Mentre l’Italia raschia il barile per trovare le risorse per la manovra correttiva da 3,4 miliardi chiesta dalla Ue, il governo svedese ha il problema opposto: ha riscosso troppe tasse. Ma soprattutto le ha incassate da contribuenti che hanno deliberatamente versato più del dovuto per lucrare sugli interessi. Lo scrive il Financial Times, che spiega come dietro il forte surplus registrato dai conti pubblici svedesi nel 2016 (85 miliardi di corone, pari a 9,5 miliardi di dollari) ci sia in realtà la scelta calcolata di molte imprese ma anche di semplici cittadini che preferiscono versare i loro soldi all’erario piuttosto che lasciarle sui conti correnti bancari.

E’ una delle conseguenze non previste dei tassi di interesse negativi, che hanno costretto le autorità di Stoccolma a rimborsare – nel caso abbiano riscosso somme non dovute – l’importo originario più uno 0,56% fissato dalla legge. Considerando che la Riksbanken, la banca centrale svedese, ha continuato a tagliare i tassi di riferimento fino all’attuale -0,40%, è evidente che la differenza si presta a “speculazioni” sulle dichiarazioni dei redditi.

Non è una questione da poco dal momento che quasi la metà del surplus di bilancio (40 miliardi di corone) è dovuta a pagamenti non dovuti che dovranno tornare ai contribuenti. Il governo, davanti a questa situazione, ha provveduto a portare a zero il tasso di interesse, ma resta il problema della ‘imprevedibilità’ dei crediti d’imposta che “può creare qualche problema per l’ufficio del debito, visto che non si sa quando queste somme saranno restituite”, ha spiegato al FT Olle Holmgren, economista del gruppo bancario SEB.

Una bolla simile dell’avanzo di bilancio era stata sperimentata anche in Svizzera dove i tassi sono scesi addirittura al -0,75%, spingendo alcuni contribuenti a non reclamare la tempestiva restituzione dei crediti di imposta. Ma il problema svedese potrebbe essere lungi dal trovare una soluzione, visto in occasione dell’ultima riunione del comitato di politica monetaria della banca centrale è emerso un ampio consenso per un ulteriore taglio dei tassi di interesse.