si vota Pd a prescindere da ciò che fa il Pd, allora Renzi è il più forte che hanno nel cosiddetto centrosinistra, ammesso che il Pd sia ancora centrosinistra, e tu hai ragione. Ma io ho un’altra sensazione” – continua – “e cioè che nel frattempo per vincere Renzi abbia fatto uno strappo e una tale variazione verso il centro, e in alcuni casi verso il centrodestra, per cui la vecchia idea del Pd non esiste più. E allora a chi devi essere fedele? A Renzi o all’idea di Pd? Io ritengo che l’idea di Pd non sia più Matteo Renzi”. Mieli replica di non aver mai sostenuto un ritorno degli scissionisti all”ovile”. Il vis-à-vis si rinnova quando Mieli definisce “guerriglia” le beghe tra Articolo1 e Pd. “Ma non è una guerriglia” – ribatte Scanzi – “cercano di fare una sinistra riformista e prendono atto di qualcosa che Mieli non vuole accettare, e cioè che Renzi assomiglia da morire a Berlusconi. I problemi di Articolo1 in realtà sono la mancanza di un leader forte, l’assenza di un programma non particolarmente chiaro, il fatto che le nuove generazioni sono post-ideologiche, la presenza del M5S