Ufficialmente, la parola d’ordine è “vandalismo”. Eppure, su stessa ammissione degli esponenti capitolini, le ombre di Mafia capitale e del racket aleggiano in maniera insistente, tanto da far ripetere a diversi consiglieri del Movimento 5 Stelle romano che “non ci lasceremo intimidire”. In attesa dell’apertura di un fascicolo da parte della procura di Roma, che potrebbe arrivare a breve, appare piuttosto mirato il blitz che ha portato ignoti, nella notte fra lunedì e martedì, a devastare tre diverse sedi operative del Servizio Giardini di Roma Capitale, ovvero Villa Paganini, Villa Carpegna e il VII Servizio Operativo Municipale (zona AppioTuscolano).

A darne notizia è stata la stessa sindaca Virginia Raggi, seguita a ruota dall’assessora all’Ambiente Pinuccia Montanari. “Vetri infranti, porte scardinate, stanze devastate, mezzi operativi danneggiati e lasciati con ruote bucate, chiavi di veicoli e strumenti da lavoro rubati – ha raccontato la prima cittadina su Facebook – È inaccettabile ciò che è successo. È una ferita inferta a tutti i cittadini romani”. La sindaca ha spiegato di aver chiesto immediatamente l’interessamento delle forze dell’ordine: “Vogliamo che venga fatta chiarezza perché il fatto che siano stati compiuti degli atti vandalici nella stessa notte in diverse sedi del servizio giardini apre a scenari inquietanti. Non tollereremo altre offese alla nostra città e alla nostra comunità”. Va ricordato che il dipartimento Ambiente di Roma Capitale è stato protagonista, in negativo, dell’inchiesta Mondo di Mezzo, secondo i pm Paolo Ielo, Giuseppe Cascini e Luca Tescaroli “uno dei plessi dell’amministrazione comunale maggiormente permeato da Mafia capitale”.

I DANNEGGIAMENTI E QUEI BANDI “SCOMODI”
Secondo il racconto dell’assessora Montanari, sono stati riscontrati gravi danni alle suppellettili e ai mezzi operativi. I vandali hanno anche distrutto vetri, danneggiato i mezzi operativi a cui sono state bucate le gomme, devastato le strutture e addirittura rubato le chiavi dei veicoli per la potatura degli alberi e diversi strumenti di lavoro. Il problema è che nessuna delle tre sedi devastate era videosorvegliata, a differenza dell’ufficio centrale di Porta Metronia, cosa che renderà ancor più difficoltosa l’individuazione dei responsabili. Proprio in queste settimane, l’assessorato all’Ambiente ha iniziato a mettere le mani nelle complesse dinamiche della manutenzione del verde cittadino, ben 40 milioni di metri quadri e oltre 800mila alberi in carico. La complessiva riduzione (e conseguente invecchiamento) dell’organico del Servizio Giardini negli ultimi 20 anni – passato da quasi 2.000 a meno di 300 unità, con innalzamento dell’età media – aveva spinto le ultime Giunte capitoline ad affidare all’esterno l’89% del verde cittadino.

Nel tentativo di invertire la tendenza, l’amministrazione pentastellata negli ultimi giorni ha fatto richiesta di assunzione, tramite collocamento, di 30 giardinieri e, nel frattempo, ha pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale due bandi europei da 9 milioni di euro in totale per la manutenzione del verde verticale e delle alberature. Una coincidenza che fa fare “cattivi pensieri” al presidente della commissione capitolina Ambiente, Daniele Diaco: “In questo momento dobbiamo parlare di vandalismo – ha spiegato al fattoquotidiano.it – perché non abbiamo altri elementi, ma le persone intelligenti si fanno domande e sono portate a fare dei collegamenti, specie con le ultime prese di posizione dell’amministrazione. Insomma, quello che è accaduto non sembra una bravata di qualche ragazzino scalmanato. Comunque sia, noi andremo avanti, non ci faremo intimidire e cercheremo di migliorare il servizio giardini che deve tornare un fiore all’occhiello per la nostra città”.

I PRECEDENTI: ARRESTI, MAZZETTE E FURTI MISTERIOSI
Come detto, il dipartimento Ambiente, insieme a quello delle Politiche Sociali, è l’ufficio maggiormente interessato dall’inchiesta su Mafia capitale. Il 4 dicembre 2014, i primi arresti coinvolsero il direttore Gaetano Altamura e il funzionario Claudio Turella, quest’ultimo “tassello importante dell’inchiesta” secondo l’accusa, indagato per corruzione aggravata, turbativa d’asta e rivelazione di segreto d’ufficio, dopo essere stato trovato con 572mila euro in contanti nascosti nella cassaforte della sua villa. La notte successiva alla prima ondata di arresti, quella fra il 4 e il 5 dicembre 2014, ignoti si intrufolarono all’interno della sede del dipartimento Ambiente, mettendo a soqquadro proprio i locali del Servizio Giardini e portando via il pc, mentre un mese dopo, l’8 gennaio 2015, ci fu un’altra irruzione, stavolta nel deposito di via Colli della Mentuccia, con furto di materiali da lavoro. Va ricordato che gli appalti della manutenzione del verde erano il core business della cooperativa 29 Giugno guidata da Salvatore Buzzi. Va detto anche che, da quando a cavallo fra il 2014 e il 2015 il sindaco Ignazio Marino dispose lo stop a tutti gli affidamenti, la città ha sofferto molto il blocco improvviso dei servizi e il lento ritorno alla normalità, mai avvenuto fino in fondo.