Secondo la Direzione distrettuale antimafia era “uno dei più fidati luogotenenti di Domenico Nucera”, il capo della squadra di buttafuori che per conto del clan Condello spacciava droga nei locali della movida di Reggio Calabria e si è resa protagonista anche dell’aggressione in cui è stato gambizzato un ragazzo solo perché aveva dato uno schiaffo all’organizzatore di una serata. Nonostante tutto, però, Michele Panetta è riuscito a candidarsi con il Movimento 5 Stelle alle comunali del 2014. Nelle scorse settimane è stato arrestato nell’ambito dell’operazione “Eracle” con l’accusa di essere un mafioso e un pusher.

I pm contestano a Panetta la “recidiva infraquinquennale”, che per candidarsi, però, pare abbia presentato un certificato di carichi pendenti e il casellario giudiziario immacolati. D’altronde, Panetta aveva indossato anche due divise negli ultimi anni. Nel 2007, infatti, era stato assunto come agente di polizia municipale. Un contratto di un anno stipulato con il Comune di Reggio Calabria che, all’epoca in piena stagione di centrodestra con Giuseppe Scopelliti sindaco, assumeva vigili urbani attraverso le agenzie interinali. Panetta ha lavorato per circa un anno anche nella Marina militare.

Tutti elementi che non potevano far pensare al candidato come a un soggetto vicino ai clan. Tutti tranne uno, che però arriverà soltanto un anno dopo le elezioni comunali. Nel settembre 2014, il titolare di un lido presenta un’istanza in prefettura per chiedere di inserire Panetta nell’elenco “degli addetti al servizio di controllo delle attività di intrattenimento e di spettacolo aperti al pubblico”. In quel periodo il giovane è già candidato alle elezioni ed è un attivista certificato del Movimento 5 Stelle. Formalmente assunto da una concessionaria di auto, il candidato svolge anche il lavoro di buttafuori. Quell’istanza, però, sarà respinta dalla prefettura nel settembre 2015 in seguito a una nota della questura che ha “espresso parere contrario alla concessione del beneficio richiesto, in quanto Panetta – è scritto nelle motivazioni – risulta in più occasioni controllato con persone aventi a carico gravi pregiudizi penale o di polizia”.

Inoltre, nel 2010 è stato destinatario “di provvedimento Daspo, ultimato nel 2013”.Essendo un provvedimento amministrativo emesso dal questore, il Daspo non compare nei certificati dei carichi pendenti e nel casellario giudiziario dove, giura Salvatore Serranò (ex grillino che all’epoca si occupò insieme ad altri dei documenti che servivano al meet-up per presentare la candidatura), “non c’era nulla”. “Questo lo so per certo – dice Serranò – perché altrimenti non l’avrebbero candidato e noi rischiavamo la lista. D’altronde, se Panetta era un attivista certificato dal Movimento che dubbi dovevamo avere noi come meet-up di Reggio?”. Circostanza confermata da Vincenzo Giordano, che nel 2014 era il candidato sindaco del Movimento 5 Stelle. Secondo Giordano, però, “è la procedura che è sbagliata. Per quanto l’abbia visto, era un ragazzo tranquillo. Se è arrivato alla candidatura, aveva i documenti puliti”.

“Noi eravamo già pochi come meet-up. – ricorda Giordano – Alcuni si erano allontanati formandone un altro. Ci siamo ritrovati ad essere 21 candidati. Ne mancava uno, lui si è proposto ed è stato accettato.  Era un bollino verde, era scritto al blog e ha presentato i documenti, casellario giudiziario e carichi pendenti, puliti. Io non li ho visti, ma tutto il plico è stato mandato a Milano allo staff di Beppe Grillo per certificare la lista. Perché chiedere questi documenti che non ti permettono di risalire a niente? Come facevamo a saperlo se dai documenti non emergeva?”.

Dalle parole dell’ex grillino emergono le difficoltà che il M5S potrebbe incontrare anche in altri comuni dove soggetti incensurati, o quasi, sono legati alle organizzazioni criminali e, a un certo punto, si infiltrano in partiti e movimenti. Di Panetta, la deputata Federica Dieni ricorda che “non era una persona conosciuta e non aveva un cognome mafioso. Se c’era qualche rinvio a giudizio, nel casellario sarebbe emerso”. “All’epoca erano state presentate tre liste alle comunarie. – dice la parlamentare – Oggettivamente, casellario giudiziario e carichi pendenti erano puliti. Materialmente non li leggo io i documenti. Noi rispetto agli altri partiti facciamo qualcosa in più. Ovviamente non siamo magistrati e non potevamo conoscere le inchieste antimafia. I territori si autodeterminano e noi non conoscevamo questo ragazzo. Non potevamo prevedere l’indagine su una persona che noi non conoscevamo bene. Non l’avevamo mai visto”.

Il senatore Nicola Morra è più critico nei confronti degli ex grillini candidati nel 2014 a Reggio Calabria: “Le comunarie vinte dalla lista di Vincenzo Giordano? Trovatene uno che sia rimasto a fare l’attivista per il Movimento 5 Stelle. Sono tutti con i Verdi del Sole che ride, con Rifondazione comunista oppure sono scomparsi. Che io sappia questo Panetta lo hanno messo in lista all’ultimo. Tutti i documenti li hanno mandati a Milano, ma penalmente doveva essere assolutamente pulito. Sennò non poteva essere candidato. Noi non volevamo che quella lista venisse presentata.  A Cutro, appena abbiamo avuto il sentore di qualcosa siamo intervenuti. Se qualcuno ci avesse avvertito lo avremmo fatto anche a Reggio. La documentazione è andata direttamente da Reggio Calabria a Milano. Formalmente era assolutamente pulito”.