Se Fiat Chrysler da anni non applica più ai suoi dipendenti nemmeno il contratto nazionale dei metalmeccanici, Volkswagen sceglie invece di garantire ai suoi dipendenti italiani tutele aggiuntive rispetto a quelle previste dal Jobs Act. Le direzioni aziendali di Ducati Motor e Automobili Lamborghini, con sede nel Bolognese ma entrambe di proprietà della casa tedesca, hanno infatti sottoscritto il 17 marzo insieme alle organizzazioni sindacali di categoria Fiom-Cgil, Fim-Cisl e Uilm due accordi sindacali che di fatto aggirano, su alcuni punti, la riforma del lavoro renziana. Garantendo ai circa 3mila dipendenti dei due stabilimenti simbolo della storia italiana dei motori tutele aggiuntive rispetto ai loro colleghi.

Obiettivo dell’intesa, scrivono in una nota congiunta i sindacati, è “intervenire sui recenti cambiamenti della legislazione sul lavoro con una particolare attenzione a: disciplina dei licenziamenti; disciplina delle mansioni (il cosiddetto demansionamento); disciplina riguardante gli strumenti di controllo a distanza”. I due accordi – il cui contenuto è identico – modificano radicalmente l’impianto della legislazione vigente, andando a scardinare anche uno dei pilastri delle politiche del lavoro renziane: la differenza tra chi è stato assunto in azienda prima del Jobs Act e chi dopo. Tra chi ha il vecchio contratto a tempo indeterminato e chi quello nuovo, a tutele crescenti. “Le parti hanno condiviso che questa intesa possa determinare una condizione di maggior tutela indipendentemente dalla data di assunzione”, si legge infatti nel testo.

Michele Bulgarelli, della Fiom-Cgil di Bologna, spiega a ilfattoquotidiano.it: “Il Jobs Act ha introdotto una frattura all’interno del mondo del lavoro: la data del 7 marzo 2015. Gli assunti dopo quella data non sono uguali agli altri, non hanno gli stessi diritti. Ora – prosegue – a prescindere dalla data di assunzione, tutti i dipendenti in Ducati e Lamborghini avranno la stessa tutela introdotta dalla contrattazione aziendale. Si ricompone il mondo del lavoro”.

In materia di “licenziamenti individuali per giustificato motivo”, spiegano Fiom, Fim e Uilm, i lavoratori Ducati e Lamborghini non verranno più convocati dall’azienda direttamente presso la Direzione Territoriale del Lavoro, dove la legge prevede che debbano confrontarsi il singolo dipendente oggetto del provvedimento e l’impresa, ma avranno diritto di avviare un confronto preventivo con l’azienda alla presenza della propria organizzazione sindacale di riferimento, per individuare tutte le possibili soluzioni alternative al licenziamento, quali modifica della propria collocazione, riqualifica professionale, accesso a contratti part-time o ammortizzatori sociali.

Discorso simile anche per il “demansionamento”, ovvero la revisione al ribasso della qualifica professionale di un dipendente – spesso accompagnata da diminuzione di stipendio – che Ducati e Lamborghini non potranno più disporre unilateralmente (come invece prevede il Jobs Act in diversi casi). A tutela delle professionalità acquisite viene infatti introdotta una procedura, non prevista dalla legge, grazie alla quale il lavoratore colpito dal provvedimento può attivare un iter finalizzato al mantenimento del livello conseguito, a partire dalla messa in campo di strumenti volti alla propria riqualificazione professionale.

Ulteriore sconfessione del Jobs Act è quella costituita da ciò che l’intesa raggiunta prevede in materia di “strumenti di controllo a distanza“, dove il coinvolgimento sindacale non è richiesto solo nei casi previsti dalla legge – installazione di telecamere – ma anche per l’utilizzo di ogni tecnologia da cui possa derivare controllo a distanza, come tablet, dispositivi gps, telefoni cellulari. Saranno pertanto istituite apposite commissioni bilaterali preventive tra sindacato e azienda con il compito di valutare e accordarsi, caso per caso.

Una novità, quest’ultima, che in realtà va a ufficializzare una pratica già in essere in Ducati e Lamborghini, la cui condotta aziendale, ispirata al cosiddetto modello tedesco e alla Charta dei rapporto di lavoro nel Gruppo Volkswagen, afferma che “le parti coinvolte perseguono insieme una politica di consenso sociale, nell’ambito della quale hanno priorità soluzioni concrete e oggettive dei problemi, stabilite nel quadro di trattative, rispetto alle soluzioni di orientamento conflittuale”.