Dalla Lombardia gestivano il traffico di essere umani operando a livello internazionale: diciotto persone, di cui cinque a Milano, sono finite in manette a seguito della maxi operazione della polizia. L’indagine, condotta dalla squadra mobile e durata quasi due anni, parte da Cremona, dove l’attenzione si era concentrata su un gruppo di persone, scoprendo poi che avevano un ruolo secondario all’interno della banda di trafficanti. Le operazioni, coordinate e dirette dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo, hanno interessato diverse province italiane, tra cui anche la zona di frontiera di Ventimiglia. Tra gli arrestati ci sono anche italiani, ma la maggior parte sono tutti di nazionalità straniera: nordafricani, egiziani, tunisini, eritrei, albanesi e marocchini. Sono 34 in totale i destinatari delle misure cautelari: oltre ai 18 arrestati in Italia, altri sono già detenuti in Francia e Germania. Per gli irreperibili sono stati emessi mandati di arresto europeo.

“Fa impressione essere di fronte al dolore prodotto dalla globalizzazione del male, di persone senza scrupoli che si alleano tra loro”, è il commento della procuratrice della Repubblica Ilda Boccassini. In conferenza stampa nella Sala Scrofani della questura di Milano ha fornito alcuni dettagli dell’operazione: “Quando siamo intervenuti questi profughi avevano già per mesi, anche anni, affrontato mille disagi per arrivare in Italia. Quello che loro pagavano, 5mila dollari, mille euro, è il sacrificio che le famiglie fanno pur di avere la possibilità di una vita migliore”. “La fortuna di una persona, anche bambini, si determina dal luogo di nascita – continua Boccassini – Quando abbiamo aperto uno di questi furgoni intercettati, chiusi con il lucchetto, e visto quaranta persone che pur di avere una speranza di libertà erano ammassate e supine, questo deve farci sentire tutti responsabili di ciò che succede”.

“Sapevano che c’erano sbarchi di carne da macello pronta a fare qualsiasi cosa per raggiungere il nord Europa. È come andare al supermercato a prendere la verdura, o pescare le trote in uno stagno predisposto. Dove c’è miseria si inserisce il business del crimine”, spiega la procuratrice. “È sintomatico che ci siano persone che provengono da luoghi di sofferenza e che per interesse e guadagnare soldi sono disposte ad essere cattive con altri, pur sapendo loro stessi cosa significa andare via dall’Afghanistan, dalla Siria e dal Sudan”, conclude Boccassini.