Una linea di cosmetici bio, t-shirt stampate con la serigrafia e borse in pvc riciclato: sono alcuni dei prodotti realizzati dai detenuti del carcere di Venezia, che, grazie alla cooperativa Rio Terà dei Pensieri, saranno venduti in uno emporio appena inaugurato ai Frari, nel cuore della città. Testimonial d’eccezione l’artista californiano Mark Bradford, che rappresenta gli Stati Uniti alla 57esima Biennale di Venezia.

È il secondo negozio di economia carceraria in Italia: il primo, a Torino, è stato aperto lo scorso ottobre da Freedhome, una rete di cooperative sociali attive nelle prigioni italiane, di cui anche Rio Terà dei Pensieri fa parte. Lo scopo è dare un futuro a chi sta scontando il proprio debito con la società attraverso “la forza riabilitativa del lavoro, principio indimenticato su cui si fonda la nostra Repubblica“.

L’iniziativa ha attirato anche l’attenzione dell’artista Mark Bradford che, incuriosito, ha voluto visitare i laboratori e conoscere i detenuti: così è nato il progetto di integrazione sociale Process Collettivo, una collaborazione di 6 anni fra l’artista e la cooperativa. Bradford ha promosso anche l’apertura del negozio ai Frari, per far conoscere al pubblico i prodotti del lavoro dei detenuti. Il ricavato delle vendite servirà a finanziare i progetti di Rio Terà dei Pensieri e quelli di Process Collettivo.

Nello store si possono acquistare le t-shirt e i gadget stampati su tessuto nel carcere maschile di Santa Maria Maggiore, realizzati con prodotti naturali nel rispetto dell’ambiente. Ci sono anche i cosmetici naturali creati dalle detenute della Casa di reclusione della Giudecca e Le Malefatte, la linea di borse in PVC riciclato, recuperato dai banner pubblicitari. Il laboratorio è attivo dal 2009: i detenuti che iniziano la formazione professionale possono poi essere assunti. Dal 2013 esiste anche un laboratorio fuori dal carcere, per dare un lavoro anche a chi ha scontato la pena ed ha difficoltà a reinserirsi nella società. Un’attenzione privilegiata all’etica e all’appianamento delle disuguaglianze, ma anche all’ambiente. La prima attività della cooperativa è l’orto, avviato nel 1994. Una volta terreno di un convento, oggi sui suoi 6.000 metri quadri lavorano le detenute del carcere: un giorno ogni settimana vendono frutta, verdura ed erbe aromatiche in un banchetto allestito nelle fondamenta del carcere.