Pedonalizzazioni, tram, multe a chi sporca, isole ecologiche, piste ciclabili e pugno duro con i “reduci” di Parentopoli. Una serie di continui déjà vu, nelle ultime settimane divenuti sempre più insistenti. Su tantissimi aspetti, l’azione amministrativa di Virginia Raggi ricorda da vicino quella di Ignazio Marino e di alcuni suoi assessori. I punti di contatto fra i “grillini” ed il “marziano”, infatti, sono evidenti e riguardano soprattutto la loro forte vocazione ambientalista, caratteristica che si riflette nei progetti relativi a mobilità cittadina e gestione dei rifiuti. Certo, definire la giunta Raggi un “Marino-bis”, come strumentalmente azzarda qualche voce proveniente da destra, sarebbe riduttivo e poco corretto: tanto per dirne una, il chirurgo dem avrebbe fatto qualsiasi cosa per attrarre investimenti privati (stadio della Roma, Olimpiadi, mecenatismo culturale) mentre i pentastellati preferiscono mantenere un basso profilo, non disdegnando, tuttavia, di utilizzare il lavoro già avviato – e spesso non portato a termine – dal predecessore. Le similitudini, tuttavia, restano molte. IlFattoQuotidiano.it ha provato a elencare nelle schede che seguiranno le principali “idee” che accomunano le due amministrazioni.

PEDONALIZZAZIONI E “ZONE 30” – Marino resterà nella storia dei sindaci della Capitale soprattutto per essere stato colui che ha avviato la progressiva limitazione del traffico nella zona dei Fori Imperiali. La “pedonalizzazione”, quella vera, gli è riuscita davvero solo in modo parziale e in alcune giornate dell’anno, come ultimo atto prima della sfiducia inflittagli nell’ottobre 2015 a colpi di firme notarili. L’idea di base però è piaciuta tanto anche a Virginia Raggi e ai suoi. La sindaca il 4 agosto 2016 ha firmato una delibera di giunta con cui ha sospeso il provvedimento ma solo “per permettere i lavori della metro C” salvo avviare da quest’anno “nuovi interventi per avviare la pedonalizzazione integrale”. Non è tutto. Il presidente della Commissione Mobilità, Enrico Stefàno, durante una riunione pubblica del 19 aprile scorso, ha ammesso la volontà di “arrivare a una pedonalizzazione di piazza Venezia”. Un progetto coerente con quello delle famose “zone 30”, già messe in cantiere dall’ex assessore Guido Improta e portate avanti dall’attuale amministrazione fra feroci polemiche, come nel caso di via Urbana nel Rione Monti.

AREA C – L’idea di una “congestion charge” (o Area C) per la città di Roma è stata rivelata nei giorni scorsi da Enrico Stefàno ad un convegno organizzato da Moovit e riportata da IlFattoQuotidiano.it. La soluzione “stile Milano”, che prevede da metà 2018 un pedaggio e un certo numero di bonus per gli automobilisti che vorranno entrare ogni giorno nell’anello ferroviario, in realtà era stata lanciata nel dicembre 2013 da Guido Improta su richiesta espressa di Ignazio Marino. Oggi come allora si alternano il plauso di ambientalisti e utenti del trasporto pubblico con le proteste degli automobilisti e di categorie come commercianti e autotrasportatori: da capire se Virginia Raggi e i suoi avranno la forza di portare avanti un provvedimento che Marino riuscì a malapena a inserire nel Piano Generale del Traffico Urbano.

TRAM – “Oggi valuteremo i progetti di nuove linee tramviarie che la nostra amministrazione vuole realizzare entro i prossimi 4 anni”. Per i cronisti accorsi alla seduta della Commissione mobilità dello scorso 19 aprile, è sembrato davvero di vivere un deja-vu. Era infatti il 4 luglio 2014 quando Ignazio Marino e Guido Improta convocarono una conferenza stampa per presentare i progetti di 7 nuove linee di tram “nei prossimi 4 anni” che avrebbero dovuto “cambiare i trasporti pubblici capitolini”: dal “tram della Musica” a quello su viale Marconi, passando per i binari sulla via Tiburtina o la “linea dei Fori Imperiali”. Con un po’ di sano realismo, nel frattempo i progetti davvero “fattibili” per il M5S sono diventati quattro, ma il piano resta lo stesso. A chi va dunque il copyright? Forse a nessuno dei due: a IlFattoQuotidiano.it, uno dei componenti dello staff di Marino rivela che “in realtà quei progetti risalgono ai tempi di Veltroni e stavano chiusi nei cassetti dell’Agenzia della Mobilità: abbiamo dato solo una rispolverata”.

APPIA ANTICA – Il sogno di Ignazio Marino era quello di pedonalizzare anche l’Appia Antica, o comunque di limitarne il traffico privato, a cominciare dall’ingresso di Porta San Sebastiano. Ci era anche riuscito per un periodo, con la “restituzione alla città” del primo tratto della Regina Viarum, salvo poi dover abbandonare l’idea a causa dell’assenza di pattuglie di vigili urbani destinate al controllo 24 ore su 24 dell’Arco di Druso. Pochi giorni fa l’assessore alla Mobilità del M5S, Linda Meleo, è tornata alla carica annunciando “la chiusura a giorni di una conferenza dei servizi per l’installazione di varchi elettronici che limitino il passaggio dei veicoli a Porta San Sebastiano”. Con rinnovata gioia delle associazioni di ciclisti e rabbia per i residenti.

PULLMAN TURISTICI – La guerra ai pullman privati che trasportano turisti e pellegrini e che imperversano per le vie del centro di Roma era un’altra delle mission di Ignazio Marino. Una battaglia di “regolamentazione” iniziata in occasione della famosa “canonizzazione dei due Papi” avvenuta il 27 aprile 2014, con tutta una serie di ingressi e tariffe maggiorate rispetto al passato. Virginia Raggi e Linda Meleo stanno dando continuità a quel piano e hanno annunciato norme ancora più restrittive per limitare l’ingresso dei torpedoni nel centro storico, sebbene per il momento nessuno dei provvedimenti abbia fornito gli effetti sperati: si prevede a breve un aumento monstre di diverse centinaia di euro l’anno per gli operatori.

“GRAB” E PISTE CICLABILI – Il “sindaco ciclista” non poteva non essere un fautore del Grande Raccordo Anulare per le Biciclette, abbreviato Grab, progetto che prevede la ricucitura delle più importanti pisce ciclabili cittadine. In realtà il progetto era stato messo in cantiere nel 2010 da Gianni Alemanno, che aveva creato un ufficio di scopo ad hoc presso l’assessorato ai Trasporti. Il progetto venne momentaneamente accantonato nel 2015 quando Marino sostituì Improta con il senatore Pd Stefano Esposito – ma ormai la parabola del chirurgo dem era in picchiata – e venne ripreso da Virginia Raggi, che l’11 agosto 2016 firmò un protocollo d’intesa con il ministro (anch’egli ciclista) Graziano Delrio. In attesa di sviluppi concreti, la bici resta un punto in comune fra le due amministrazioni: già durante la campagna elettorale, l’attuale sindaca proponeva “il trasporto delle biciclette sui mezzi pubblici”, una “novità” tuttavia già introdotta dal suo predecessore.

IMPIEGATI CONTROLLORI – Un altro dei pallini di Marino (e di Improta) era quello di spostare i dipendenti amministrativi di Atac dalla scrivania alla strada, magari utilizzandoli come controllori per “combattere l’evasione tariffaria”. Il piano della giunta dem naufragò miseramente, con una procedura di mobilità dei lavoratori che avrebbe dovuto trasferire “sul campo” oltre 200 persone, salvo poi rendere “operativi” poche decine di elementi. Ora ci sta riprovando la Raggi e l’amministratore unico di Atac, Manuel Fantasia, che ha previsto di spedire in strada “almeno una volta a settimana” tutti i 1.200 impiegati di Atac: riuscirà l’amministrazione questa volta a far schiodare gli impiegati dalle loro scrivanie?

LICENZIAMENTI PARENTOPOLI – Prendere le distanze da “Parentopoli” significa, in termini politici, prendere la giusta distanza dalla stagione che vide Gianni Alemanno e il centrodestra governare la città di Roma. Marino attese con ansia le sentenze della magistratura per mettere alla porta ben 60 lavoratori assunti in maniera “illecita e illegittima” in Ama, la municipalizzata dei rifiuti: un provvedimento unico nel proprio genere, che tuttavia ad oggi risulta difficilmente appellabile, con i ricorsi vinti sistematicamente dalla società capitolina. Una linea mantenuta perfettamente da Raggi, che nei giorni scorsi ha dato l’ok per l’invio di 33 lettere di licenziamento ad altrettanti dipendenti Atac (la società dei trasporti) assunti con modalità assimilabili. Una scelta che, come anticipato da IlFattoQuotidiano.it, potrebbe ora rappresentare un effetto domino anche a danno di chi non è stato citato nelle sentenze di condanna dei dirigenti coinvolti nello scandalo.

ISOLE ECOLOGICHE – Il (vero) piano rifiuti di Virginia Raggi ancora non c’è, quello di Ignazio Marino invece è stato votato da giunta e Assemblea Capitolina, sta alla base del nuovo contratto di servizio fra il Campidoglio e Ama, ma non è mai stato davvero applicato. Tuttavia, sono moltissimi i punti in comune fra il progetto del “marziano” e gli impegni (per ora a parole) presi dalla sindaca pentastellata. Si punta in entrambi i casi sulla raccolta differenziata, con un sistema misto cassonetti e porta a porta; al centro ci sono le isole ecologiche (quelle di Marino dovevano essere 32, la Raggi per ora ne ha annunciate una decina ma potrebbero essere molte di più); si rifiutano soluzioni “comode” come nuovi inceneritori o impianti di termovalorizzazione. La grande differenza riguarda gli eco-distretti: in questo campo il progetto di Marino non piace a Virginia, anche per motivi elettorali, visto che il M5S ha raccolto molti voti in periferia proprio dai movimento contrari al polo di Rocca Cencia.

PIANO ROM – Anche la politica sulla gestione degli insediamenti “rom, sinti e caminanti” della Capitale è molto simile. Sia nel programma di Marino che in quello di Raggi c’e’ la volontà di applicare le direttive europee, anche se va dato atto a Virginia di aver forzato sull’acceleratore aumentando le risorse (umane, più che economiche) destinate ai controlli per la legalità nei campi. Basterà il pugno duro contro gli abusivi dei campi? A Marino una certa inerzia nel primo anno e mezzo non permise di raccogliere i frutti del lavoro svolto dalla polizia locale, mentre per il M5S per ora parla l’unico atto ufficiale messo in campo in termini di riorganizzazione, ovvero il bando per il nuovo Camping River in zona Flaminia. Per il resto, il piano fin qui descritto dall’assessore Laura Baldassarre somiglia moltissimo a quello messo in campo dal suo predecessore Pd, Francesca Danese. L’importante è che funzioni.

REGOLAMENTO PER GLI IMPIANTI SPORTIVI – La gestione degli impianti sportivi nella Capitale è un totale caos. Come avvenuto per il patrimonio immobiliare tradizionale, anche i campi da calcio, i centri polisportivi e le palestre di Roma sono assegnati da anni sempre alle stesse società, spesso con canoni ridicoli o concessione scadute, a fronte di prezzi per l’utenza a volte tutt’altro che popolari. Il 24 luglio 2015, l’assessore del Pd, Paolo Masini, presentò alla stampa il “nuovo regolamento degli impianti comunali”, dove si sancivano “tariffe uguali per tutti”, “agevolazioni per le famiglie”, “concessioni al massimo per sei anni”, e si riclassificavano gli impianti in 4 categorie a seconda della loro grandezza e della rilevanza commerciale. Pochi giorni dopo Masini venne silurato nell’ambito di un rimpasto politico ordinato da Matteo Renzi e Matteo Orfini, mentre il regolamento cestinato dai blocchi contrapposti in commissione. Il 23 dicembre 2016, però, sul blog del presidente della Commissione Sport, Angelo Diario, ecco comparire la bozza del nuovo regolamento firmato M5S: “Riclassificazione degli impianti sportivi”, “tariffe per lo svolgimento dell’attività sportiva uguali per tutti” e “durata delle concessioni limitata e determinata”. La differenza? Una sola: un’indubbia maggiore capacità da parte della giunta grillina di dialogare con i soggetti coinvolti.

RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPATE – Saranno gli obblighi di legge o le necessità di bilancio, ma il piano delle partecipate (quasi) messo a punto dall’assessore Massimo Colomban non è altro che una versione riveduta e corretta della delibera voluta da Silvia Scozzese – attuale commissario governativo per il debito di Roma Capitale – e approvata dalla giunta Marino il 24 marzo 2014: dismissione delle società di secondo livello, sinergie fra Ama e Acea, mantenimento in house di un massimo di 8-10 aziende. Poche le differenze: il M5S non vuole dare via Assicurazioni di Roma e i suoi 22 milioni di euro l’anno di utili, né vorrebbe dismettere Farmacap (in realtà anche Marino ci aveva ripensato). Pure su Roma Multiservizi e Roma Metropolitane si finirà, probabilmente, per seguire la strada tracciata dal chirurgo Dem e dalla sua amministrazione.

REGOLAMENTO DI POLIZIA URBANA – Per il momento è top-secret, ma a giorni potrebbe venir fuori un nuovo fronte su cui l’amministrazione M5S si appresterebbe a seguire i passi di quella che per 3 anni ha fatto capo al “marziano genovese”. Stiamo parlando del nuovo “regolamento di polizia urbana”, all’epoca messo a punto dalla delegata Rossella Matarazzo, che gode di grande stima anche in ambienti grillini. A quanto apprende IlFattoQuotidiano.it, ci sarebbero circa 30-35 provvedimenti allo studio, tesi a “migliorare” il documento precedente. Si parla di multe da oltre 200 euro per chi getta a terra le cicche delle sigarette – molti consiglieri pentastellati girano con l’ormai famoso “porta cicche” – sanzioni spedite a casa per i clienti delle prostitute, norme anti-rovistaggio e limitazioni orarie alla vendita degli alcolici. Sul fronte del decoro urbano, come primo provvedimento della sua giunta, Raggi varò ordinanze per l’allontanamento dei cosiddetti “centurioni”, mentre è completamente diversa la posizione sui camion bar e i cosiddetti “bancarellari”. Come si farà per i controlli? È allo studio da parte del comandante della Polizia Locale, Diego Porta, l’istituzione di un unico gruppo di sicurezza urbana, che raduni – in sostanza – tutti gli agenti che non si occupano di gestione del traffico.

FORMULA E – Altra novità degli ultimi giorni – sebbene allo studio da mesi – è la candidatura della città di Roma ad ospitare un dei gran premi della Formula E, il campionato mondiale per vetture elettriche. La corsa, qualora vada tutto a buon fine, si disputerà sulle strade dell’Eur. Questa volta, però, Ignazio Marino non c’entra: l’idea di trasformare il quartiere razionalista della capitale in un circuito automobilistico venne a Gianni Alemanno, che provò attraverso l’intercessione di Maurizio Flammini a convincere Bernie Ecclestone a portare la Formula 1 nelle strade della città eterna, sul modello di Valencia. Allora il “grande sogno” si trasformò in una figuraccia, quando l’ex patron del circo automobilistico se ne uscì in diretta mondiale dicendo che “nessuno gradisce due gran premi in Italia”, considerando che il Gp di Monza era inamovibile. Oggi la situazione è totalmente diversa: la Formula E è meno pretestuosa, meno impattante per il territorio e anche meno costosa, mentre le trattative fra Comune e federazione sono a un punto così avanzato che ormai mancano solo i dettagli e la data della corsa.