Cinquemila persone per 300 posti. “Un concorso e non il posto di lavoro nel settore del turismo che mi avevano promesso. E sapendo come funziona in questi casi, non mi restava che andarmene dall’Italia”. Dal punto di vista lavorativo, Stefano Ghidetti, 38enne di Cremona, nel 2000 non aveva prospettive. E ha deciso di andarsene. L’anno prima aveva seguito un corso d’inglese al Dudley College, vicino a Birmingham, con la speranza di un impiego presso un tour operator. Poi la delusione che è diventata la molla per cambiare vita.

“Mi sono reso conto che in Italia sarebbe stato tutto insicuro e incerto”, racconta Stefano. Dopo i primi anni vissuti da pendolare tra Italia e Regno Unito, dal 2004 si trasferisce definitivamente. Il primo lavoro ‘inglese’, nel 2000, è in un albergo di Birmingham. In quattro anni da cameriere diventa supervisore di sala. Conferenze, banchetti, convegni, seminari. “Dirigevo uno staff di una ventina di persona. Mi assicuravo che tutto procedesse senza intoppi”. Poi gli viene proposto il front office della palestra dell’hotel: promotore delle attività del club, insegnante di spinning e assistenza ai bagnanti. Stefano accetta e resta lì tre anni, fino alla richiesta del part time.

Nel 2000 Stefano si è reso conto che non avrebbe avuto prospettive in Italia. E così ha deciso di andarsene

“Quel lavoro mi stava stretto, volevo cambiare e crescere professionalmente”. Trova occupazione come traduttore in un’azienda di ricerche di mercato che lavora per General Electrics, Barclays Bank, Cisco. “Un impiego che mi permetteva sia di stare in ufficio sia di lavorare da casa. Studiavo l’andamento di prodotti e servizi nel campo dell’innovazione tecnologica”. Da un’esperienza all’altra, finisce in una ditta di caffè italiana che commercia in Gran Bretagna.

“Avevamo la necessità di lanciare sul mercato inglese un prodotto artigianale. Ho quindi partecipato a fiere e fatto promozione nei ristoranti”. Ma lì rimane poco: “Dopo sei mesi l’azienda decide di uscire dal mercato inglese”. Tutto da rifare. Design di maniglie per mobili. Per qualche mese Stefano si occupa di questo. “Sono stato a Milano, al Salone. Ma i nostri accessori erano troppo british per prendere piede in Italia e ho preferito mollare. E poi è un mercato dominato da russiarabi”.

Dal 2014 Stefano è responsabile commerciale di una grossa ditta a Birmingham che produce elementi di fissaggio per multinazionali operanti nel campo del trattamento acque, e della realizzazione di pompe e valvole. “Non sarebbe mai potuto succedere in Italia, avendo alle spalle solo qualche breve esperienza. Ma qui, per fortuna, ti valutano per quello che sai imparare. Tutto training e farina del proprio sacco”.

“I politici qui non vanno quasi mai in tv, a maggior ragione quando non contano più nulla. Un esempio? David Cameron è sparito dal giorno in cui ha rassegnato le dimissioni”

In Inghilterra, Stefano ha trovato anche l’amore. Con Edwina, un ragazza indiana nata da genitori immigrati, si è sposato a giugno dopo 11 anni di fidanzamento. Ma la distanza tra Italia e Regno Unito non si gioca solo in ambito lavorativo, ma anche sul piano politico e nel mondo dell’informazione. A differenza dell’Italia, “dove i primi 20 minuti dei telegiornali riguardano unicamente ciò che è successo in Parlamento, qui trovano spazio notizie diverse dagli interni. Un voto importante o il via libera a un provvedimento non occupano più di 5 minuti”. Diverso anche il confronto coi politici. “Qui – continua Stefano – non vanno quasi mai in tv, a maggior ragione quando non contano più nulla. Un esempio? David Cameron è sparito dal giorno in cui ha rassegnato le dimissioni”.

In Italia Stefano ci tornerebbe eccome, anche domani. “Per i miei famigliari. Mi manca l’affetto quotidiano, il poter contare su di loro nei momenti di difficoltà”. Manca il cibo (“senza dubbio il migliore del mondo”), ma è realista: “Non ci sarebbero le condizioni. Oggi non potrei mai realizzarmi, non ne avrei l’opportunità”. E sulla Brexit? “Qui ci sono molti stranieri e tante etnie diverse. L’impressione è che gli inglesi si siano sentiti ‘invasi’. E hanno reagito così. Vogliono controllare l’emigrazione ed il flusso di gente che entra. Hanno visto che succede in Europa tra Lampedusa, Grecia e Balcani”. Gli inglesi, secondo Stefano, sono convinti che l’Europa unita sia un fallimento. E lui, ora che si è sposato, sta cercando di ottenere il passaporto britannico: “Non voglio avere grane dopo la Brexit”.