“Abbiamo minato la fabbrica con bombole a gas. Facciamo saltare per aria tutto”. La minaccia è degli operai di un impianto della Creuse, nel centro della Francia, che rischiano di perdere il lavoro a causa della chiusura imminente dello stabilimento di Souterraine. L’azienda produce pezzi di ricambio per automobili Psa e Renault e ha 277 dipendenti. Secondo France Bleu Creuse, i lavoratori hanno annunciato che intendono occupare la fabbrica giorno e notte se non avranno risposte dai loro superiori. La protesta è iniziata nella mattinata, quando un gruppo di operai ha iniziato distruggendo due macchinari. “Fa male al cuore“, hanno dichiarato a France Bleu, “ma non abbiamo altra scelta per fare pressione. Non vogliamo sparire così”. Quindi, sempre secondo le dichiarazioni dei rappresentanti sindacali della CGT, hanno piazzato delle bombole ad aria liquida sotto il parcheggio, che sono poi collegate a delle bottiglie di gas e a delle taniche di benzina.

Vincent Labrousse, delegato sindacale della CGT ricorda che la GM&S è il secondo sito industriale del dipartimento e che da dicembre – data della dichiarazione di fallimento da parte del tribunale – ogni tipo di pressione è stato fatto su PSA e Renault per convincerli a rilevare l’impianto o a mantenere un volume di commesse adeguato a mantenerlo aperto. Il governo ha incoraggiato la trattativa, che negli ultimi giorni si è però arenata.

A vuoto anche i tentativi di convincere GMD, il primo subappaltante francese dell’automazione, ad acquisire la fabbrica fallita, per la quale aveva mostrato interesse. Adesso la data limite è il 23 maggio, giorno in cui il tribunale del commercio di Poitiers potrebbe pronunciare la definitiva liquidazione di GM&S. I sindacati chiedono adesso un incontro con PSA, Renault e il neoeletto presidente Emmanuel Macron: “Vogliamo che ci considerino come degli interlocutori seri”, reclamano. Il tribunale ha designato un negoziatore che ha lanciato un appello ai costruttori ad “assumersi le responsabilità” e salvare l’impianto. “Sottolineo – dice – che dall’inizio del mio incarico, i sindacati e i dipendenti hanno dato prova di buona fede: hanno rinunciato a bloccare il sito, hanno accettato il principio di un piano di tagli, addirittura di andare a lavorare in emergenza da Renault su pezzi difettosi di altri subappaltanti”.