“Il mio sogno è quello di vedere a gennaio la posa della prima pietra”. Era l’auspicio del ministro Maurizio Martina che lo scorso settembre presentava al Piccolo Teatro di Milano l’avvio del progetto per lo Human Technopole. “Meglio febbraio”, scherzava lì accanto l’allora premier Matteo Renzi, il grande ideatore di un polo di ricerca a vocazione internazionale da realizzare sulle aree Expo. Messi alle spalle gennaio e febbraio senza che si siano viste prime pietre, arriva ora la conferenza stampa per la presentazione del masterplan del centro che occuperà circa 22mila metri quadri del milione da riempire per dare un’eredità ai terreni su cui si è svolta l’esposizione universale. Ritardi? “La prima pietra da un punto di vista simbolico è oggi”, risponde Giuseppe Bonomi, amministratore delegato di Arexpo, la società partecipata da governo, comune di Milano e Regione Lombardia che è proprietaria delle aree. “Per quanto riguarda i cantieri, ad aprile si potrà già iniziare il progetto preliminare, mentre i lavori veri e propri inizieranno in estate”.

Si partirà con la rifunzionalizzazione di Palazzo Italia, perché è questo l’edificio scelto come sede principale dello Human Technopole, che occuperà una zona accanto all’Albero della Vita. Oltre a Palazzo Italia, verranno convertiti alla nuova destinazione altri due edifici esistenti, mentre altri due verranno realizzati ex novo, per una superficie complessiva tra già edificato e da edificare di 35mila metri quadri. Cemento che – ha ribadito Bonomi – non andrà scomputato dai 480mila metri quadri previsti sulle aree Expo dall’accordo di programma approvato nel 2011, in quanto destinato a funzioni pubbliche e quindi da considerare come “superficie a standard”. E lo stesso discorso vale anche per i 150mila metri quadri da realizzare per il nuovo campus dell’università statale, che andrà ad affiancare lo Human Techonpole per dare vita a quello che è stato battezzato “Parco della Scienza, del Sapere e dell’Innovazione”. Con buona pace dei consiglieri comunali di Milano che, quando approvarono l’accordo di programma, secondo l’ex presidente del consiglio Basilio Rizzo davano per scontato una cosa: che i 480mila metri quadri previsti come tetto al cemento comprendessero anche le funzioni pubbliche. Se la nuova impostazione data da Arexpo (“rispettiamo le norme urbanistiche”, ci tiene a precisare Bonomi) dovrà passare o meno un nuovo vaglio dell’aula di Palazzo Marino, si vedrà. Come si vedrà se accanto alle costruzioni sorgerà un unico parco da 460mila metri quadri, come votato in Comune sempre nel 2011, o del verde diffuso, come da nuove linee guida di Arexpo.

Tornando allo Human Technopole, il cronoprogramma prevede l’arrivo dei primi 83 addetti a dicembre di quest’anno. Poi via via verranno ultimati i lavori a Palazzo Italia e avviati quelli degli altri edifici, con l’obiettivo di avere il polo di ricerca finalmente a regime nel 2024, con 1.500 occupati in tutto. Ancora da determinare una stima di dettaglio dei costi associati ai lavori per lo Human Technopole, anche se Stefano Paleari, coordinatore del comitato che si occupa degli aspetti scientifici, garantisce che il progetto è “sostenibile”, sulle basi dei 770 milioni per sette anni messi in campo dal governo con l’ultima legge di bilancio. Di portare avanti il progetto del centro di ricerca si occuperà la stessa Arexpo, che nel bando pubblicato a gennaio per lo sviluppo delle aree Expo si è riservata la possibilità di gestire in prima persona alcune parti del masterplan complessivo. Al resto penserà l’operatore che si aggiudicherà la gara, che prevede una concessione delle aree la cui durata è salita dai 50 anni originariamente previsti a 99. Dei quattro pretendenti, i favoriti sono Coima di Manfredi Catella e il fondo australiano Lendlease. A ottobre il nome del vincitore.

@gigi_gno