INCHIESTA SULL’ACCOGLIENZA/2. Case in affitto ai migranti e centri di prima accoglienza che funzionano per i disperati del Mediterraneo. Quello di Drosi ormai è diventato un modello in Calabria, uno dei pochi esempi di come si può fare accoglienza e rimanere umani. Drosi è una frazione di Rizziconi dove da sei anni i migranti e gli stagionali riescono ad affittare una casa e a pagare solo 50 euro al mese al proprietario.
A differenza di quello che succede a pochi chilometri di distanza (come nella tendopoli di Rosarno e San Ferdinando), nel piccolo comune della Piana di Gioia Tauro non ci sono ghetti o baracche, non ci sono situazioni esplosive con migranti abbandonati a se stessi. Grazie alla Caritas diocesana, infatti, una ventina di persone vivono nel centro di prima accoglienza in attesa del permesso di soggiorno o dello status di rifugiati.

“Qui ci sono solo nuclei familiari – spiega una delle assistenti sociali del centro, Emanuela Vaperaria -. Gli prestiamo assistenza sanitaria e psicologica, i bambini vanno a scuola e abbiamo anche tre neonati. Per noi questo non è solo un lavoro, ma una missione. Li accogliamo come se fossero parte della nostra famiglia”. “Quasi tutti – racconta la psicologa Domenica Gattuso – sono arrivati con disturbi post-traumatici da stress”.

“Ho chiesto il permesso di soggiorno e sto aspettando una risposta – racconta uno degli ospiti -. Quando arriva, spero di trovare un lavoro. Altrimenti più che rimanere qui, non so che fare”. Altri 150 migranti, invece, ormai vivono stabilmente a Drosi dove molti cittadini hanno accettato l’invito della Caritas e della Chiesa e hanno affittato le loro case agli stagionali. In cambio, ogni migrante paga una cifra simbolica per assicurarsi un tetto quando termina la giornata di lavoro in campagna. “Abbiamo cominciato con quattro case, – spiega Francesco Ventrice della Caritas – adesso siamo a venti. Abbiamo iniziato con 30 persone, adesso siamo a 150. Le cose bisogna farle gradatamente. Queste case sono a costo zero per lo Stato perché le pagano gli extracomunitari che, però, ricevono i servizi gratis. La Caritas li aiuta però poi ognuno si deve rialzare e fare il proprio cammino. Questo serbe anche per responsabilizzarli altrimenti vivono sulle spalle degli altri. Molti di loro, oggi, sono residenti a Drosi”.

Uno di loro ci porta a casa sua per farci vedere come vive assieme ad altri migranti. “Siamo arrivati in Italia nel 2010. – dice – Per un periodo abbiamo vissuto in campagna e poi la Caritas ci ha aiutato a trovare queste case e non vivere nelle tende. Adesso noi stiamo bene”. “Preferisco pagare 50 euro – aggiunge il suo coinquilino – che andare a vivere in campagna. La salute viene prima di tutto e quando finisco di lavorare mi piace tornare a casa e trovare l’acqua calda. Gli abitanti di Drosi sono molto bravi con noi”.

“Loro ormai convivono con noi. – conclude Ventrice – Non sono immigrati. Non ci siamo occupati solo della casa, ma di tutto quello che hanno bisogno”. Perché questo modello non funziona in molti altri Comuni: “Tanta gente si approfitta di loro per fare dei soldi. Ma quella non è accoglienza, è sfruttamento”.

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