Un’indagine a 360° su “struttura, valanga, viabilità, comunicazioni” che potrà eventualmente “essere spacchetta”. Il procuratore di Pescara Cristina Tedeschini ne parla nella conferenza stampa indetta per fare il punto sull’indagine sulla valanga che ha distrutto l’hotel Rigopiano a Farindola. La Procura procede per disastro colposo e omicidio plurimo colposo. Per i magistrati, l’inchiesta è condotta anche dal pubblico ministero Andrea Papalia, sarà importante verificare tutte le circostanze relative alla “struttura, alla formazione e successiva caduta della valanga, alla viabilità e all’accesso”.

Il procuratore: “Non tutte le inefficienze sembrano rilevanti”
“L’inchiesta è alle battute iniziali, non ci sono al momento scenari diversi da quelli che tutti possono immaginare” spiega Cristina Tedeschini, sottolineando che tra i filoni di indagine vi sono quelli “relativi a circostanze e decisioni sull’apertura e lo stato di esercizio dell’hotel e sulla viabilità di accesso a quell’esercizio”. L’inchiesta riguarderà anche “il tema delle comunicazioni telefoniche, via whatsapp e scritte” da e verso l’albergo. “Ci sono state interferenze nelle comunicazioni – dichiara – inefficacia nei flussi comunicativi, ma al momento non tutto appare rilevante ai fini dell’indagine, anche se può essere giudicato male dai cittadini”. “Non tutte le inefficienze però sembrano causalmente rilevanti. Questo voglio specificarlo subito” aggiunge.

Documenti relativi alla mail dell’hotel acquisiti
Alla domanda sul ritardo con cui sarebbe la macchina dei soccorsi dopo l’allarme lanciato da Quintino Marcella il magistrato risponde che non “non ha rilevanza elevatissima. “Che ci possa essere stato come da voi rappresentato (io non sto mai confermando nessuna delle vostre conclusioni) una serie di disfunzioni e magari ritardi da parte della sala operativa nel recepire l’importanza di una segnalazione da parte di un soggetto non istituzionale è un fatto registrato. Che questa incomprensione, sottovalutazione o ritardo possa aver avuto una qualunque conseguenza causale sulla efficacia dell’azione di soccorso, è da vedere, è tutto da dimostrare. Al massimo balla un’ora. Avete visto tutti  – sottolinea Tedeschini – quanto tempo ci vuole per arrivare lì”. Tutta la vicenda “della mail inviata” dall’hotel Rigopiano è acquisita alle indagini. In quella comunicazione veniva chiesto un intervento perché i “clienti” erano “terrorizzati” e pensavano di dormire in macchina piuttosto che restare nella struttura. “Che l’Hotel Rigopiano sia stato sepolto da una valanga è un’ovvietà. La procedura concessoria che ha consentito la realizzazione di questo albergo con ogni evidenza viene acquisita, conosciuta e valutata nell’ambito dell inchiesta – continua il procuratore – L’albergo doveva stare lì? Inevitabilmente la risposta farà parte delle carte dell’inchiesta, ci sarà una risposta della procura della Repubblica. La mia opinione come cittadina non conta niente”.

Rischio valanghe comunicato a tutti i soggetti istituzionali
Se dalle indagini “dovesse emergere che era stata ordinata l’evacuazione e questo ordine non è stato dato da chi avrebbe dovuto darlo allora si potrebbe parlare di responsabilità penale. Tutta questa vicenda – ha aggiunto – apre tanti tavoli di valutazione di responsabilità, il mio è solo quello penale”.  Sul rischio valanga il procuratore dice: “A me risulta che Meteomont aveva cominciato a comunicare un rischio valanga molto elevato tre-quattro giorni prima. Meteomont – assicura – ha mandato i suoi bollettini a chi li doveva mandare”, cioè ai soggetti istituzionali.

Due giorni fa il procuratore, che con il pm Andrea Papalia aveva effettuato un sopralluogo sul posto, aveva detto: “Le valanghe sono cicliche: prima o poi ritornano. Lo sto imparando in queste ore: ci sono luoghi dove le valanghe sono elemento costituente. Ecco perché bisogna capire cosa sia stato fatto al di là del semplice censimento del rischio, ossia: chi censisce i rischi e come li gestisce. Il solo censimento di un luogo a rischio valanga potrebbe non bastare. “Qui non si tratta di individuare soggetti, perché finora l’indagine è veramente contro ignoti – aveva proseguito la Tedeschini – ma di capire di che stiamo parlando al fine di individuare chi è il soggetto. Do per assodato che l’hotel sia stato costruito in una zona a rischio valanga, pur in presenza di tutte le autorizzazioni urbanistiche, ambientali o edilizie in regola. Quindi voglio sapere come viene gestito questo rischio, come viene monitorato il rischio e che provvedimenti sono stati presi. Quindi non è detto che il soggetto interessato sia solo l’eventuale proprietario, ma chi anche chi ha in carico le gestioni del rischio ambientale”.