L’uomo che incontrò in piazza Municipio, a Napoli, l’avvocatessa Donatella Biondi, una dei nove candidati a loro insaputa nelle liste della competizione, sette dei quali della civica ‘Napoli Vale’, è Gennaro Mola, il compagno della candidata del Pd alle elezioni comunali dello scorso anno. A spiegarlo è stata proprio Valeria Valente in una nota affidata anche al suo profilo Facebook. “Nelle scorse settimane – scrive – diverse persone candidate nelle liste a mio sostegno avevano contattato la mia segreteria per chiedere informazioni e aiuto su come andava fatta la rendicontazione delle spese elettorali”. Gennaro Mola le avrebbe incontrate una a una per consegnare quel modulo e dare spiegazioni sulla compilazione. In realtà, però, l’avvocatessa Biondi non voleva spiegazioni su come compilare quel modulo, ma sul perché il suo nome si trovasse inserito in una lista elettorale, senza che lei ne sapesse nulla. Tant’è che quel modulo lei si rifiutò di compilarlo, perché perfettamente consapevole che avrebbe dichiarato il falso. Valeria Valente sottolinea che a tutti i suoi collaboratori ha chiesto massima trasparenza in tutta la gestione del comitato e della campagna elettorale: “Meglio una lista in meno o un candidato cassato se non ci sono queste condizioni di trasparenza, che avere dopo un problema”. Nel frattempo però, a diversi mesi di distanza dal voto, arriva l’ennesima gatta da pelare che getta ombre sulla trasparenza delle elezioni.

LE PAROLE DELLA CANDIDATA PD – È stata proprio la storia raccontata da Donatella Biondi a spingere la ex candidata sindaco di Napoli a intervenire su una vicenda dai contorni tutt’altro che chiari, invece di aspettare, come era sua intenzione, la risposta alla richiesta di accesso agli atti inoltrata all’Ufficio elettorale e formulata attraverso il delegato della lista ‘Napoli Vale’. Valeria Valente si dice “contenta” che la Procura di Napoli abbia aperto un’indagine conoscitiva sull’intera vicenda. E ribadisce: “Sono la prima interessata a che venga fatta piena luce, perché, comunque sia andata, sono, insieme alle vittime inconsapevoli, parte lesa in questa vicenda. Per me parlano vent’anni di storia e di militanza politica senza la minima ombra”.

IL RUOLO DEL COMPAGNO – Poi entra nel merito dell’incontro tra Mola e l’avvocatessa. “Nella campagna elettorale per le amministrative – spiega – ho scelto come collaboratori persone conosciute come esperte, competenti e affidabili, che hanno lavorato insieme a ragazzi volenterosi di fare un’esperienza”. In questo gruppo c’era anche il suo compagno, Gennaro Mola “da sempre dirigente politico ed esponente della sinistra napoletana”. Così la candidata racconta cosa sarebbe accaduto dopo che alla segreteria sono arrivate richieste di informazioni sulla rendicontazione delle spese elettorali. “Essendo passati 7 mesi dalla campagna elettorale – scrive – ed essendo il mio comitato ormai sciolto, è stato Gennaro, anche per le sue competenze professionali, ad occuparsi di incontrarle, una ad una, per consegnare loro il modulo prestampato sulla rendicontazione e dare indicazioni su come compilarlo, sia nel caso delle spese sostenute, sia nel caso delle spese non sostenute. È stato un atto di cortesia che per noi era anche un gesto doveroso”. Tra queste persone, c’era anche Donatella Biondi. Un incontro che doveva rimanere segreto? “È avvenuto di giorno a piazza Municipio – sottolinea l’ex candidata Pd – un luogo pubblico affollato, di fronte a Palazzo San Giacomo, dove Gennaro è stato consigliere e assessore per dieci anni”. Difficile, dunque, trovare lì davanti qualcuno che non lo conoscesse. D’altro canto, però, è legittimo domandarsi come mai un incontro del genere non si tiene in un ufficio.

L’ENNESIMA VICENDA DA CHIARIRE – E se l’esponente del Pd si dice dispiaciuta “per tutte le persone coinvolte inconsapevolmente” è anche vero che questa è solo l’ultima patata bollente. Prima c’era stato lo scandalo scoppiato dopo la pubblicazione del video di fanpage.it con consiglieri e delegati del Pd che, all’esterno dei seggi per le primarie, hanno regalato soldi a chi votava per la Valente. Un episodio che ha portato a ricorsi e a un’indagine della magistratura per appurare se tra chi omaggiava gli elettori degli euro necessari per il voto ci fossero anche persone vicine agli ambienti della criminalità. Perché se in un video si riconoscevano i consiglieri Pd Antonio Borriello e Gennaro Cierro (la Commissione di garanzia del Pd provinciale ha poi archiviato le loro posizioni) e in un seggio comparivano ex esponenti di centrodestra, c’erano poi tutta una serie di personaggi visti intorno ai seggi di Scampia e di San Giovanni a Teduccio, che accompagnavano gli elettori a ‘votare la femmina’.