Non più “fermare il comunismo” o “togliere l’Imu“. La nuova ricetta in casa Berlusconi per salvare l’Italia, questa volta dall’antipolitica, sono “i libri e la cultura”. Parola di Marina Berlusconi, primogenita di Silvio e presidente di Mondadori e Fininvest, che rischia di complicare i tentativi di alleanza di suo padre con la Lega Nord. Nessuna critica diretta a Matteo Salvini, ma a tutti i leader internazionali a cui il Carroccio s’ispira, a partire da quella Marine Le Pen “la cui elezione rischierebbe di essere il colpo di grazia per un’Europa già estremamente fragile” dice al Corriere della Sera. E l’antidoto sono appunto i libri, da leggere e quindi da comprare: “Viviamo tempi fatti di contrapposizioni, di chiusure, di ostilità. Noi, un editore come la Mondadori, non possiamo che essere l’esatto contrario di tutto questo e penso che il libro possa rappresentare un antidoto formidabile”.

La figlia dell’ex Cavaliere scende in campo contro “un modo di pensare, quello che ha trovato la formula magica nell’antipolitica, a costo di chiudere gli occhi di fronte a tutta la demagogia e l’ipocrisia di cui l’antipolitica si nutre”. E, parlando al quotidiano di via Solferino nel giorno in cui presiederà l’assemblea Mondadori, contrappone al populismo il bisogno di “dare valore alla politica” e alla cultura. Perché, spiega Marina, “lo stato di salute della cultura di un Paese dipende in larga parte da quello della sua industria culturale, dalla sua qualità, solidità, competitività. La svolta della Mondadori sta a significare che l’editoria non è avviata verso un inarrestabile declino. E io credo che di questi tempi ci sia un gran bisogno di buona editoria”.

“I muri tiriamoli su, eccome, se servono a fermare il fondamentalismo e il fanatismo“, afferma Marina, fin qui apparentemente in linea con i possibili alleati politici del padre, “ma abbattiamoli se sono stati pensati per sbarrare la strada alla libertà di espressione, alla libera circolazione di idee e opinioni, al rispetto di chi non la pensa come noi”. Poi l’affondo su alcuni movimenti e leader, che rappresentano la reazione “a una crisi economica devastante, agli errori di chi ha governato prima o al cattivo funzionamento delle istituzioni”. “Non credo spiegabile la vittoria di Trump se non guardando ai troppi sbagli commessi da Obama. Così come penso che Le Pen non raccoglierebbe i consensi che raccoglie e la Brexit non sarebbe passata in un’Europa che non si fosse smarrita tra burocrazia ed egoismo”, aggiunge la presidente di Fininvest e Mondadori.

“Rispetto Marine Le Pen e comprendo le motivazioni di chi la vota, ma penso che una sua elezione, e lo dico anche da imprenditore, rischierebbe di essere il colpo di grazia per un’Europa già estremamente fragile”, chiarisce infine Marina. Secondo lei la risposta a tutto questo possono essere i libri, “un antidoto formidabile contro l’integralismo, l’intolleranza, il non voler vedere che non ci sono scorciatoie davanti a problemi complessi. Perché se l’eccesso di ideologie ha fatto i danni che ha fatto, l’alternativa non può essere l’ideologia del nulla, del vuoto, che rifiuta ogni valore e che tutto banalizza”. E quando Daniele Manca che la intervista per il Corriere, le fa presente che suo padre è da molti considerato il “prototipo del populismo contemporaneo”, Marina replica: “Se togliessimo la figura di Silvio Berlusconi dagli ultimi trent’anni di storia, parlo del politico e dell’imprenditore, avremmo un’Italia incommensurabilmente meno libera. Meno libera di scegliere, di intraprendere, di pensare con la propria testa senza chiedere la testa altrui. A mio parere questa è la sua più grande rivoluzione. Le sembra populismo?”.

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