Regalare un sorriso, uno sguardo allo specchio, un momento di serenità a chi affronta, o ha vinto, la propria battaglia contro il tumore. E trasformare l’estetica in un percorso terapeutico. E’ questo l’obiettivo del nuovo master presentato a Torino da Confartigianato, Cna e Casartigiani Piemonte, dal titolo Benessere in oncologia, pensato per formare professionisti dell’estetica in grado di assistere i pazienti dei reparti oncologici affinché, nonostante la malattia, possano sentirsi a proprio agio con loro stessi e preservare la propria identità. “Un compito di cui ad oggi si occupano solo le associazioni, su base volontaria – spiega Giuseppe Sciarrino, presidente regionale di Cna Benessere e sanità – ma noi vorremmo creare la prima rete d’Italia di esperti del settore, così che i pazienti di oncologia abbiano a propria disposizione un elenco di professionisti certificati in grado di scegliere, ad esempio, quali prodotti usare in funzione della terapia affrontata dal malato, o che approccio adottare affinché la persona non si senta a disagio, ma al contrario abbia nuovamente voglia di truccarsi il viso, o indossare la parrucca”.

L’estetica, quando si affronta una malattia come il cancro, non è un fattore secondario da salone di bellezza. “E’ scientificamente provato che un umore migliore, o uno stato d’animo positivo, incidono sulle difese immunitarie, mentre al contrario, uno stato depressivo le peggiora. Aiutando i pazienti a scegliere quale protesi tricotomica indossare in base ai lineamenti del volto, ad esempio, o il make up giusto per valorizzare lo sguardo e risaltare la fisicità, abbiamo la possibilità di aiutarli a sentirsi meglio, a preservare la propria dignità e identità, motivandoli e sostenendoli psicologicamente”.

Il corso, da 180 ore in aula più uno stage in una struttura sanitaria, potrebbe partire già nel 2017, in collaborazione con la Regione Piemonte, e sarà aperto solo agli operatori qualificati, allo scopo di formare professionisti competenti sia nell’estetica, sia dal punto di vista psicologico. “Gli iscritti studieranno i principali casi di tumore che possono influenzare l’aspetto delle persone, gli effetti sul corpo delle cure mediche e quali cosmetici possono essere utilizzati sulla base delle terapie somministrate. O ancora, le prassi igieniche da adottare nell’ambiente di lavoro, perché ovviamente i pazienti hanno le difese immunitarie molto basse”, racconta Stefania Baiolini, presidente regionale di Confartigianato Estetica. Aiuteranno, ad esempio, le donne operate di cancro al seno a scegliere la parrucca con l’acconciatura giusta sulla base della morfologia del viso, il colore più adatto per valorizzare tratti somatici magari resi pallidi dalla chemioterapia, l’ombretto da indossare per accendere lo sguardo e la tonalità di rossetto migliore per il proprio incarnato. Ma sapranno anche fare massaggi in grado di placare il dolore al braccio in caso di asportazione dei linfonodi ascellari, e consigliare prodotti lenitivi per le parti del corpo che diventano ipersensibili a causa delle terapie, come le mani e i piedi.

“Per prima cosa, tuttavia – sottolinea Baiolini – impareranno da uno psico-oncologo quale approccio adottare con il cliente per metterlo a proprio agio, perché uno degli obiettivi principali è fare sì che la persona veda la visita dell’estetista come un fatto normale, come avveniva prima della malattia. E che possa recuperare un’abitudine alla quale magari aveva rinunciato per imbarazzo, o per un senso di disagio provato a causa agli effetti delle cure sul corpo”. “Non di rado – spiega Désirée Boschetti, psicologa e psicoterapeuta della fondazione Faro – il tumore è vissuto, da chi ne è colpito, come una sorta di ‘alieno’, un nemico esterno che si è insinuato nel corpo e, giorno dopo giorno, lo altera e lo divora. Ci si guarda allo specchio, e non ci si riconosce più: le sopracciglia che cadono, il corpo che perde peso. Fare quanto è possibile per aiutare il malato a mantenere l’aspetto corporeo è fondamentale per l’immagine che egli ha di sé e per il suo rapporto con gli altri. E’ un passo avanti verso un percorso di cura”.

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