Sono stati tre colpi di pistola a uccidere Italo d’Elisa, il 22enne morto due giorni fa in via Perth a Vasto (Chieti). Sabato saranno celebrati i funerali e contemporaneamente Fabio Di Lello dovrà comparire davanti al gip per l’interrogatorio di garanzia. La Procura di Chieti, secondo quanto riporta Repubblica, contesterà l’omicidio aggravato dalla premeditazione. Il 34enne ha ucciso il giovane, con una pistola calibro 9 regolarmente detenuta, a sette mesi dall’investimento della moglie Roberta Smargiassi.

“Oggi possiamo dire che sono stati tre i proiettili che hanno colpito il giovane, di cui uno cranico e due addominali, con la morte arrivata per un gravissimo trauma cranio-encefalico oltre che addominale. Una morte rapidissima e su questo non ci sono dubbi. Da quello che ho potuto vedere – ha spiegato il professor Pietro Falco che ha eseguito l’esame – non si evidenziano segni di colpi sparati a bruciapelo e il segno della canna sulla cute e dunque si può escludere una distanza ravvicinata. Il corpo del giovane è stato attinto da tre colpi”.

Intanto, da Torino, il ministro della Giustizia Andrea Orlando, parlando del caso di Vasto ha detto che si tratta di  “un atto inaccettabile che è stato scaricato sulla giurisdizione. In un tribunale che, peraltro, ha tempi migliori della media europea. Non deve accadere”.  Secondo il Guardasigilli, che ne ha parlato durante il congresso di Magistratura Indipendente, esiste il rischio che senza adeguate spiegazioni “questi fenomeni si moltiplichino”. “Ma la giurisdizione – ha aggiunto – non può essere sommersa dal populismo“.

Di Lello ha ricevuto in carcere la vita dell’avvocato: “Abbiamo parlato a lungo di calcio, mi ha chiesto dei libri da leggere perché in cella gli forniscono solo dei giornali sportivi” spiega Pierpaolo Andreoni. Da mercoledì giorno dell’arresto è la prima volta che Andreoni rivedeva il suo assistito tenuto in isolamento e guardato a vista oltre a ricevere supporti medici e sanitari. “È molto provato – dice – e sta vivendo un momento, che è facile comprendere, difficile sotto il profilo psicologico e umano. È molto provato, molto confuso. Non ha ancora chiari i termini della vicenda e non ancora realizzato ciò che ha fatto e cosa sia successo”. Il legale ribadisce, che assiste Di Lello assieme al collega Giovanni Cerella: “Gli ho portato i messaggi della vicinanza della famiglia, degli amici e delle persone che gli vogliono bene. Non ha ancora chiari i termini della vicenda. I processi li facciamo in tribunale in questo momento abbiamo aspetti umani che vanno coltivati”.