Ci sono dei libri “necessari” oltre che belli. E quando sono libri per bambini lo sono ancora di più. Con Casca il mondo (Mondadori), per esempio, Nadia Terranova ha voluto e saputo raccontare la paura del “dopo terremoto” che colpisce i più piccoli, incapaci a rassegnarsi alla perdita di peluche che sono amici del cuore, di giocattoli che sono i complici ideali per scatenare la fantasia, di oggetti che fanno parte di quella routine ludica che nutre l’immaginario dell’infanzia, trasformandola poi, nel ricordo, in una specie di Paradiso Perduto.

In questo racconto poetico i due protagonisti principali sono due: Oscar, che non parla più da quando ha visto la sua casa e le sue certezze crollare; e Golan che ha perso lo sguardo della speranza da quando è dovuto scappare da una guerra feroce, attraversando i pericoli del mare su un barcone sovraffollato, dove si rischiava la vita (e la dignità) ogni ora.

Un terribile “guerremoto” che unisce due realtà apparentemente distanti, un evento esterno che aiuterà i due bambini a migliorare “all’interno”, per diventare adulti tolleranti e magnanimi. Perché solo chi ha conosciuto l’ingiustizia della tragedia, l’orrore della casualità che porta via affetti, consuetudini, possessi, può capire la lezione della generosità e della solidarietà.

Una lezione che si può imparare anche leggendo un grande classico come Canto di Natale di Charles Dickens riproposto dalla De Agostini, una casa editrice attenta ai gusti e alle esigenze dei ragazzi. Una storia emblematica sulla possibilità – sempre presente – di poter cambiare il proprio destino, trasformando un passato discutibile in un futuro migliore.

Siamo alla vigilia di un Natale londinese, e le famiglie si riuniscono per festeggiare, ma il vecchio Scrooge, ricchissimo quanto avaro, è solo come un cane, più infelice e scorbutico che mai. Finché, in quella notte magica o stregata, una serie di incontri lo porteranno a diventare una persona nuova, capace di “vedere col cuore”. Insomma il Natale può diventare la celebrazione del consumismo inutile, ma anche l’occasione per regalare (e far girare) valori profondi.