“Non c’è nessuna minaccia di scalata da nessuno, né all’estero né in Italia. Sono favole”. Parola di Philippe Donnet, numero uno di Generali, che nel giorno della presentazione dei conti 2016 archivia le indiscrezioni su ulteriori tentativi (ostili) di conquista dopo che Intesa Sanpaolo ha gettato la spugna rispetto all’ipotesi di una “combinazione industriale” con il Leone. Intanto dal bilancio del gruppo, archiviato con un utile netto di 2,08 miliardi di euro in crescita del 2,5% su base annua, emerge che anche Generali, come Intesa e Unicredit, ha svalutato pesantemente (del 52%) la propria quota di 150 milioni nel fondo Atlante gestito da Quaestio sgr, azionista di maggioranza delle disastrate Veneto Banca e Popolare di Vicenza che in questi giorni stanno trattando con la Banca centrale europea per ottenere il benestare alla richiesta di ricapitalizzazione precauzionale con l’intervento pubblico. “Una svalutazione direi molto molto prudente“, secondo Donnet.

A un anno dalla sua nomina, la compagnia registra un risultato operativo di oltre 4,8 miliardi, in crescita dello 0,9%, con la spinta dei rami Vita (+5,5%) e Danni (+2,9%). ) Ai soci verrà proposto un dividendo di 0,80 euro per azione (+11,1%). Il Leone conta di centrare l’obiettivo di distribuire 5 miliardi di euro di dividendi cumulati nel periodo 2015-2018. Il mercato ha apprezzato sia le notizie sulla cedola sia il fatto che l’attuazione del piano strategico procede secondo le previsioni, con un’accelerazione sul target di 200 milioni di euro di riduzione dei costi nominali nei mercati maturi entro il 2019, che è stato anticipato di un anno. Il processo di vendita di attività non strategiche, annunciato a novembre, è stato avviato. Secondo il piano, la compagnia dovrebbe uscire da 13-15 mercati, ricavandone un miliardo di euro. A Piazza Affari il titolo del gruppo assicurativo ha chiuso con un rialzo del 2,6%.

Dal bilancio emerge che Trieste a fine 2016 aveva in portafoglio titoli governativi italiani per un valore contabile di 66,1 miliardi di euro contro i 63,8 miliardi di fine 2015. Come