Avvisi di garanzia top secret almeno fino all’eventuale rinvio a giudizio? “Proposta interessante, visto che la spettacolarizzazione della giustizia fa impressione”. Parola di Gennaro Migliore, sottosegretario renziano alla Giustizia. Inizia a trovare sostenitori autorevoli l’input lanciato al Lingotto da Stefano Graziano, il consigliere regionale campano indagato e poi prosciolto dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo l’esponente Pd, presente alla convention di Torino per sostenere Matteo Renzi alla segreteria, l’informazione di garanzia deve rimanere riservata fino all’eventuale rinvio a giudizio: “Come fanno in Inghilterra”, dice Graziano. Poco importa se nel frattempo la persona indagata in segreto viene magari eletta grazie a voti inconsapevoli: per Migliore la proposta del consigliere campano è comunque interessante.

“La spettacolarizzazione della giustizia mi fa molta impressione . Per questo ritengo interessanti le proposte sulle riservatezza dell’informazione e quella che riguardano la sfera più intima e delicata della custodia cautelare”, ha detto il sottosegretario, intervenendo al workshop su giustizia e diritti coordinato da Walter Verini, il capogruppo dem alla commissione giustizia della Camera. Migliore, però, non si è fermato qui, cogliendo l’occasione per attaccare Piercamillo Davigo: “Quando sento il presidente dell’Associazione nazionale magistrati che dice che gli eccessi della custodia cautelare durante Tangentopoli sono state le troppe scarcerazioni, sento che c’è qualcosa che inizia non funzionare più negli equilibri del potere”.

“Che una persona possa subire un processo mediatico, salvo poi essere assolto, è una barbarie – ha detto Graziano raccontando la sua esperienza -. Sono stato trattato sui giornali come fossi un capo reale della camorra” senza riflettere sulla sproporzione. “Solitamente per il concorso esterno ti arrestano”, ha aggiunto. Ha parlato di “gogna mediatica” perché per lui “è stato un dramma di dieci mesi”. “Il giorno dopo questa vicenda mia moglie che allattava nostra figlia di cinque mesi, ha perso il latte”, ha raccontato marcando la differenza tra i dem e il centrodestra: “Noi non abbiamo la posizione berlusconiana. Noi ci difendiamo nel processo, non dal processo. Andiamo dai magistrati, non scappiamo da loro”. Il consigliere campano, però, dimentica di sottolineare un passaggio fondamentale: dell’indagine a suo carico, infatti, si ebbe notizia solo dopo le perquisizioni dei carabinieri che entrarono non solo nelle sue abitazioni di Roma e Teverola, in provincia di Caserta, ma anche nel suo ufficio all’interno del consiglio regionale campano. Insomma anche se l’avviso di garanzia fosse stato segreto, dell’inchiesta su Graziano si sarebbe comunque avuta notizia.

Sarà forse anche per questo motivo se non tutti nel Pd – e nel dettaglio, nella corrente renziana – la pensano come Graziano e Migliore, e anzi considerano superflua l’introduzione di nuove norme per disciplinare l’avviso di garanzia. “Bisogna far tornare l’informazione di garanzia a quello che è: non un processo sulla stampa, ma uno strumento a tutela dell’indagato”, ha detto Verini nel corso del suo intervento.” È positivo che ci sia l’obbligatorietà dell’azione penale e non la discrezionalità e proprio per questa ragione bisogna spiegare che quell’atto serve a tutelare gli indagati”, spiega a ilfattoquotidiano.it. Concorda con lui il responsabile giustizia del Pd, David Ermini, secondo il quale l’avviso di garanzia “è appunto una garanzia dell’indagato. Siamo noi, pubblica opinione, che crocifiggiamo l’indagato”, spiega bollando la questione come “un problema culturale”. E le critiche ai magistrati, avanzate da Renzi proprio nei giorni dell’inchiesta Consip, che coinvolge il ministro dello sport Luca Lotti e il padre dell’ex premier?: “Non le ho sentite, ma i magistrati facciano il loro mestiere, è giusto. L’unica cosa che chiediamo è che siano rapidi, soprattutto quando si tratta di processi dal forte impatto mediatico”.