Video di Donald Trump in compagnia di prostitute in un hotel di Mosca girati per ricattare il futuro presidente degli Stati Uniti. Ci sarebbe anche questa circostanza, secondo il New York Times, tra le informazioni top secret contenute nel rapporto consegnato al direttore dell’Fbi James Comey e presentato la settimana scorsa dai vertici degli 007 americani al presidente Barack Obama e allo stesso Trump. La reazione di quest’ultimo è stata netta: “Fake News – Una totale caccia alle streghe politica!”, ha scritto Trump sul suo account Twitter.

Per poi argomentare qualche ora più tardi con la consueta cascata di cinguettii: “La Russia non ha mai cercato di fare leva su di me. Io non ho niente a che fare con la Russia. Nessun accordo, nessun prestito, nulla”. “Ho vinto facilmente le elezioni – ha quindi aggiunto – e si è affermato un grande movimento, e avversari corrotti cercano di screditare la nostra vittoria con notizie false. Una cosa spiacevole!”. “Le agenzie di intelligence non dovrebbero permettere che notizie false siano diffuse al pubblico. Un altro colpo contro di me. Viviamo nella Germania nazista?”.

Le informazioni classificate comprendono indicazioni su presunto materiale in possesso di russi con informazioni personali e finanziarie compromettenti per il tycoon e non provengono dall’intelligence Usa, ma da un ex agente britannico. Stando a quanto emerge, il rapporto è stato incluso come appendice alla relazione dell’intelligence Usa sulle cyberintrusioni guidate dalla Russia, ma non è frutto di quella inchiesta. Tycoon che sarebbe quindi a rischio ricatto, riferiscono diversi media americani, a partire dalla Cnn che per prima ha confermato le indiscrezioni,  citando fonti ufficiali americane anonime.

“Il New York Times non è riuscito a confermare le affermazioni – si legge nell’articolo – ma le agenzie di intelligence considerano il materiale così esplosivo che hanno deciso che Obama, Trump e i leader del Congresso dovessero esserne messi al corrente e informati del fatto che le agenzie stavano investigando attivamente”. Così hanno deciso di includere questo materiale aggiuntivo – e pur non ancora verificato – come parte della documentazione presentata nei giorni scorsi ad un gruppo ristretto di interlocutori (nello specifico Obama, Trump e solo alcuni membri del Congresso) con lo scopo principale di informare il presidente eletto che tali indicazioni circolano a Washington e per sottolineare che la Russia avrebbe raccolto informazioni potenzialmente dannose per entrambi i partiti politici, salvo diffondere poi soltanto quelle relative al fronte democratico.

“La decisione dei vertici dei servizi – scrive ancora il New York Times – di consegnare al presidente, al presidente eletto e alla cosiddetta Gang of Eight – i leader Repubblicani e Democratici del Congresso e dei comitati d’intelligence – materiale non verificato e diffamatorio è stata estremamente irrituale“.

Altri media statunitensi pubblicano altri particolari particolarmente laidi. Durante una sua visita a Mosca nel 2013 il magnate – riporta Buzzfeed, citando il dossier che definisce “non verificato” – avrebbe pernottato nella suite presidenziale del Ritz Carlton, sapendo che era la stessa usata dal presidente Obama e la sua consorte in occasione di una loro visita ufficiale nella capitale russa. Trump avrebbe incontrato alcune “prostitute” che sullo stesso letto usato dagli Obama si sarebbero esibite in “golden showers” (un atto sessuale che coinvolge l’urina). La stanza d’albergo, scrive Newsweek citando il rapporto, era monitorata dai servizi segreti russi, che avrebbero sfruttato la “ben conosciuta ossessione di Trump per il sesso” organizzando “una serata per lui con un gruppo di prostitute con videocamere e microfoni nascosti che registravano” tutto. Sempre secondo le informazioni contenute nel documento, gli agenti russi avrebbero visto Trump mentre si cimentava in “atti sessuali perversi” che erano stati “organizzati/monitorati dall’Fsb”, l’intelligence di Mosca.

I memo in questione sarebbero stati recuperati da un ex agente britannico dell’MI6 che in passato aveva collaborato con l’intelligence americana e che lavorava anche per una azienda privata al servizio prima degli avversari repubblicani di Trump e poi di supporter di Hillary Clinton. Gli scritti suggeriscono che per diversi anni il governo russo ha cercato di il modo di esercitare la propria influenza su Donald Trump, che più volte si è recato a Mosca per compravendite immobiliari e per la competizione di Miss Universo, del cui marchio è stato proprietario per anni. L’agente di sua Maestà è considerato dai servizi “competente, affidabile e dotato di una lunga esperienza in Russia”, ma ha passato informazioni di seconda mano “ricevute da informatori russi” e le informazioni non sono ancora passate al vaglio delle autorità Usa.

La ricostruzione presenta altre zone d’ombra. Un passaggio della vicenda indica – stando ancora alla Cnn – che il senatore repubblicano John McCain – a sua volta informato da un ex diplomatico britannico per un periodo di stanza a Mosca – era venuto in possesso del materiale, riguardante un lasso di tempo tra giugno e dicembre 2016, e che ne aveva consegnato copia al direttore dell’Fbi. A quel punto però Comey era già a conoscenza di alcuni memo datati fino ad agosto 2016, consegnati a quanto risulta da un ex agente dell’MI6 ad un agente dell’Fbi a Roma. Al momento nessuna delle fonti ufficiali americane – tra 007, Fbi e Casa Bianca – ha commentato la vicenda.