Otto mesi di reclusione, pena sospesa, per Nicoletta Dosio, la pasionaria No Tav a processo per non aver rispettato gli arresti domiciliari. La decisione è stata presa stamattina dal Tribunale di Torino che ha accolto la richiesta della pm Nicoletta Quaglino: “C’è evasione ed evasione. Durante queste evasioni ha sempre tenuto un comportamento ineccepibile, ha partecipato a manifestazioni e dibattiti senza compiere altri reati. È stata un’evasione fine a se stessa”, aveva ammesso la pm pur chiedendone la condanna. I difensori della donna, Emanuele D’Amico e Valentina Colletta, ne avevano chiesto invece l’assoluzione, sottolineando il senso politico del gesto: “Non lo fa per nascondersi, ma rende il suo gesto pubblico”, precisava il primo avvocato. Così ha ribadito lei stessa dopo la sentenza: “Continuerò a evadere tranquillamente perché non è un modo per nascondermi, ma per rivendicare la nostra lotta e farla conoscere dappertutto – ha dichiarato la militante settantenne -. Sono disposta ad andare in carcere. Lo faccio con serenità, anche con gioia perché ho la consapevolezza di stare nel giusto”.

Dosio, ex professoressa di latino e greco con quasi 50 anni di militanza politica alle spalle, già candidata per Rifondazione comunista, Rivoluzione civile e l’Altra Europa per Tsipras, è un volto noto del movimento No Tav. A giugno era stata sottoposta a una misura cautelare – l’obbligo di firma – per le proteste avvenute un anno prima: aveva passato ai manifestanti una corda utilizzata per tirare giù una barriera. Lei ha subito deciso e annunciato di non voler rispettare l’imposizione del giudice, ragione per cui ad agosto aveva ottenuto un aggravamento, l’obbligo di dimora, e a settembre i domiciliari. Lei ha continuano a violare anche queste decisioni e così il 3 novembre scorso è stata arrestata in flagranza durante un presidio dei No Tav davanti al Palazzo di giustizia, episodio da cui è nato il processo concluso oggi.

Nel frattempo, però, la stessa Procura di Torino chiedeva al tribunale di revocare la misura cautelare. A fine novembre sono stati i pm Marco Gianoglio e Antonio Rinaudo a chiederlo sottolineando che “la ragione del comportamento della Dosio è all’evidenza quella di sfruttare la situazione in cui si trova per suscitare clamore mediatico attorno al movimento No Tav (…) nella convinzione di influenzare l’opinione pubblica in senso favorevole alle ragioni di tale parte del movimento stesso”. Vuole dare “il massimo risalto affinché l’opinione pubblica sappia che il movimento si contrappone, reagisce e non accetta i provvedimenti dell’autorità statale”. I pm si chiedono metterla in carcere o no, ma la Dosio ha più di 70 anni, non potrebbe finire in cella “ed è ben conscia della situazione favorevole in cui viene conseguentemente a trovarsi”, scrivono. Per loro non ci sono rischi di inquinamento probatorio, reiterazione dei reati della stessa specie e pericoli di fuga. In conclusione chiedono di revocare la misura cautelare “per interrompere una ritualità mediatica finalizzata alla propaganda della ragioni della militanza ‘anti Tav’”. Il giudice Alessandra Pfiffner, però, ha rigettato la loro domanda. Ora a occuparsene è lo stesso procuratore capo Armando Spataro che il 7 dicembre ha fatto ricorso al Tribunale del riesame.