Facevano analisi a scrocco, senza pagare il ticket. Bastava essere amici o parenti di chi ci lavorava. Sono i furbetti della provetta scoperti dalla direzione sanitaria dell’Ospedale San Martino di Genova che li ha segnalati alla locale Procura. Il pubblico ministero Cristina Camaiori ha così delegato le indagini ai carabinieri del Nas e aperto un fascicolo per truffa ai danni dello Stato.  In meno di un anno sono emersi numerosi casi di medici, infermieri e dipendenti che facevano analisi a scrocco per loro stessi o per familiari e amici. Sono almeno 700 gli esami su cui si indaga. I militari hanno sequestrato cartelle cliniche e altra documentazione medica. Gli investigatori ritengono che per non pagare la tassa sanitaria venisse usato un espediente: il paziente “a sbafo” veniva fatto figurare come ricoverato in day hospital o in day surgery.

“Abbiamo avviato provvedimenti di recupero crediti e azioni disciplinari, alcune sono interrotte in attesa delle decisioni della magistratura”, dice Giovanni Ucci, direttore generale ospedale San Martino Ist dallo scorso autunno, che commenta con amarezza l’indagine. “Capisco che si possa definire queste abitudini apparentemente molto italiche, ma queste sono abitudini che non vanno bene, danneggiano tutta la comunità e danneggiano il buon nome dell’ospedale San Martino-Ist di Genova, della Liguria e del Paese. Insomma, giustificare non va bene”.

Le prime, sommarie stime, da verificare, indicherebbero una cifra di circa 800 mila euro per esami non pagati, di cui 80-100 mila per analisi a famigliari e conoscenti dei dipendenti. “Sono stati ipotizzati comportamenti inappropriati, addirittura truffaldini – prosegue Ucci – Stanno indagando la magistratura ordinaria e la magistratura contabile. Probabilmente la sentenza contabile arriverà prima, perché è prevista nei prossimi mesi. Le conclusioni della commissione tecnica che aveva attivato il precedente direttore generale Mauro Barabino sono arrivate ad agosto e sono state avviate azioni per recupero crediti”.
Il dg del San Martino-Ist di Genova tiene a sottolineare che “il problema non è tanto la somma, quanto il comportamento inappropriato dei dipendenti”.