Ha agito di iniziativa o su sollecitazione il capitano del Noe Giampaolo Scarfato, il carabiniere indagato dalla procura di Roma per falso materiale ed ideologico nell’ambito dell’inchiesta Consip? È uno degli interrogativi che i magistrati di piazzale Clodio dovranno accertare alla luce delle omissioni e falsificazioni emerse nella parte di informativa curata dall’ufficiale. L’invito a comparire notificato a Scarfato aveva, tra l’altro, questa finalità, ma il capitano del Noe si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso del faccia a faccia di ieri con il pm Mario Palazzi. Una strategia difensiva decisa dal difensore di Scarfato, l’avvocato Giovanni Annunziata, e legata alla necessità di conoscere gli atti dell’indagine nella loro completezza. La questione sarà al centro dell’interrogatorio al quale il carabiniere chiederà di essere sottoposto prossimamente. L’atto istruttorio, ragionevolmente, potrebbe tenersi dopo Pasqua.

Ma la difesa probabilmente pensa già a una archiviazione. “La vicenda che riguarda il Capitano dell’Arma dei Carabinieri Gianpaolo Scafarto – dice il difensore – a mio giudizio va letta attraverso la esatta interpretazione dei due capi di imputazione che vengono contestati nella imputazione provvisoria, ovvero falso ideologico e falso materiale nell’ambito della lunga e complessa indagine di particolare importanza, nella quale il mio assistito ha redatto e sottoscritto varie parti della enorme informativa, nonché tutti gli altri atti di indagine in essa compresi. Tali singoli atti – aggiunge il legale – vengono, pertanto, richiamati nel capo di imputazione e non possono essere correttamente analizzati nell’ambito di un procedimento penale, se non contestualizzati all’interno della più ampia attività investigativa svolta”. Per questo motivo – spiega il legale – egli ha chiesto all’ufficiale di avvalersi della facoltà di non rispondere. “È evidente – prosegue ancora l’avvocato Annunziata – che nel reato di falso, unica fattispecie contestata al Capitano Scafarto, il lavoro prevalente della difesa è quello di esplorare tutti i temi ancorati alla sussistenza o meno dell’elemento soggettivo, ovvero il dolo, quale unico elemento che consentirebbe a tali condotte di essere permeate di rilevanza penale. Mi sembra evidente che, il perimetro difensivo è chiaramente circoscritto all’analisi della condotta del Capitano e – conclude – appare del tutto pleonastico chiarire che allorquando, all’esito delle indagini, sarà analizzato in modo esclusivamente tecnico la sussistenza di tale elemento, questa vicenda processuale troverà la sua fisiologica definizione”.

I punti rilevanti della parte di informativa del Noe (quasi 1000 pagine) sul caso Consip curata dal capitano Giampaolo Scafarto saranno oggetto di approfondimenti da parte della procura di Roma. I fatti attribuiti a Scafarto, investigatore che ha svolto un ruolo primario nell’inchiesta sulla centrale acquisti della pubblica amministrazione, sono avvenuti però, secondo gli inquirenti, con dolo. Nei brogliacci delle intercettazioni, ad esempio, l’attribuzione della frase “…Renzi l’ultima volta che l’ho incontrato” (riferito al padre dell’ex premier, è correttamente attribuita ad Italo Bocchino, ex parlamentare e consulente di Alfredo Romeo, imprenditore napoletano in carcere per corruzione, ma nell’informativa è stata attribuita a quest’ultimo. Comunque l’iscrizione di Tiziano Renzi nel registro degli indagati per traffico di influenze non è avvenuta per effetto di quella falsa attribuzione, ma per i pm Paolo Ielo e Mario Palazzi è ora necessario, comunque, verificare anche l’attendibilità dei punti salienti della parte di informativa redatta da Scarfato.

“C’è poco o nulla” contro Tiziano Renzi dice l’avvocato Federico Bagattini: “Registriamo con estrema soddisfazione che un ulteriore, per noi apparente, indizio, cade, non c’è più. Ora ci troviamo sotto la soglia per una richiesta di rinvio a giudizio, quindi confidiamo nell’archiviazione”.