Cancellare l’Affordable Care Act, la riforma sanitaria di Barack Obama, lascerebbe 18 milioni di americani senza assistenza sanitaria fin dal primo anno. Il numero dei non assicurati salirebbe a 32 milioni entro il 2026, mentre i premi assicurativi sarebbero destinati a raddoppiare. Altri 19 milioni di persone perderebbero la copertura del Medicaid (l’assistenza destinata a persone e famiglie a basso reddito). Lo dice un rapporto indipendente del Congressional Budget Office (C.B.O.), che analizza gli effetti di una legge proposta dai repubblicani nel 2015 e contro cui Obama pose allora il veto.

La sanità è sicuramente uno dei settori su cui, nei prossimi mesi, si concentrerà la battaglia politica negli Stati Uniti. L’Affordable Care Act è forse la riforma più significativa approvata negli otto anni di presidenza Obama, quella simbolicamente più importante per i democratici e quella che i repubblicani vogliono assolutamente cancellare. Donald Trump ha fatto campagna elettorale contro l’Obamacare e ora, da presidente eletto, spinge sui repubblicani del Congresso perché si sbarazzino il prima possibile della legge. Anche i democratici si stanno mobilitando. Lo scorso week end decine di manifestazioni in tutto il Paese, raccolte sotto la sigla “Our First Stand: Save Health Care”, hanno rilanciato la battaglia a difesa della legge.

Il rapporto del C.B.O. è stato commissionato dai senatori democratici ed è ora accolto dagli stessi democratici come la prova delle loro preoccupazioni. “Le statistiche indipendenti non mentono – dice il capo dei senatori Chuck Schumer – è chiarissimo che lo sforzo repubblicano di cancellare l’Affordable Care Act aumenterà i costi sanitari di milioni di americani e priverà milioni di altri della loro assicurazione sanitaria”. I repubblicani rispondono dando poco credito all’analisi del C.B.O., che è stata elaborata sulla base della semplice cancellazione dell’Obamacare e non di una sua sostituzione con qualcosa d’altro, come invece i repubblicani dicono di voler fare. “Si tratta di una proiezione senza senso”, spiega AsLee Strong, portavoce dello speaker della Camera Paul Ryan.

Oltre le intenzioni, la cancellazione dell’Obamacare non è comunque impresa facile. Il 45% degli americani intervistati da NBC News/Wall Street Journal pensa che si tratti di “una buona idea”; è la percentuale più alta da quando la legge è entrata in vigore nel 2009. Particolarmente popolari sono misure come la possibilità per i figli di essere coperti dall’assistenza sanitaria dei genitori, come pure l’impossibilità per le società di assicurazione di negare la copertura sanitaria sulla base di preesistenti condizioni sanitarie. Tre quarti degli intervistati è contrario alla scomparsa dell’Obamacare senza che si sia trovato un valido rimpiazzo.

Nelle prossime settimane, proprio per trovare un possibile “rimpiazzo”, quattro commissioni del Congresso cominceranno a lavorare a una bozza di riforma. Il punto di partenza dovrebbe essere proprio il progetto fallito nel 2015. Verrebbero cancellate le multe contro coloro che non vogliono dotarsi di un’assicurazione sanitaria. Eliminate anche una serie di norme che allargano la possibilità di godere del Medicare (il programma rivolto alle persone con più di 65 anni) e i sussidi disponibili perché le fasce a basso reddito possano acquistare un’assicurazione sanitaria. La proposta repubblicana conserverebbe comunque l’impossibilità per le assicurazioni di negare la copertura per la presenza di patologie preesistenti.

Il piano repubblicano pare ancora in alto mare. Anzitutto, all’interno dello stesso fronte conservatore, ci sono posizioni differenti tra chi vuole la cancellazione tout court della legge di Obama e chi invece preferirebbe conservarne l’impalcatura. Lo stesso Trump, sull’argomento, è apparso particolarmente volatile. Dopo aver “sparato” sulla legge durante la campagna elettorale, il presidente eletto, dopo l’incontro con Obama alla Casa Bianca, disse di essere “pronto a conservarne alcune parti”. Sul tema, poi, i democratici sono pronti a mobilitare la struttura del partito e gran parte della loro credibilità politica. Migliaia di persone hanno preso parte ai rally organizzati da “Our First Stand” domenica scorsa. Quello sicuramente più affollato si è svolto a Warren, Michigan, dove ha parlato Bernie Sanders (ormai, di fatto, il vero leader del partito). “Siamo pronti a lavorare con i repubblicani per migliorare la legge – ha detto Sanders – ma se pensano semplicemente di negare l’assistenza a milioni di americani, dovranno ricredersi”. Sanders si è appellato agli elettori: “Telefonate ai vostri rappresentanti a Washington. Travolgeteli di e-mail e lettere. Non lasciate che vi derubino di un diritto”.

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