Il mondo degli eSport, come visto in un precedente articolo, è in crescita e di conseguenza crescono le opportunità lavorative ad esso legato. Come negli sport tradizionali, agli atleti si affiancano varie figure che operano più o meno dietro le quinte nella gestione di squadre (es. team manager, coach, analyst) e degli eventi (es. commentatori, presentatori etc).

Mentre figure come quelle in ambito gestionale possono facilmente provenire da percorsi esterni a quello degli sport elettronici competitivi, figure come allenatori, analyst e commentatori sono spesso occupate da ex giocatori ritirati o da giocatori che, anche se preparati, non sono riusciti a “sfondare”, ma non sempre con alle spalle una vera preparazione per il ruolo.

Per ovviare al problema ad esempio alcune scuole in Norvegia e Svezia hanno iniziato ad offrire corsi relativi alle professioni legate agli eSport, in modo analogo a quanto già fatto con gli sport tradizionali. Ed in Italia?

A Bergamo, tramite i progetti di alternanza Scuola/Lavoro, l’associazione Games Kingdom ha proposto percorsi formativi relativi alle professionalità negli eSport per gli allievi delle scuole interessate. Faranno da apripista i ragazzi del Liceo Linguistico “Giovanni Falcone” di Bergamo che, a partire dal prossimo febbraio, potranno lavorare in Games Kindgom con il team 5 Hydra Esport di League of Legends.

Abbiamo fatto alcune domande a Jan Nava, uno dei fondatori di Games Kingdom, e alla prof.ssa Rossella Ferrito, referente per l’alternanza Scuola/Lavoro del Liceo Falcone.

Come nasce l’idea dietro il vostro progetto?
L’ idea del progetto è nata dopo un’ attenta osservazione del mondo degli eSport al di fuori dell’Italia. Negli altri paesi europei c’è una maggiore attenzione rivolta agli sport elettronici; nel nostro paese, invece, queste nuove discipline sono d’interesse solo per gli addetti ai lavori. Il progetto di Games Kingdom vuole informare nel modo corretto le persone che sono estranee a questo settore.

Avete incontrato particolari ostacoli nel presentare il progetto alle scuole?
No. Ho incontrato un corpo docenti aperto a nuove esperienze, professori in grado di comprendere che il futuro è oggi e che il progresso non attende nessuno. La scuola italiana è una grande risorsa, si deve trovare la chiave di volta per collaborare, creando così qualcosa di unico e straordinario.

L’aver trovato una prima scuola disponibile a collaborare con voi, il Liceo Linguistico “G. Falcone” di Bergamo, vi ha aiutato nei contatti con altri istituti?
Sì, al momento abbiamo avuto contatti con altri istituti del territorio. Inizieremo a sviluppare i percorsi formativi nel 2017, subito dopo il rientro dalle vacanze di Natale.

Di quali figure professionali vi occuperete con i ragazzi interessati del Falcone?
Le figure professionali coinvolte sono quelle di team manager, caster, coach, analyst, traduttori. Il giocatore sarà l’ultima delle figure di cui ci occuperemo.

Cosa direste ad un genitore diffidente il cui figlio è interessato ad un percorso lavorativo nel ramo degli eSport?
Lo sport elettronico è un’ opportunità di lavoro reale, in Italia ci vuole ancora del tempo sebbene se ci stiamo allineando con gli altri paesi europei.

Personalmente, per citare un esempio, non vedo alcuna differenza tra un telecronista di calcio e un caster di Overwatch. Semplificando, entrambe le figure devono sviluppare eccellenti capacità comunicative, empatia con il pubblico e competenze specifiche nel settore. Onestamente, cosa c’è di diverso?

Che riscontro avete avuto sul vostro progetto da parte delle altre realtà legate agli sport elettronici in Italia?
I riscontri sono stati buoni. Si sono mobilitati aziende e addetti del settore; stiamo valutando collaborazioni importanti che andranno a concretizzarsi nel 2017.

Oltre alle scuole, avete altri progetti per il futuro?
I progetti riguardano rassegne sullo sport elettronico, collaborazioni con enti e associazioni sul territorio bergamasco oltre ai già citati istituti scolastici.
Concludo dicendo che al momento ho un sogno nel cassetto che non posso svelarti. Sarai il primo ad essere contattato al momento della sua realizzazione.

Nella vostra città state da alcune settimane organizzando una serie di incontri e momenti di discussione sul mondo degli eSport. Che risposte state ricevendo dalla cittadinanza?
Positive, abbiamo avuto una buona partecipazione e abbiamo anche potuto notare un interesse reale negli sport elettronici. In generale, la risposta è stata al di sopra delle mie aspettative; questo rappresenta per noi un incentivo per fare sempre meglio.

L’Italia è pronta per gli eSport secondo voi?
Ci vuole ancora del tempo, non manca molto. L’arrivo degli E-Sport potrebbe essere fulmineo.
Mi aspetto e mi auguro che da un giorno all’altro, accendendo la televisione, potrò vedere la telecronaca del mio e-sport preferito.

Buongiorno prof.ssa Ferrito,

quali sono i fattori che vi hanno fatto scegliere di abbracciare il progetto di Games Kingdom?
Sicuramente l’entusiasmo di Jan Nava che ha saputo trasmettere durante il nostro primo incontro al liceo. Abbiamo riconosciuto in questo progetto l’occasione per sperimentare anche nel nostro Paese un’attività che già all’estero e’ seguita e apprezzata.
Nello specifico del nostro liceo un’altra opportunità che ci offre è quella di poter fare delle traduzioni di regolamenti per giochi da tavolo e giochi strategici in alcune lingue straniere

Avete incontrato resistenze da parte dei genitori visto il particolare ambito in cui ricade?
Ad oggi i genitori non sono ancora stati messi al corrente dei dettagli di questa attività. Confidiamo che possano apprezzare le motivazioni della nostra scelta, superando il loro iniziale scetticismo dovuto al pregiudizio sui videogiochi, mostrando loro le prospettive future di questa nuova disciplina sportiva .

Com’è stata accolta l’iniziativa da parte degli allievi? È stato facile spiegare loro che non si tratta di “giocare”?
I docenti tutor hanno spiegato il progetto ai ragazzi che si sono dimostrati interessati e aperti a questa nuova sfida. Dopo aver spiegato loro gli aspetti generali dell’iniziativa, abbiamo cercato di evidenziare le potenzialità degli e-sport visti come una nuova opportunità professionale dove lo studente-videogiocatore non si limita ad essere passivo ma, nell’ambito del progetto di alternanza scuola lavoro, possa incanalare la voglia di giocare verso fini più costruttivi, scoprendo l’esistenza di nuove figure professionali come quella dello psicologo, del coach, del team manager e dell’allenatore dello Sport elettronico.

Pensate che progetti ed iniziative simili possono favorire in Italia un cambiamento nella percezione del mezzo videoludico da parte della massa?
Non avendo ancora esperienze del genere in Italia non siamo in grado di poter fare previsioni ma confidiamo nel fatto che gli e-sport possano diventare un’esperienza positiva ed educativa al pari degli altri sport tradizionali.