“Vedi che scendo adesso e ti sparo in testa… ma ti rendi conto che mi hai mandato …vedi che le persone ti denunciano .. che io non sono infame .. che io vengo e ti sparo in testa … non hai capito un cazzo tu
”. Screzi tra pusher del clan e tossicodipendenti anch’essi vicini alla ‘ndrangheta di Lamezia Terme. Al centro della discussione la quantità di eroina che era nettamente inferiore alle 50 euro pagate. Roberto De Fazio parla con Giuseppe Dattilo. Entrambi sono detenuti ma questo non gli impedisce di continuare a spacciare droga nelle piazze della cittadina in provincia di Catanzaro: “Adesso io sono ai domiciliari e tu sei ai domiciliari io ti auguro che tu non esca mai dai domiciliari e se mi girano i coglioni giro e ti sparo in testa”.

Lamezia Terme come Napoli. Trempa, Ciampa di Cavallo e Capizzaglie come Scampia. Con l’operazione “Dioniso”, le piazze di spaccio gestite dalla cosca Torcasio sono state smantellate dai carabinieri e dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.Droga che, nella Piana di Lamezia Terme, era prerogativa delle nuove leve del clan Torcasio-Gualtieri-Cerra che per la cocaina si rivolgevano alla famiglia Strangio di San Luca, mentre per la marijuana i rifornimenti e i contatti erano in Puglia e in Albania.

Coordinati dal procuratore Nicola Gratteri (nella foto), dall’aggiunto Giovanni Bombardieri e dai sostituti Elio Romano e Fabiana Rapino, i carabinieri hanno arrestato 47 indagati (24 in carcere e 23 ai domiciliari). “È stata colpita una famiglia di ‘ndrangheta di serie A, – ha affermato Gratteri – conclamata con sentenza passata in giudicato. L’inchiesta ha fatto luce su un traffico di stupefacenti aventi i connotati mafiosi. Stiamo parlando di chili di droga che ogni settimana vengono spacciate nelle piazze lametine. La caratteristica di quest’indagine è l’enorme mole di elementi che siamo riusciti a raccogliere. Quest’indagine è importante per dare fiducia alla gente”.

Il sistema era sotto gli occhi di tutti e agli investigatori lo ha spiegato una tossicodipendente, dopo essere stata fermata dai carabinieri. Inconsapevole di essere registrata, ha risposto alle domande di un ufficiale riscontrando quello che già la Procura già sospettava: il controllo totale, quasi militare, del territorio: “Io so che loro dalla finestra guardano. Ho detto questi mi sparano… non ci mettono niente a sparare! Davvero! Vedi che hanno ammazzato a Torchia. L’hanno ammazzato eh! L’hanno fatto ammazzare loro a Torchia”.

Il riferimento è alla famiglia Gualtieri: “Sono con i Torcasio, la famiglia Gualtieri sono affiliati con i Torcasio… Questi (si riferisce ai Gualtieri, ndr) vengono e ti dicono, dove vai con la testa tu?! Dove stai andando, che ti metti a spacciare qua, tu non spacci proprio niente o se tu vuoi spacciare, ti prendi la roba nostra! Per quanto riguarda i Gualtieri, è questa la situazione!  Se io voglio spacciare, io devo chiedere il permesso e loro poi dicono, vabbè tu vuoi spacciare? Te la dò io la roba!”

Ma le piazze sono divise tra i vari rampolli della cosca che, negli ultimi anni, si sono ritagliati uno spazio approfittando dei numerosi arresti e del fatto che alcuni boss si sono pentiti: “C’è un altro capo, che è di un’altra… – continua la tossicodipendente – Sono i Gullo… Pinuzzo Gullo…”.

Un tossicodipendente, Pasquale Mercadante, è diventato un testimone di giustizia. Dopo le minacce subite dal clan per un vecchio debito, si è rivolto ai carabinieri e ha iniziato a fare i nomi dei boss dello spaccio: “Il Gualtieri Cesare mi aveva indottrinato in merito al modus operandi che io avrei dovuto adottare per mettermi in contatto con lui nel momento in cui avevo bisogno di acquistare lo stupefacente. Pertanto mi diceva che dovevo contattarlo telefonicamente sul suo numero di cellulare. Non avrei dovuto assolutamente fare riferimento, per telefono, allo stupefacente, dicendomi che nel momento in cui avevo bisogno della droga gli avrei dovuto dire semplicemente ‘Posso venire per un caffè?”.

Nel corso della conferenza stampa, il procuratore aggiunto Giovanni Bombardieri ha spiegato che è “un indagine che nasce sul territorio. Ciascuna di queste piazze aveva i propri organizzatori, soggetti che se liberi rappresentano un pericolo costante per Lamezia Terme”.

L’inchiesta “Dioniso” – ha sottolineato il comandante del reparto operativo di Catanzaro  Alceo Greco – costituisce una sorta di prosecuzione delle indagini ‘Chimera 1 e 2’ dopo le quali i cittadini lametini furono invitati a collaborare per cambiare la città”.