Le mani della ‘ndrangheta sulle ultime elezioni comunali nella capitale dell’Oltrepo pavese, Voghera. E’ lo scenario ipotizzato in uno dei filoni dell’indagine dell’operazione Lex, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e che lo scorso 3 novembre tra arrestati e indagati in tutta Italia ha coinvolto 42 persone e colpito la cosca dei Ferrentino-Chindamo, che da Laureana di Borrello (Rc) estendeva le proprie maglie in diversi territori, Vogherese compreso.

Qui, secondo i magistrati della Dda reggina, la cosca avrebbe scelto un preciso candidato da votare alle elezioni comunali della primavera del 2015. Le carte lo indicano in Rocco Morano, 46 anni, nato a Taurianova, non indagato. Intervistato dal quotidiano La Provincia Pavese, Morano nega qualsiasi coinvolgimento. “Forse mi hanno chiamato in causa perché calabrese, ma non credo che questa possa essere considerata una colpa” dice al cronista locale per poi aggiungere: “Ma sono pulito e non ho mai avuto problemi con la giustizia”. Alla domanda poi se conoscesse qualcuno degli arrestati nell’operazione Lex, Morano risponde: “So chi sono i Dimasi e i Ferrentino, come praticamente tutti i calabresi che abitano a Voghera. Ma le mie frequentazioni con loro si limitano a qualche caffè al bar preso durante incontri casuali in giro per la città. Non so davvero come mai il mio nome compare nelle carte dell’inchiesta di Reggio”.

Secondo i magistrati della Dda reggina Marco Ferrentino, 36 anni, nato a Laureana ma da tempo residente nel pavese, detto “Bambinello Gesù”, nipote del boss Giusuè Chindamo, era per gli inquirenti egli stesso “capo, promotore ed organizzatore (‘reggente’)” della associazione conosciuta come “cosca Chindamo-Ferrentino, operante sul territorio del comune di Laureana di Borrello, a sua volta inserita nel mandamento tirrenico ma anche in Lombardia e precisamente a Voghera”.

A inizio novembre i pubblici ministeri della Procura di Reggio, l’aggiunto Gaetano Paci e il sostituto Giulia Pantano emettono per 42 persone un provvedimento di fermo. È in questo documento che si legge per la prima volta l’ipotesi che vuole i Chindamo-Ferrentino, a Voghera, intenzionati a stare nelle stanze dei bottoni. A Laureana già sono fortemente infiltrati; nel pavese, invece, il salto di qualità è previsto durante la campagna elettorale che inizia nella primavera del 2015. La circostanza è poi confermata nell’ordinanza che il 24 novembre il giudice per le indagini preliminari di Reggio Calabria, Antonino Foti, firma per convalidare gli arresti. Qui si legge: “Marco Ferrentino aveva costituito a Voghera una propaggine dell’omonima ‘ndrina e proprio nel nuovo paese del settentrione, ove aveva esteso la sua egemonia mafiosa, si mostrava particolarmente interessato alla competizione elettorale comunale del maggio 2015”.

Nel provvedimento è scritto inoltre: “Si comprendeva che gli ‘ndranghetisti intendevano porre in essere delle pressioni su un politico di cui non veniva menzionato il nominativo. Gli accertamenti compiuti – proseguono i magistrati – permettevano di appurare che ebbe a candidarsi a consigliere comunale con il partito ‘Alleanza Democratica’ di sostegno alla candidatura a sindaco di Barbieri Carlo, Morano Rocco, con precedenti penali – evidenziano sempre dalla Dda di Reggio – poi riabilitato con sentenza del Tribunale di Milano del 21 ottobre 2013, fratello di Morano Domenico, arrestato il 3 settembre 2014 per detenzione di droga, con Dimasi Pasquale e De Gaetano Mauro”.

I magistrati ipotizzano quindi solo che Morano sia stato il candidato preferito dai Ferrentino, ma lo stesso all’intervista alla Provincia pavese fa notare: “Se fossi stato davvero il ‘candidato della cosca’ di voti ne avrei presi molti di più, non vi pare?”

“In merito a questa vicenda e da un punto di vista strettamente giuridico – dice invece l’avvocato Giuseppe Montalto del Foro di Pami, rappresentante di Mario Ferrentino – non sussistono dei presupposti tali per poter considerare la vicenda elettorale vogherese come un qualcosa di penalmente rilevante che integra una fattispecie di reato, ma attenderemo l’esito delle indagini al fine di valutare meglio la posizione del mio assistito”.

Fatto sta che sulle elezioni del profondo nord c’era l’interesse di personaggi oggi sotto indagine per associazione mafiosa. Nella primavera del 2015 le consultazioni si mettono in moto e si scopre che a darsi da fare c’è pure Giuseppe Dimasi, imprenditore edile, arrestato nella medesima operazione antimafia (accusato di associazione mafiosa), scelto come rappresentante di lista della medesima Alleanza democratica.

Rocco Morano alla fine prende 55 preferenze, piazzandosi al secondo posto della propria lista, ma senza essere eletto. Il candidato a sindaco che appoggia però passa. Si tratta del’esponente di centrodestra Carlo Barbieri (non indagato nell’operazione Lex) un imprenditore immobiliare, a processo a Roma in un’inchiesta per corruzione, che vede coinvolti oltre a Barbieri, il commercialista sempre vogherese Guido Marchese e l’ex braccio destro di Giulio Tremonti, Marco Milanese.

Barbieri vince al ballottaggio con soli 11 voti di scarto. Qualche tempo dopo arriva però un pronunciamento del Tar che annulla diverse schede per irregolarità e stabilisce che la sfida tra Barbieri e il terzo classificato, il candidato del Pd Pier Ezio Ghezzi, si dovrà ripetere. A Voghera si tornerà a votare molto probabilmente il 29 gennaio, a meno di variazioni legate alle attuali complicazioni della situazione politica nazionale. Ma nell’Oltrepo pavese l’allarme è alto.