La sensazione è che ci sia ancora un mondo compatto  intorno a Matteo Renzi. Magari non più così numeroso come tre mesi fa, ma solido. A Rimini, dove si tiene l’assemblea degli amministratori locali del Partito democratico, sembra di assistere più che mai a un raduno del partito renziano. Ci sono tutti i suoi fedelissimi: Matteo Richetti, Dario Nardella, Francesco Bonifazi, Deborah Serracchiani, Ernesto Carbone, Stefano Bonaccini, Matteo Orfini. Il Pd, almeno quello conosciuto finora, è diviso: una parte si è riunita a Roma con Massimo D’Alema. Parole d’ordine: voto subito e valorizzazione delle esperienze locali. Di autocritica per quella sconfitta di meno di un mese e mezzo fa al referendum costituzionale neppure l’ombra. Tra i grandi corridoi del Palacongressi di Rimini, prima di Renzi arrivano alcuni ministri. C’è quello dell’agricoltura Maurizio Martina. C’è Giuliano Poletti, che però scalda poco la platea della grande sala congressi. Al mattino è semivuota e l’intervento dell’inventore del jobs act passa quasi in sordina. Tutti aspettano solo Renzi e quello che dirà sul voto.

Qui non c’è più il Pd, almeno non più quello intero. Un altro pezzo, si è riunito a Roma, con D’Alema. L’ex premier diessino ha chiamato a raccolta il variegato mondo del centrosinistra deluso da Renzi. E così lo spettro di una scissione si fa un po’ più concreto. Tutti aspettano quel ora risponderà il segretario. I suoi lo sostengono in maniera incondizionata: “Quel 40 per cento che ha creduto nelle riforme è spaesato e vede in Renzi l’unico interprete per far partire una stagione di riforme e cambiamenti”, spiega Matteo Ricci, responsabile Enti Locali del Pd. Tra gli amministratori locali presenti a Rimini, difficile trovare voci critiche verso l’ex segretario.

Ci sono soprattutto amministratori di piccole realtà. “Renzi ha fatto bene a ripartire da noi amministratori locali”, spiega il presidente del consiglio comunale di Ercolano. “Dopo il referendum ci siamo asciugati le lacrime, ma purtroppo il risultato si è giocato sulle persone e non sui temi”, dice la veneta Miriam Giuriati, sindaca di Casier. Secondo lei bisogna andare al voto per il parlamento, ma dopo avere fatto una buona legge elettorale. Voto subito invece, e con qualunque legge elettorale, per altri: “Avere finalmente un premier eletto è più importante che avere un Parlamento equamente distribuito. Il Paese ha bisogno di un governo forte”, è il pensiero di Rossella Fabbri assessore nel comune di Cervia. Non spaventano i rischi di un blocco del futuro parlamento se si votasse con due leggi diverse. La convinzione è che Renzi possa ancora farcela al voto: “Bisogna che Matteo torni dov’era a terminare il grande lavoro che ha iniziato, il prima possibile”, ragiona Fabrizio Ricci, consigliere comunale a Firenze. “Verrebbe fuori un gran pasticcio con due leggi elettorali diverse”, ammonisce invece Carlo Bertocchi, assessore a Conselice. Per lui il partito deve recuperare i giovani: “Si è perso contatto con una intera generazione che poi era quella rappresentata proprio da Renzi e da gran parte dei suoi ministri”.

Tra i corridoi e sul palco, pochissime le voci critiche verso la dirigenza Pd. Ci prova il sindaco di Bologna Virginio Merola. “Abbiamo bisogno di buon governo, che non faccia calare dall’alto le proprie politiche”, dice l’amministratore che più era entrato in rotta di collisione con Renzi ai tempi delle ultime elezioni amministrative. È lui che alcuni giorni fa aveva aperto al sindaco di Parma Federico Pizzarotti, ex dei 5 stelle, invocando una collaborazione, se non addirittura una alleanza. Il Pd lo ha subito bacchettato: “Per le comunali 2017 a Parma il Pd corre in alternativa a Pizzarotti”. “Archiviamo la questione”, ragiona ora Merola: “Mi auguro di avere torto”.

Intanto a Rimini, poco prima del discorso di Renzi, arrivano Nico Stumpo e Roberto Speranza, due pezzi grossi della minoranza. Speranza poco prima era da D’Alema, a Roma. Ha fatto una corsa per non mancare al discorso del segretario: “Io sono per tenere insieme le diversità”. Quando Renzi sale sul palco si alza un boato. Ma mai come oggi i diversi Pd sembrano così divisi al loro interno.