Al Comune di Balestrino, 600 abitanti in provincia di Savona, come fai, sbagli. Se una piena divelle la strada che porta al tuo stabilimento e tu la sistemi perché altrimenti la tua impresa rischia il fallimento, il Comune che ti aveva ordinato di ripristinarla ti accusa di abusivismo. Se tre anni dopo un’altra piena si rimangia la stessa strada, visto che nel frattempo non sono stati tolti gli ostacoli che impediscono il fluire delle acque e questa volta chiedi al Comune di intervenire, ti senti rispondere che è una strada vicinale e che quindi tocca a te. Molte sono le storie di imprenditori mandati sul lastrico dalla burocrazia dopo eventi “naturali” ma quella del Comune di Balestrino e della Ligur Block, di Orlando, detto Rolando, Fazzari, è degna di nota.

Il 23 e il 24 novembre scorso la Liguria è colpita da piogge intense che portano anche alla dichiarazione dello stato di emergenza. A Balestrino, per l’ennesima volta, il rio Pendie, ostruito da un ponticello abusivo e da una tubazione insufficiente, tracima e si porta via la strada Lavagin. Per Rolando Fazzari, che alla Ligur Block produce mattonelle autobloccanti per la pavimentazione e che deve percorrere quella strada con i camion, significa il blocco della produzione e della vendita. Alla sua richiesta d’intervento da parte del Comune, presentata pochi giorni dopo l’alluvione, il segretario comunale risponde il 10 marzo, oltre tre mesi dopo. Dal momento che è stato danneggiato l’acquedotto civico – è il contenuto della risposta – il Comune ha chiesto finanziamenti esclusivamente per “garantire il passaggio dei mezzi d’opera strettamente necessari agli interventi di riparazione dell’acquedotto, in quanto trattasi di strada vicinale e non pubblica.”

Ma nel 2013, quando un’altra alluvione distrusse completamente la via Lavagin, il Comune, retto dalla stessa sindaca, Gabriella Ismarro, operò diversamente: proprio perché si trattava di una strada vicinale, con un’ordinanza intimò la rimessa in opera a tutti coloro che la percorrevano per accedere ai propri possedimenti, minacciando, in caso di inottemperanza, di provvedere “d’ufficio all’esecuzione” e ripartire le spese “in proporzione fra gli utilizzatori”. Dal momento che nessuno vi mise mano, la strada fu riparata da Fazzari, così come da ordinanza, salvo rimediare la contestazione da parte dello stesso Comune di aver realizzato “opere edilizie asseritamente abusive poiché carenti del titolo abilitativo”, nonché  la richiesta di “demolizione e la rimessa in pristino stato”.

Di fronte alla sospensiva del provvedimento ottenuta da Fazzari davanti al Tar, il Comune ha ritenuto di proseguire la causa in Consiglio di Stato (che – ironia della sorte – dovrà ora decidere se rimuovere un’opera che nel frattempo è stata spazzata via da una nuova piena). Un’ulteriore contraddizione grava questa storia: mentre ad ottobre il Comune procedeva contro Rolando Fazzari e gli chiedeva di demolire il rifacimento del manto stradale, a dicembre dello stesso anno, “vista la nota pervenuta … da parte della Ditta Samoter …considerato che … la strada presenta una carreggiata transitabile con condizioni di sicurezza e percorribilità riconducibili a quelle rilevabili precedentemente ai danni subiti dagli eventi alluvionali … revoca l’ordinanza” con la quale aveva imposto ai frontisti di sistemare la strada. Contattata dal fattoquotidiano.it in merito alla diversa posizione assunta dal Comune in occasione delle ultime due alluvioni, la sindaca Ismarro, si è limitata a ribadire che le due situazioni sono diverse, in quanto nel 2016 è stato danneggiato l’acquedotto comunale e ha confermato l’intenzione del Comune di riparare la strada solo limitatamente al tratto che interessa l’acquedotto.

La Samoter è la società che gestisce la cava/discarica di inerti (ora sequestrata) che sorge al termine della strada Lavagin, di proprietà delle sorelle Giulia e Rita Fazzari e dei rispettivi mariti Carmelo Gullace e Roberto Orlando, tutti arrestati nel luglio scorso nell’ambito dell’operazione di ‘ndrangheta Alchemia. Giulia a Rita Fazzari sono le sorelle di Rolando Fazzari, dalle quali si è staccato molti anni fa, andando in Procura a denunciare gli affari della sua famiglia, ad incominciare dall’interramento di rifiuti tossici in quella che è ormai tristemente nota come la “Cava dei veleni” di Borghetto Santo Spirito.