“Le istituzioni devono assolutamente collaborare a tutti i livelli, perché non sono tollerabili inefficienze e ritardi sugli aiuti”. E in questo momento “sarebbe bene evitare inutili polemiche“. Il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha sintetizzato in due frasi ciò che i rappresentanti dello Stato sui territori vivono da mesi: la gestione di un’emergenza continua, con tutto quello che comporta, e la frustrazione per i ritardi che si accumulano. “Tabelle di marcia? Ormai farle è inutile”. Sergio Pirozzi, il sindaco di Amatrice, risponde sconsolato se gli si chiede di ricalcolare i tempi dell’emergenza in seguito alle nevicate record e allo sciame sismico in corso in queste ore. E la sua reazione è molto simile a quella di altri suoi colleghi: i primi cittadini di vari Comuni appenninici all’interno del cratere sismico ammettono di essere concentrati soprattutto sugli interventi di soccorso più urgenti: e cioè sgomberare le strade dalla neve che continua a scendere abbondante e recuperare le persone rimaste isolate.

“La Salaria continua ad essere bloccata da 3 giorni al confine tra Marche e Lazio. Questo è inaccettabile”, protesta Stefano Petrucci, sindaco di Accumoli, che stamane ha dovuto forzare un posto di blocco della Polizia Stradale per raggiungere il centro del paese. “Stiamo aspettando Godot», rilancia Guido Castelli, primo cittadino di Ascoli, anche lui determinato nel constatare l’inadeguatezza dei mezzi a sua disposizione per abbattere “i muri di neve che ostruiscono l’accesso alle frazioni”. A rifare i conti dei danni e a fissare le nuove scadenze per la consegna dei moduli abitativi, insomma, ci si penserà nelle prossime settimane. Anche perché, di fronte a quello che sembra ormai “un vero e proprio accanimento del destino”, una cosa appare chiara: annunciare le date di fine lavoro, fare promesse, è un azzardo troppo rischioso che nessuno vuole correre. Atteggiamento adottato anche dai vertici della Protezione civile. Gli staff del Capo di dipartimento Fabrizio Curcio e del Commissario straordinario Vasco Errani predicano prudenza: “Siamo di fronte ad una situazione straordinaria che ci impedisce di fare pronostici affidabili”.

La vera emergenza resta la neve. “La Salaria bloccata da 3 giorni. Inaccetabile”. Molte persone isolate. “Intollerabili le lentezze della burocrazia. In questo caso la macchina dell’emergenza non ha funzionato” – Stefano Petrucci al telefono è furioso. E sottolinea un paradosso: “E’ difficile da credere, ma la macchina dei soccorsi ha risposto meglio all’emergenza sismica che non a quella legata alla neve. Anche perché i terremoti non si possono prevedere, ma le precipitazioni e il gelo sì. E invece la Salaria, che è una strada statale ed è la principale direttrice che collega Ascoli con Roma, resta bloccata da 3 giorni nel tratto che va da Acquasanta al confine col Lazio. È inaccettabile. Martedì – prosegue Petrucci, che attualmente vive a San Benedetto del Tronto, sulla costa marchigiana – sono rimasto per 6 ore bloccato lungo la carreggiata; mercoledì ho dovuto rinunciare a partecipare alle riunioni di emergenza con consiglieri e tecnici per coordinare i soccorsi. Stamattina non ho resistito e ho forzato un posto di blocco della Stradale all’altezza di Acquasanta. È stato l’unico modo per raggiungere Accumoli“. La rabbia di Petrucci è la stessa che deve provare Castelli, primo cittadino di Ascoli. Il quale parte da una citazione letteraria (“Stiamo aspettando Godot”), ma poi entra nel merito dell’emergenza e indica le mancanze della macchina dei soccorsi: “Abbiamo bisogno di frese, perché i muri che ostruiscono l’accesso alle frazioni si sono consolidati e vanno tagliati”. Gli aiuti, sembra, dovrebbero arrivare a ore: “Ma stiamo ancora aspettando”, replica Castelli.

Disseminate nelle oltre 70 frazioni di cui si compone il Comune di Ascoli, restano ancora un migliaio le persone bloccate in casa. “Due frazioni – spiega Castelli – sono state liberate, ma ce ne sono altre sei da raggiungere”. L’altro grave problema è quello legato ai numerosi black-out. Continua Castelli: “Anche una parte degli uffici comunali è senza luce e riscaldamento, per cui ho rimandato il personale a casa”. Ascoli come Accumoli, come Acquasanta. Comuni composti da decine di piccole frazioni, collegate tra loro da strade perlopiù impervie. Ad Acquasanta Terme, comune di 3mila abitanti a 20 chilometri da Ascoli Piceno, all’inizio di dicembre erano state consegnate le prime strutture provvisorie per gli sfollati: si trattava di sette moduli abitativi assegnati ad altrettante famiglie di allevatori. Le quali, però, da martedì sera restano tagliate fuori dal resto dal mondo: costrette in casa dalla neve e per giunta sprovviste di energia elettrica. Forse solo nelle prossime ore si riuscirà a liberarle. Spiega il sindaco Sante Stangoni: “E’ inevitabile che i piccoli Comuni dispongano di mezzi limitati. Semplicemente, data la straordinarietà delle nevicate e la situazione già drammatica legata ai crolli dei mesi scorsi, bisognava essere più rapidi a fornirci spalaneve e turbine efficienti”.

Pirozzi, sin dalle prime ore dell’emergenza neve, ha fatto la voce grossa per richiedere mezzi più efficienti. “In tutta Amatrice – racconta – abbiamo decine di persone isolate. La situazione è stata preoccupante soprattutto nel centro abitato di Capricchia. Per giorni continuavamo ad aprire a fatica vie d’accesso che poi le nuove nevicate richiudevano. Solo stanotte, grazie ad una turbina arrivata dalla Valle d’Aosta siamo riusciti a raggiungere le famiglie intrappolate dalla bufera”. A Camerino, in provincia di Macerata, l’esercito è arrivato questa mattina, dopo giornate di ansia e soprattutto dopo le proteste del sindaco Gianluca Pasqui, che ieri all’Ansa aveva denunciato: “Siamo abbandonati a noi stessi”. Raggiunto al telefono, stamattina il primo cittadino ci tiene a ringraziare i militari intervenuti. “Ma – prosegue – non posso non sottolineare come i soccorsi non siano stati tempestivi come avrebbero dovuto. Questa Italia va sburocratizzata: una mancata firma alla DiComac (la Direzione di Comando e Controllo della Protezione Civile), non può bloccare la catena dei soccorsi”. Al momento, a Camerino, alcuni casolari di campagna restano isolati: “Si tratta di non più di 10 persone. Ma la loro situazione non pare preoccupante“.

Il sindaco di Accumoli: “L’emergenza di queste ore costerà almeno 15 giorni di attesa in più” – Nel bel mezzo dell’emergenza neve, l’unico che accetta di lanciarsi in una previsione sui tempi della ricostruzione è Stefano Petrucci, 45enne sindaco di Accumoli. “Il nostro Comune aveva deciso di seguire un cronoprogramma diverso dagli altri. Avevamo cioè rinunciato alle casette previste entro Natale, con servizi igienici comuni, puntando ad avere abitazioni più stabili entro la primavera”. L’obiettivo erano dunque le Sae: soluzioni abitative emergenziali. Nell’attesa, quasi tutti i cittadini di Accumoli sono stati smistati negli hotel di Ascoli e della costa marchigiana. I pochi allevatori rimasti si sono visti assegnare dei container. “Le scosse di queste ore sono un problema più psicologico che non edilizio: ad Accumoli le strutture rimaste in piedi dopo i terremoti di agosto e ottobre erano pochissime e già quasi tutte abbandonate. Ma un metro e mezzo di neve ci costringe a ritardare i lavori preparativi per l’installazione dei Sae. Io speravo di consegnare i moduli entro fine aprile. Ora, come minimo, sarò costretto a rimandare tutto a metà maggio, se non più tardi. Insomma, almeno 15 giorni di ritardo sulla tabella di marcia che ci eravamo dati”.

Amatrice e Acquasanta: “La consegna delle case? I ritardi saranno inevitabili, ma difficili da quantificare. Fare previsioni è controproducente” – “La situazione è semplicemente frustrante“. Così esordisce al telefono Sante Stangoni, primo cittadino di Acquasanta, già duramente colpito dalle scosse del 24 agosto e del 30 ottobre. “Da ormai cinque mesi – racconta – ci si dimena per uscire dall’emergenza: e ogni volta si ripiomba in uno stato più drammatico del precedente. E’ la terza volta che ricalcoliamo i tempi: non ne possiamo più. Questo è un accanimento della natura”. Un accanimento di cui Sergio Pirozzi elenca le componenti: “Lo sciame sismico più prolungato e violento che si ricordi in tempi recenti. Una nevicata senza precedenti, in questa zona, dal ’54 ad oggi. Le minime invernali più basse registrate a Rieti e dintorni da 20 anni a questa parte. Cos’altro dobbiamo subire, ancora?”. Di fronte a questo scenario, dunque, pronosticare il giorno della consegna delle case agli abitanti è semplicemente inutile. Afferma Pirozzi: “Mettiamola così: se Dio vuole, entro Pasqua io conto di dare un tetto stabile ad almeno il 60% delle persone che me lo hanno richiesto. “Se Dio vuole”, però, è una premessa fondamentale: perché se la furia della natura prosegue, sotto chissà quale forma, allora fare previsioni è inutile”. Inutile e forse perfino dannoso. Stangoni ripercorre mentalmente cinque mesi di emergenza e di attese snervanti: “Questo periodo così difficile ce lo ha insegnato: l’ansia di fissare scadenza inevitabilmente crea forti aspettative in una popolazione già provata dal punto di vista emotivo. Dover poi rimandare la fine dei lavori, produce nevrosi e rabbia”. Sulla stessa linea Pirozzi: “Lasciamo perdere gli annunci spot. A noi non servono. Peraltro, qui ad Amatrice si voterà nel 2019, per fortuna, quindi non c’è bisogno di propaganda”. Guai, però a cogliere in queste parole un accenno di polemica con chi aveva promesso una ricostruzione a tappe forzate: “Per le scaramucce politiche non ho tempo. C’è un’emergenza enorme da affrontare”.

Ritardi accumulati nei mesi. “Ma la colpa non è di nessuno, se non della natura” – Quella che il 2017 avrebbe dovuto inaugurare era “la fase 2”. Sante Stangoni la definisce così: “Semplificando, si può dire che dopo le soluzioni provvisorie di questi mesi, ora si cominciava a pianificare un lavoro di più lungo respiro. Ma già ci portavamo dietro i ritardi accumulatisi durante la prima fase, che rendevano tutto più difficile”. Ritardi dovuti a mancanze del governo o delle istituzioni locali? Assolutamente no, replicano all’unisono i primi cittadini della zona. “Su singole questioni si potrebbe magari individuare qualche contrattempo, qualche mancanza di coordinazione. Ma in generale – continua Stangoni – si è lavorato con efficienza. Errani e Curcio ci sono sempre stati vicini”.  Il principale colpevole, dunque, è la natura. Lo conferma anche Petrucci: “Dopo il nuovo terremoto del 30 ottobre, ad Accumoli la richiesta di Sae era aumentata, costringendoci ad individuare le nuove aree dove installarle e a rallentare le procedure. Con chi possiamo prendercela, se la terra continua a tremare?”. Poi è arrivato l’inverno, e temperature straordinariamente basse. Dallo staff del capo della Protezione civile Curcio, presente alla Direzione Comando e Controllo (DiComaC) di Rieti, spiegano che la preparazione delle piattaforme su cui installare i moduli abitativi è andata avanti a singhiozzo, nelle scorse settimane: “Lavorare il cemento con vari gradi sotto zero è impossibile, pertanto siamo stati costretti a rallentare il ritmo. In alcuni casi, perfino a fermarci”. Inutile chiedere maggiori dettagli sui tempi della ricostruzione. “Perdonateci, ma ora la priorità è la neve da rimuovere”.