Esiste un collegamento tra il Partito per la Libertà (Pvv) di Geert Wilders, candidato alle prossime elezioni olandesi del 15 marzo, e l’ala più estremista, xenofoba e islamofoba della nuova amministrazione americana. È quella che fa capo a Stephen Bannon, ex capo del sito di estrema destra Breitbart News e oggi consigliere speciale del presidente degli Stati Uniti, e che include anche il procuratore generale, Jeff Sessions, e Stephen Miller, capo dei consiglieri di Donald Trump. Intreccio di legami e interessi tra Usa e Olanda che ha il suo punto di collegamento in David Horowitz: ex esponente dell’estrema sinistra statunitense, cresciuto in una famiglia comunista, oggi scrittore convertito all’ultraconservatorismo e capo della David Horowitz Freedom Center. Horowitz ha contatti e una certa influenza all’interno della Casa Bianca, tanto da aver ispirato il progetto di riforma scolastica della nuova amministrazione. Allo stesso tempo, dona ingenti somme di denaro al partito di Geert Wilders, con la speranza che il partito populista trionfi alle prossime elezioni, innescando un effetto domino in vista dei prossimi appuntamenti elettorali in Francia, Germania e Bulgaria. Con conseguenze imprevedibili sulla tenuta dell’Unione europea.

Più di 150 mila euro in tre anni. Così l’estrema destra americana influenza il voto olandese
Non solo un appoggio economico e politico in vista delle elezioni olandesi del 15 marzo. David Horowitz è stato il primo ad aver portato Wilders oltreoceano già nel 2009, quando il suo nuovo partito era nato da appena tre anni e i primi risultati importanti si erano visti solo alle elezioni olandesi per il Parlamento Europeo. Wilders incarnava tutto ciò che Horowitz cercava e non trovava tra i Repubblicani fino, a suo dire, all’arrivo di The Donald sulla scena politica americana: aggressività, slogan di fuoco e una forte repulsione per immigrati e musulmani. Nel 2009, il leader politico olandese che parla dell’Islam come di “un’ideologia, non una religione, come il nazismo”, e paragona il Corano al Mein Kampf di Adolf Hitler rappresentava per Horowitz un esempio da mostrare alla destra statunitense.

“Nel 2009 Wilders – che parla dell’Islam come di “un’ideologia, non una religione, come il nazismo” e paragona il Corano al Mein Kampf – rappresentava per Horowitz un esempio da mostrare alla destra statunitense

Per questo l’attivista conservatore ha ammesso di aver pagato attraverso la sua organizzazione no-profit due interventi pubblici di Wilders a Los Angeles e alla Temple University di Philadelphia. Un compenso per l’esponente del Pvv e il resto per sicurezza, spese di viaggio e pernottamento del politico e del suo entourage. Perché a causa delle sue posizioni islamofobe e la diffusione del cortometraggio anti-Islam “Fitna”, Wilders vive sotto scorta dal 2004. Lo stesso anno in cui è stato assassinato ad Amsterdam da un estremista islamico il regista Theo van Gogh. Non si sa, però, quale sia il totale dell’importo. Niente più che un rimborso spese e un compenso come ospite di un convegno, come vuole la legge americana sulle organizzazioni no-profit che, esenti da tasse, non possono finanziare direttamente l’attività di partiti politici.

Dell’intero flusso di denaro che parte dal David Horowitz Freedom Center e arriva nelle casse del Pvv si verrà a conoscenza, però, nel 2013. Nei Paesi Bassi viene approvata una legge che impone ai partiti e alle formazioni politiche di rendere pubblici tutti i finanziamenti e le donazioni ricevute che superino i 4.500 euro. Anche il Partito per la Libertà, che non riceve fondi pubblici e si finanzia solo attraverso donazioni nazionali e internazionali, deve mettere nero su bianco i soldi in entrata. Ed è qui che compare, di nuovo, il nome di Horowitz: secondo le cifre diffuse dal Pvv, nel 2014 la fondazione americana ha stanziato circa 18 mila euro in favore del partito di Wilders, ai quali vanno aggiunti i 108 mila dell’anno successivo e i 25 mila del 2016.

Queste cifre sollevano più di un dubbio sulla legittimità dei pagamenti in favore del partito di estrema destra. Innanzitutto, come riporta The Intercept, mostrando la dichiarazione dei redditi del David Horowitz Freedom Center per l’anno 2014, nei documenti non c’è traccia dei 18 mila euro stanziati per “Amici del Pvv”, la fondazione che raccoglie le donazioni destinate al partito olandese. Inoltre, non potendo finanziare direttamente i partiti politici, c’è da capire perché il centro di Horowitz abbia stanziato circa 150 mila euro in tre anni in favore del Pvv: soldi necessari a sostenere le spese legali del leader populista e non a finanziare la sua attività politica, dicono.

Horowitz ha fatto conoscere alle platee americane il politico che, oggi, raccoglie i consensi degli olandesi stanchi della “feccia marocchina”

In aggiunta, il Pvv ha ricevuto altri fondi provenienti dagli Stati Uniti e riferiti sempre ai rimborsi per sei viaggi sostenuti dal suo leader e dalla sua squadra tra il 2013 e il 2016. Tra i finanziatori, oltre all’onnipresente Horowitz, c’è anche la Freedom Alliance Foundation della quale fa parte Robert J. Shillman, fondatore della Cognex Corporation, membro del David Horowitz Freedom Center e finanziatore della campagna elettorale di Donald Trump.

Horowitz, il sostenitore di Trump che ama Bannon e Wilders e vuole “prendere a pugni i Dem” – Il collegamento tra l’estrema destra al governo negli Stati Uniti e il candidato xenofobo olandese è proprio lui, David Horowitz. Ed è stato lui che per primo ha fatto conoscere alle platee americane il politico che, oggi, raccoglie i consensi degli olandesi stanchi della “feccia marocchina” e di convivere con comunità musulmane sempre più grandi e flussi migratori in crescita. Horowitz è molto ben inserito nell’amministrazione Trump e il suo primo e più importante insider è Steve Bannon. Lo scrittore lo definisce “un amico di lunga data”, “un eroe incompreso” e “un eroe dei diritti civili”.

Sia Horowitz che Wilders pubblicano su Breitbart, il portale di estrema destra del quale Bannon è stato direttore esecutivo. Ma quello che lega lo scrittore e Bannon è probabilmente la spinta che quest’ultimo è riuscito a dare alla proposta dell’attivista in tema d’istruzione. L’idea di un investimento da oltre 100 miliardi di dollari per la distribuzione di voucher che rendano accessibili a tutti i bambini istituti privati altrimenti troppo costosi è una proposta che Horowitz aveva già presentato all’amministrazione di George W. Bush che, però, l’aveva rifiutata.

Horowitz non nasconde la sua ammirazione per il tycoon. Basta leggere il titolo del suo ultimo libro, uscito a gennaio 2017: “Il grande programma: il piano del Presidente Trump per salvare l’America”. Un inno al candidato che ha risvegliato nell’attivista conservatore la passione per i Repubblicani, accusati in passato di essere troppo mosci di fronte alle accuse e le “cattiverie” dei rivali democratici. Il tycoon è colui che maggiormente si avvicina, nel panorama americano, all’idea di politica che da anni viene invocata da Horowitz, ispirata da una frase di Mike Tyson: “Tutti hanno un piano, fino a quando non prendono un pugno in faccia”.

Quella sognata da Horowitz è la politica dei pugni in faccia, del “rispondere al fuoco con il fuoco”, che Trump e Wilders rappresentano alla perfezione

Quella sognata da Horowitz è la politica dei pugni in faccia, del “rispondere al fuoco con il fuoco”, che Trump e Wilders rappresentano alla perfezione. È quella politica che sogna da quando, da ex estremista di sinistra convertito al conservatorismo più radicale, si è impegnato a creare una nuova generazione di politici conservatori. Tra questi – e siamo all’altro importante insider all’interno dell’amministrazione Trump – c’era un appena 17enne Stephen Miller. Conosciuto nei primissimi anni 2000, quando Miller, ancora liceale, lo invitava a tenere comizi nella sua scuola, i due sono rimasti in contatto durante il periodo universitario dell’attuale primo consigliere della Casa Bianca e anche successivamente, quando il giovane politico è diventato assistente e collaboratore di Jeff Sessions. Quando, poi, Sessions, Bannon e Miller sono approdati alla corte di Donald Trump, è come se anche Horowitz fosse entrato in questo cerchio magico. Una nuova esperienza che per lo scrittore rappresenta una speranza politica per gli Stati Uniti. Possibilmente da esportate anche in Europa. E il primo paese della lista è l’Olanda.

Twitter: @GianniRosini