“Un’azienda italiana sarebbe stata autorizzata a vendere tecnologia di sorveglianza delle comunicazioni in rete a un’agenzia governativa egiziana dall’operato oscuro”. Per questo Coalizione Italiana Libertà e Diritti civili, Privacy International e Hermes Center chiedono chiarimenti al ministro per lo Sviluppo Economico Carlo Calenda. L’appello arriva nel giorno in cui spunta un video che getta nuove ombre sull’operato delle autorità egiziane nel caso della morte di Giulio Regeni.

L’azienda citata è Area Spa, di Vizzola Ticino, nel varesino, che ha ottenuto dal Mise, nel giugno 2016, un’autorizzazione specifica a esportare in Egitto un “sistema di monitoraggio delle comunicazioni su rete funzionante con protocollo internet”. Area Spa era stata perquisita dal Gico della Guardia di Finanza nel dicembre scorso per aver creato un software utilizzato dai servizi segreti di Bashar Al Assad, presidente siriano, per intercettare gli oppositori e i dissidenti nel 2012. Il valore complessivo della commessa per il governo siriano era di 12 milioni, 8 dei quali dati in acconto e poi sequestrati.

La licenza per l’esportazione del software di sorveglianza è stata data, fanno notare le organizzazioni firmatarie del comunicato, nonostante il caso Regeni e il clima di repressione nel paese denunciato da Amnesty International. “Centinaia di attivisti – scrive Amnesty in un rapporto citato dal comunicato rivolto al ministro – e manifestanti politici, tra cui studenti, bambini e altri, sono stati arbitrariamente arrestati o rapiti dalle loro case o dalle strade e sottoposti a periodi di sparizione forzata da parte di agenti statali”.

“Questi strumenti sono usati dai governi autoritari per violare il diritto alla privacy e pongono una seria minaccia ai diritti umani dei cittadini – dichiara Antonella Napolitano per la Cild – con Privacy International e Hermes chiediamo al ministro Calenda se siano stati fatti i necessari accertamenti prima della concessione della licenza di esportazione di queste tecnologie, e se si terrà conto dei numerosi rapporti sulle sistematiche violazioni di diritti umani in Egitto”. Immediato il collegamento con l’omicidio di Giulio Regeni. Le notizie sulle esportazioni, fanno notare le ong, arrivano mentre sono ancora in corso le indagini sulla tortura e l’uccisione del ricercatore italiano: “Recentemente la polizia egiziana avrebbe ammesso di averlo sorvegliato”. Il caso, conclude Napolitano, “ha drammaticamente portato i riflettori italiani sull’Egitto: tra pochi giorni chiederemo, con tutta la società civile italiana, verità e giustizia per lui e per tutte le vittime di sparizioni forzate e tortura in Egitto”.

“E’ estremamente preoccupante”, spiega nella nota Edin Omanovic, ricercatore di Privacy International, che il “governo italiano possa consentire, da quanto riportato, l’esportazione di un sistema di questo genere in Egitto, dati i casi documentati di abusi dei diritti umani”. Per questo motivo diventa essenziale, prosegue la ricercatrice, che  “le autorità italiane agiscano per non essere complici di queste violazioni”.

Poche ore dopo la pubblicazione della nota delle ong, è arrivata la risposta del ministero: “Il 7 luglio 2016 è stato avviato il provvedimento di riesame in autotutela dell’autorizzazione concessa alla società Area S.p.A – si legge in un comunicato del Mise – il Dicastero si è infatti avvalso di quando disposto dall’art 12 del del Reg. (CE) 428/09 che stabilisce che, ai fini del rilascio di un’autorizzazione all’esportazione di prodotti a duplice uso, gli Stati membri dell’Unione europea tengono conto di tutti i fattori pertinenti, tra cui considerazioni di politica estera e di sicurezza nazionale. Al termine del processo di riesame di cui sopra l’autorizzazione è stata sospesa e, in occasione della prossima riunione dell’apposito Comitato consultivo, si procederà alla sua revoca definitiva“.