Nella retorica renziana la sua cancellazione è il simbolo di una riforma che sbandiera l’eliminazione degli sprechi e la riduzione dei costi della politica. Se passerà il “Sì” al referendum del 4 dicembre, il Cnel (Consiglio Nazionale Economia e Lavoro) sarà soppresso. Il premier lo ha ribadito anche nel corso dell’ultimo “Matteo risponde”, provocando pure il suo presidente Delio Napoleone, che aveva messo in dubbio la soppressione dell’ente. “Non so se ci siamo capiti, ma se vince il Sì sarà costretto a chiudere. Se vince il No, Napoleone e altri con lui festeggeranno”, aveva attaccato il presidente del Consiglio. Parole alle quali il numero uno del Cnel Napoleone, in occasione della presentazione del cinquantesimo rapporto del Censis sulla situazione sociale, ha replicato sarcastico: “Il 4 dicembre sarà la nostra Waterloo? Dopo Waterloo c’è sempre una vittoria…”. Non è il solo però ormai pronto a “traslocare”. “Renzi dice che abbiamo pronto lo spumante in caso di vittoria del No? Macché, noi abbiamo detto con chiarezza e sincerità che l’attuale configurazione del Cnel non ha funzionato. Anche perché la legge vigente resta quella del 1986…”, ammette invece il vice presidente Gian Paolo Gualaccini. I dipendenti, al contrario, hanno ancora poca voglia di parlare. Ma chi si espone si lancia all’attacco di Palazzo Chigi: “Io non mi sento parte di una casta. E Renzi fa soltanto il gioco delle tre carte”. Di certo, c’è già chi punta alla lussuosa sede del Cnel, nel caso l’ente verrà eliminato. C’è chi crede possa essere la nuova “casa” del Csm, altri evocano addirittura una “Casa Bianca” all’italiana. Gualaccini, però, non sembra crederci: “Sono soltanto voci, ma questo dovreste chiederlo a Renzi”