In un paese dove il latte è solo a lunga conservazione, i formaggi praticamente sono solo di due tipi, la mozzarella non esiste, e il pane non ha molto sapore, l’idea imprenditoriale di Alessio Cenizzi, ingegnere bresciano 38enne, è un sogno che diventa realtà per tutti gli italiani che vivono in Cile. E non solo. Dopo aver aperto una panetteria a La Serena, in cui sforna ciabattine e pizza al trancio, la sua voglia di proporre cibi e sapori di casa, con materie prime di qualità, lo ha portato a diventare ‘casaro’, producendo ricotta, mascarpone, stracchino e mozzarella, e poi a lavorare con i produttori di latte locale, per dare vita ad una cooperativa per il commercio di latte fresco, sottoposto a controlli di qualità. Tanto che ad essere interessati ai suoi prodotti non sono solo ristoranti e alberghi locali, ma anche gli italiani che vivono in Cile, molti dei quali stanno pensando di aprire dei negozi per distribuirli. Prima però di arrivare a questo punto, Alessio è dovuto passare per varie vicissitudini e qualche sgambetto.

“Sono in Cile da tre anni, con la mia compagna e mia figlia di 8 anni – racconta –. Prima avevo un buon lavoro in Italia come ingegnere informatico per un’azienda. Ho seguito per tre anni grandi progetti all’estero, ma poi sono stato sostituito con un ingegnere indiano”. Senza perdersi d’animo, Alessio è andato a Tenerife, dove nel giro di 4 anni ha avviato un’attività di consulenza informatica per aziende, con due soci e 24 dipendenti. “Tra i nostri clienti c’era anche il governo autonomo delle Canarie, per cui dovevamo occuparci dell’informatizzazione delle isole – continua –. Poi per amore ho deciso di tornare in Italia, e così ho venduto la mia quota. A Brescia mi era stato offerto un posto nell’azienda di famiglia, ma non è andata molto bene”.

” Prima avevo un buon lavoro in Italia come ingegnere informatico per un’azienda. Ho seguito per tre anni grandi progetti all’estero, ma poi sono stato sostituito con un ingegnere indiano”

Da qui l’idea di emigrare di nuovo. Questa volta la meta assume le sembianze del Cile. “Un mio amico voleva riprodurre la mia esperienza di Tenerife lì. Sua madre, che viveva a La Serena, ci diceva che i servizi informatici erano fatti da gente poco preparata, che si faceva pagare moltissimo – ricorda Alessio –. Prima di partire però, abbiamo pensato di aprire un forno, visto che il Cile è il secondo consumatore al mondo di pane, dopo la Francia. Così abbiamo deciso di puntare sul cibo, perché l’investimento di partenza era minore e a remunerazione più rapida”.

Ma imprevisti e delusioni non sono mancati. Dopo aver aperto la panetteria, “il mio socio se n’è andato. Voleva venderla, facendomi andare via. Il che mi ha creato anche dei problemi per il visto di lavoro. Inoltre, non conoscendo bene la città appena arrivati – prosegue – siamo finiti a vivere in un settore malfamato”. Difficile all’inizio trovare anche personale affidabile. “Ci è costato capire la mentalità cilena, più opportunista della nostra – ammette –. La gente sul lavoro non è molto responsabile. Ma ora le cose vanno molto meglio. Viviamo in un posto più adatto a noi e stiamo guadagnando abbastanza per avere una visione positiva del futuro”.

“Ora viviamo in un posto più adatto a noi e stiamo guadagnando abbastanza per avere una visione positiva del futuro”

Oltre alla panetteria ben avviata, e la produzione di latticini e formaggi, che presto potrà avere una maggiore capacità di produzione grazie all’arrivo di alcuni macchinari, Alessio sta lavorando, insieme alla sua compagna Manuela Basta, anche per produrre la pizza al trancio fatta all’italiana, surgelandola e mettendola sottovuoto per poi venderla a magazzini e scuole. Con la sua mozzarella, di cui è sempre più richiesta anche la vendita diretta, e farina di buona qualità.

“Il grano nazionale è povero e poco adatto alla panificazione. Qui per dargli maggiore resa gli aggiungono un sacco di additivi. Il risultato è un pane poco digeribile. Per questo compro da un distributore italiano a Santiago la farina per la pizza, e quella per il pane da un mulino vicino la mia città, dove mi danno garanzie di qualità”. Una cura per avere cibo buono che per un italiano è normale, ma che in Cile sta lentamente iniziando a farsi strada.

“Lo faccio non solo per il guadagno, ma anche per insegnare qualcosa”. Voglia di tornare in Italia? “Per il momento no, perché non ci piace l’economia del nostro paese. Vogliamo sposarci qua e cominciare a guardarci intorno per comprare una casa. Però, se devo essere sincero, dell’Italia mi mancano i sapori, i paesaggi, la nostra dedizione al lavoro, i viaggi in Europa, e la neve”.