Altro che ‘Surprise us, president Trump’, la lettera-appello lanciata dalle associazioni ambientaliste italiane nei giorni scorsi. Appena pochi minuti dopo che Donald Trump aveva prestato giuramento come presidente degli Stati Uniti d’America, sul sito internet della Casa Bianca sono state cancellate le pagine dedicate al cambiamento climatico (insieme a quelle sui diritti Lgbt) e i riferimenti alle politiche di Barack Obama. Al loro posto ora c’è la sezione ‘An American First Energy Plan’ nella quale viene ribadita la posizione della nuova amministrazione su temi come l’ambiente, il clima e l’energia e si sottolinea che il nuovo inquilino della Casa Bianca “è impegnato a eliminare le politiche non necessarie e dannose come il Climate Action Plan”. Tutto questo mentre nel mondo gli ambientalisti manifestano le proprie preoccupazioni.

LA LETTERA ITALIANA A TRUMP – Il giorno stesso dell’insediamento alla Casa Bianca anche le associazioni italiane avevano espresso perplessità sulle intenzioni di Trump, già palesate in campagna elettorale. Lo avevano fatto con una lettera-appello lanciata sulla piattaforma surpriseuspresiden ttrump.net. “Il futuro dei suoi figli e nipoti e quello dell’intera umanità dipende dalle scelte in campo ambientale che gli Stati Uniti e gli altri Paesi industrializzati faranno nei prossimi anni” scrivevano il giorno dell’insediamento le associazioni firmatarie della lettera, tra cui Lipu, Wwf Italia, Legambiente, Marevivo, che sono prima scese in piazza a Roma, per poi consegnare la lettera all’Ambasciata americana di via Veneto.

ADDIO AL PIANO DI OBAMA – Il Climate Action Plan del 2014 (adottato quando Obama era al secondo mandato) era considerato il piano per il clima più rivoluzionario della storia americana. Per la prima volta sono stati stabiliti dei limiti a livello federale sulle emissioni di CO2. Sulla sua scia, il nuovo Clean Power Plan, poi congelato dalla Corte Suprema per alcuni nodi legali, avrebbe dovuto far ridurre agli Stati Uniti, entro il 2030, le emissioni di CO2 del 32% rispetto ai valori del 2005, ma anche dare nuovo impulso alla produzione di energia pulita e contrastare i cambiamenti climatici. Quello di Obama era un piano campato in aria, ma in realtà seguiva quanto stabilito dall’Accordo di Parigi entrato in vigore il 4 novembre 2016 e neppure citato, oggi, nella sezione dedicata al clima della nuova amministrazione. Dopo la cancellazione sul sito della Casa Bianca di ogni riferimento al piano, duro il commento di Michael Brun, direttore di Sierra Club, la più grande associazione ambientalista degli Stati Uniti: “Quello che Trump ha pubblicato non è un piano”, ma piuttosto “una lista dei desideri degli inquinatori che renderà la nostra aria e la nostra acqua più sporche, il nostro clima e le nostre relazioni internazionali più instabili e i nostri bambini più malati”.

L’ULTIMA DEL NUOVO CAPO DELL’EPA – D’altro canto due giorni prima dell’insediamento Scott Pruitt (da sempre alleato dell’industria dei combustibili fossili), nominato da Donald Trump alla guida dell’Agenzia per la Protezione Ambientale (Epa) ha dichiarato che “l’impatto dell’attività umana sul cambiamento climatico è tutto da vedere”. E, già prima della nomina, era andato dritto al sodo: “Gli americani sono stufi di vedere milioni di dollari risucchiati dalla nostra economia, grazie alle regolamentazioni non necessarie di Epa”.

GLI OBIETTIVI DI TRUMP – Cosa aspettarsi, allora, dall’era Trump? Il neo presidente ha già dichiarato che si dedicherà al rilancio di prospezioni ed estrazioni di combustibili fossili. Ed ecco che, nei giorni scorsi, il deputato Ryan Zinke, nominato a capo del dipartimento dell’interno, ha annunciato un cambio di rotta rispetto alle limitazioni imposte da Obama per le trivellazioni per la ricerca di gas e petrolio nell’Artico. Obiettivi dichiarati: indipendenza energetica degli Usa e nuove aree da mettere a disposizione delle compagnie petrolifere. Un’altra partita tutt’altro che chiusa è quella giocata sul fronte delle emissioni delle auto. Anche se ancora prima dell’insediamento è stato scongiurato il rischio che Trump potesse intervenire rendendo più flessibili i limiti imposti. Epa, infatti, ha concluso con un anno di anticipo la verifica sugli standard di efficienza fissati nel 2013, confermando dunque le attuali regole non gradite da Trump, che resteranno invece in vigore fino al 2025.