Si è gettato con il camion su un gruppo di soldati appena scesi dall’autobus, uccidendone 4 e ferendo 13 persone. E’ accaduto a Talpiot, quartiere ebraico della zona meridionale di Gerusalemme. L’attentatore, palestinese, è stato quindi ucciso dai commilitoni rimasti illesi. Le vittime sarebbero tre donne e un uomo sui vent’anni, a quanto ha riferito la polizia israeliana. Benyamin Netanyahu ha convocato il Consiglio di difesa del governo: “Secondo tutti gli elementi raccolti finora l’autore dell’attentato è un sostenitore dello Stato Islamico – ha detto il premier al termine di un sopralluogo al posto dell’attacco – sappiamo che c’è un filo comune di attentati e certamente può esserci un legame con la Francia e Berlino e adesso Gerusalemme”.

 

Tutto è avvenuto ad una fermata di autobus nei pressi della passeggiata di Armon Hanatziv (o Talpiot est), viale popolare per le passeggiate lungo nella zona sovrastante la Città Vecchia. Secondo una prima ricostruzione, dopo aver investito il gruppo di militari l’uomo ha ingranato la marcia indietro ed è ripassato su di loro. Lo ha raccontato alla radio militare l’autista del mezzo dal quale erano scesi i soldati. Il portavoce della polizia ha fatto sapere che il palestinese è stato ucciso e che si sospetta che ci sia una motivazione terroristica dietro, ha riferito al Jerusalem Post. L’emittente tv Canal 10 ha riferito che il killer è un arabo-israeliano. Secondo fonti palestinesi riferite dall’agenzia Maan, l’uomo si chiama Fadi al-Qanbar, ha 28 anni ed è originario di Jabel Mukaber, quartiere est della città.

Il portavoce della polizia, Micky Rosenfeld, ha riferito che nove residenti della zona, tra cui cinque membri della famiglia dell’assalitore, sono stati arrestati perché sospettati di averlo aiutato. Secondo  una fonte del governo, alcuni ministri hanno chiesto la demolizione della casa dell’aggressore, nonché che il suo corpo non venga restituito alla famiglia per la sepoltura. “Quando il mondo capirà che il problema è l’odio palestinese?”, domanda via Twitter il portavoce del ministero degli Esteri Emmanuel Nahshon commentando quello che definisce il “nuovo attacco palestinese”.

In qualità di residente palestinese a Gerusalemme est, che Israele considera parte della sua capitale, il conducente del camion disponeva di una carta d’identità israeliana e poteva spostarsi liberamente in città. Il capo della polizia nazionale, Roni Alsheich, ha detto di non poter escludere che l’uomo sia stato influenzato dall’attacco contro un mercatino di Natale di Berlino, eseguito con la stessa modalità. “È certamente possibile che sia stato influenzato, guardando la tv, ma è difficile entrare nella testa di una persona”, ha affermato.

Da Gaza arriva il plauso di Hamas. Il portavoce del movimento islamico Hazzem Qassem, ripreso dai media israeliani, ha scritto sulla sua pagine Facebook che “le continue operazioni in Cisgiordania e a Gerusalemme est provano che l’Intifada di Gerusalemme non è un evento isolato, ma piuttosto una decisione del popolo palestinese di ribellarsi finché non otterrà la sua libertà e liberazione dall’occupazione israeliana”.

Le Brigate Qassam, ala militare di Hamas, hanno fatto sapere che Fadi al-Qanbar “era stato rilasciato dalle prigioni israeliane”. Un comunicato del gruppo – citato dai media israeliani – lo definisce “mujahid, combattente jihadi”.

Negli ultimi 15 mesi, negli attacchi condotti da palestinesi sono stati uccisi almeno 37 israeliani e due americani. Nello stesso periodo, sono stati 231 i palestinesi uccisi in violenze in Israele, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Lo Stato ebraico afferma che almeno 157 di essi fossero assalitori che agivano da soli, mentre altri siano morti in scontri e proteste.