La Harley-Davidson, una delle aziende più iconiche del “made in USA”, rimbalza il presidente Trump: il nuovo inquilino della Casa Bianca avrebbe dovuto arrivare nello stabilimento di Milwaukee (Wisconsin) nelle prossime ore, tuttavia la celebre fabbrica di motociclette avrebbe chiesto la cancellazione della visita, che non era stata ufficializzata pubblicamente. Motivo non ufficiale? Harley teme che la visita del tycoon possa generare non poche proteste fra i dipendenti dell’azienda, specie dopo le ultime mosse politiche del suo governo, come il temporaneo divieto di ingresso negli USA per i cittadini di sette paesi musulmani e la sospensione dell’accoglienza di tutti i rifugiati.

L’indiscrezione è stata riportata dalla Cnn, che ha citato fonti interne all’amministrazione americana: Harley-Davidson comunque, per non fare uno sgambetto a The Donald, ha emesso un comunicato ufficiale in cui dichiara che “non è in programma, e non lo era nemmeno, una visita del presidente a un nostro stabilimento, questa settimana”. Del resto gli attivisti venuti a conoscenza dell’evento erano già pronti a manifestare contro Trump fuori dalla sede dell’azienda.

Tuttavia l’incontro fra Trump e Harley sembra essere solo rimandato: “Siamo orgogliosi di aver ospitato le visite degli ultimi cinque presidenti presso le nostre strutture”, si legge nella nota ufficiale del costruttore; “Ronald Reagan, George W. Bush e Bill Clinton, hanno visitato i nostri stabilimenti. Queste visite a testimonianza della passione e dell’orgoglio sia dei nostri dipendenti che del lavoro di costruzione delle motociclette Harley-Davidson”, ha dichiarato Maripat Blankenheim, direttore della comunicazione di Harley, aggiungendo che la casa “spera vivamente di poter ospitare il presidente in futuro”. Proteste o meno…

Nel frattempo anche la Ford – dopo aver rivisto il suo programma di investimenti in Messico a seguito delle minacce di Trump, come hanno fatto anche GM e FCA – prende le distanze da Mr. President: Bill Ford Jr. e Mark Fields , rispettivamente il presidente e l’amministratore delegato della marca di Dearborn (Michigan), hanno dichiarato di essere contrari alla politica di Trump in merito ai divieti di ingresso. “Non sosteniamo questa politica né nessun’altra che vada contro i nostri valori in quanto compagnia”, hanno specificato in una nota indirizzata ai dipendenti dell’azienda.