Attivista M5s dal 2012 a marzo 2016, nell’ultimo anno l’avvocato Lorenzo Borrè ha impugnato 31 espulsioni, ottenendo 27 reintegri in via cautelare e 4 in base ad accordi extragiudiziali. Desiderio di vendetta? “Ognuno può dire ciò che vuole – sorride – ho lasciato dopo le espulsioni di tre attivisti romani che non potevo condividere”. Da allora ha analizzato attentamente le regole del Movimento fondato da Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo, rilevando, tra l’altro, che “la figura del garante non è prevista né dal ‘Non Statuto‘ né nel ‘Regolamento‘”. Così come quella del ‘Capo politico‘, che secondo il legale romano non sarebbe stata prevista originariamente dallo ‘Statuto’, ma solo dal ‘Regolamento’. “E il regolamento”, aggiunge Borré, “non è stato approvato in un’assemblea, che il diritto civile prevede composta da almeno i 3/4 dei componenti (nel caso del M5s, degli iscritti certificati, ndr): per cui tutte le decisioni adottate potrebbero crollare di fronte a un’impugnazione”.

Questioni all’ordine del giorno dopo la scelta del garante Grillo di annullare le Comunarie che avevano designato Marika Cassimatis per la candidatura a sindaco di Genova. Borré racconta di essere già stato contattato da alcuni iscritti genovesi per un parere. E rileva: “Il post con cui il garante Beppe Grillo annulla la votazione è passibile di ricorso”. Ma c’è dell’altro: “All’articolo 2, il ‘Regolamento’ prevede che “alle votazioni per argomenti di interesse regionale o locale siano ammessi a partecipare solo gli iscritti residenti nell’ambito territoriale interessato. Stralciando le Comunarie e aprendo il successivo voto online a tutti gli iscritti del Movimento, Grillo ha violato quanto previsto dal ‘Regolamento'”. Inoltre, “la genericità delle contestazioni (“comportamenti contrari ai principi del M5S”, scrive Grillo, ndr) presta il fianco ad una pronuncia di nullità per violazione del principio di difesa tutelato dalla nostra Costituzione”. Insomma, secondo Borrè le regole del Movimento 5 stelle avrebbero i piedi d’argilla.

Una soluzione? “Basterebbe consentire l’ingresso di tutti i 150mila iscritti all’associazione nata nel 2009, a quella nata nel 2012 come soci ordinari. Questa seconda associazione, titolare del simbolo e composta solo dal presidente Beppe Grillo e dai consiglieri Enrico Grillo e Enrico Maria Nadasi, ha uno statuto perfetto. Aprendola a tutti si riporterebbe il Movimento al suo spirito originario e ogni problema sarebbe risolto”. E il “pericolo infiltrati” più volte evocato dai vertici? “La selezione deve farla la base, queste sono le regole della democrazia. Oppure arriviamo ad un concetto di post-democrazia, con un infinito processo alle intenzioni che nessun regolamento o statuto può legittimamente prevedere”