“Noi siamo partito” lo slogan, “Resistenza” il sito web. Michele Emiliano presenta al circolo romano dei Giubbonari i contenuti della sua mozione e lancia così la sua candidatura al congresso del Pd. Un discorso in cui il governatore della Puglia ha illustrato gli “argomenti forti” della sua campagna, dal “partito del noi e non di banchiere e petrolieri” fino “all’eliminazione dei capilista bloccati” e a “una legge elettorale che favorisca le coalizioni per avere uno schieramento ulivista“. Poi quello che è diventato un mantra, “se sarò segretario non farò il premier”, con una precisazione: “Continuerei a fare il presidente della Regione“. E infine gli attacchi, in primis agli sfidanti Renzi e Orlando, ma anche le frecciate sul Tesseragate e sull’inchiesta Consip: “Dimissioni? Una volta tutti facevano un passo indietro”.

È il giorno in cui “inizia una rivoluzione mite del Partito democratico”, annuncia Emiliano cominciando il suo discorso. “Noi sentiamo il patriottismo, parola spesso fraintesa a sinistra”, aggiunge presentando il titolo della sua mozione congressuale per la segreteria Pd: “L’Italia è il nostro partito“. Un partito in cui, secondo il governatore della Puglia, è necessario recuperare la partecipazione e la militanza. Il suo tentativo è una piattaforma sul web: “La voglio chiamare ‘Resistenza’”. Nel Pd è “finita l’epoca della rottamazione – continua – e comincia l’epoca della ricostruzione, dell’amicizia e dell’armonia”. “Non è difficile vivere il partito del noi. Il partito dell’io è un partito che naufraga”, spiega.

Quanto al programma, Emiliano parla di riscrivere la riforma della scuola in cui “gli insegnanti sono stati trattati come mangiapane a tradimento”. Per aumentare la natalità invece “non basta uno sconto fiscale, serve una società più giusta che dia alla gente la voglia di fare figli”. E ancora, bisogna fare la legge sullo ius soli perché “confondere lo ius soli-con la sicurezza è follia”. “Ho con me una ventina di deputati e senatori, non sono tantissimi ma a me bastano – continua il governatore – abbiamo già presentato un ddl per eliminare tutti i capilista bloccati. E se non riuscissimo, proporremmo al Pd di fare le primarie per i capilista”. Infine la legge elettorale, una “che favorisca le coalizioni per avere uno schieramento ulivista” e “governare senza accordi con le destre“. “Se sarò segretario del Pd escludo di fare alleanze con Forza Italia. Considero invece il M5s e i suoi elettori un fenomeno importantissimo”, aggiunge Emiliano.

“Se nessun candidato alla segreteria arriva al 50% un accordo bisogna trovarlo con chiunque condivida la piattaforma programmatica che ho presentato. Non solo con Orlando”, continua Emiliano presentando la candidatura. “Anche Renzi? Mi guarda con uno sguardo terribile. Ho capito che è molto arrabbiato ma io non nutro rancore verso nessuno. Alcuni hanno anche provato a farmi saltare in aria e anche verso loro non ho mai nutrito rancore. Sono pronto, sulla base di ferrei principi, ad andare con chiunque ma non in maniera ipocrita, non con accordi di potere ma con condivisione del progetto”, spiega il governatore della Puglia.

Gli attacchi all’ex premier sono intermezzi continui nel corso della sua presentazione. Emiliano accusa Matteo Renzi di “una certa disperazione argomentativa”, riferendosi alle sue parole nel salotto di Vespa mercoledì sera. La sua proposta del “lavoro di cittadinanza” vuole essere una risposta al “reddito di dignità che in Puglia esiste già – sostiene ancora Emiliano – Con tutto il rispetto: che è ‘sto lavoro di cittadinanza? Sono per caso i lavori socialmente utili che dobbiamo finanziare ogni volta ricattando il presidente di Regione? Altri stanno sperimentando, proveranno a fare cose che noi abbiamo già fatto”. Poi l’affondo anche sulla gestione interna al Pd: “Renzi ci ha fatto sentire tutti estranei, non possiamo essere – sottolinea il presidente della Puglia – il partito delle banche e dei petrolieri che si occupa solo dei grandi potentati”.

L’aggettivo “epistemologico” usato nel corso della presentazione è invece l’occasione per uno stoccata all’altro sfidante, Andrea Orlando. “Spesso sostiene che io sia populista e anche ignorante, in quanto terrone. Epistemologico lo dedico a Orlando…” ironizza Emiliano. Poi è arrivata la replica del diretto interessato: “Terrone è un termine che non mi appartiene, mio padre è nato a Santa Maria Capua Vetere”. Proprio l’annuncio dello sfidante di volersi dimettere da ministro della Giustizia, se vincesse le primarie, è anche l’occasione per una precisazione: “Se vinco non mi candido a premier, ma non lascio la Regione perché sono stato eletto direttamente dal popolo. Farò il presidente della Puglia e il segretario del partito, non c’è nulla che lo impedisca”.

C’è spazio anche per le polemiche interne ai dem, dagli scandali sui tesseramenti all’inchiesta Consip. “Ci sono risse per questa specie di distribuzione delle tessere che stanno ridicolizzando il partito, perché qualcuno sta provando a fare una prova di forza sul tesseramento in vista del congresso. Ma il meccanismo si delegittima da solo, purtroppo”, afferma Emiliano. Poi sull’opportunità di dimissioni per Luigi Marroni e Luca Lotti dice: “O ha mentito l’uno o hanno mentito gli altri, una volta tutti facevano un passo indietro, risolvevano il problema istituzionale, che è il più importante, e poi si pensava al singolo diritto di ciascuno”. “Ma queste decisioni le prende il presidente del Consiglio – precisa – io mi limito a dire che una regola che in passato si applicava andava in senso diverso, ma evidentemente Gentiloni disporrà di elementi che lo portano a prendere questa decisione, alla quale ovviamente faccio seguito”.

“C’è spazio pure per un segretario del Sud, nato a Bari. Sento dire: uno del Sud, come facciamo? Questo mi addolora e mi carica di rabbia”, racconta Emiliano tornando sui temi della sua campagna. Gli viene chiesto se al congresso farà la ‘remuntada’ come il Barcellona, “Non so se c’è bisogno di rimontare, nel senso che non sto tanto indietro”, replica, ma invoca anche i voti degli elettori esterni ai dem: “Possono votare tutti alle primarie, anche i non tesserati se sono disponibili a votare per il Pd se io diventassi segretario. Anzi voglio dedicare questa mia conferenza stampa a quelli che abbiamo perso per strada“, conclude lo sfidante di Renzi e Orlando.