Secondo la Commissione Ue taglierà le emissioni inquinanti almeno del 40% entro il 2030 e nel mentre potrevve “aggiungere l’1% di Pil alla crescita e creare 900mila posti di lavoro in più”. Ma il giudizio delle associazioni dei produttori di energia sul nuovo Piano energetico Ue presentato mercoledì dalla Commissione è pesantissimo: secondo Greenpeace Ue “tira il freno”, “distribuisce soldi alle centrali a carbone e dà alle compagnie energetiche più potere di controllo sul sistema energetico, limitando il ruolo dei consumatori come produttori di energia rinnovabile”. “Oggi è il black wednesday delle rinnovabili e dell’efficienza energetica in Europa”, rincara il Coordinamento Free – Fonti rinnovabili ed efficienza energetica. Mentre Legambiente parla di proposte che “non consentono all’Europa di accelerare la transizione verso un sistema energetico libero da fossili”.

Bruxelles sostiene che il provvedimento, il primo dopo l’entrata in vigore dell’accordo di Parigi, “contribuirà a rispettare i target al 2030 concordati nell’ottobre 2014 e quindi a implementare l’accordo” e “migliorare l’efficienza energetica” nonché “rafforzare l’utilizzo delle energie rinnovabili riducendo il consumo di combustibili fossili, cercando di migliorare la chiarezza delle bollette e combattendo la povertà energetica“, termine con cui la Commissione indica l’incidenza del costo dell’energia sui bilanci delle famiglie e dei soggetti meno abbienti. Nel pacchetto è compresa anche un’iniziativa volta a spingere l’utilizzo delle energie pulite negli edifici, che consumano il 40% dell’energia nell’Ue.

Tuttavia il pacchetto “Energia pulita per tutti gli europei” elimina la priorità di dispacciamento dell’energia da fonti rinnovabili nelle reti elettriche. Di qui le proteste del settore: “Questa discriminazione si aggiunge a una mole di regole, oneri e ostacoli che non aiutano la diffusione delle rinnovabili nel Vecchio Continente”, è il commento del Coordinamento Free – Fonti rinnovabili ed efficienza energetica. Che spiega come “la scelta prevista dall’Europa renderà difficile, se non impossibile, l’entrata in funzione di nuovi impianti a biomasse che hanno per loro natura un costo marginale elevato“. Sul versante dell’efficienza energetica, invece, innalzare l’obiettivo dal 27 al 30% è una buona iniziativa che però Free giudica insufficiente.

Tara Connolly, consulente politica di Greenpeace Ue, ha detto invece che la nuova normativa “non fa altro che tirare il freno” sulla diffusione delle rinnovabili e include sussidi (capacity payments) “di cui beneficeranno carbone, gas e e nucleare, con il pretesto di tenere le centrali pronte per essere accese”. Al 2020 “circa il 95% delle centrali a carbone avrebbe i requisiti per ricevere questo sussidio”, secondo la proposta della Commissione, che include un tetto massimo per la Co2 solo per quelle di nuova costruzione. Per Greenpeace “è davvero improbabile che questi provvedimenti mettano l’Ue in condizione di fornire il proprio contributo all’obiettivo di mantenere l’aumento di temperatura entro 1.5 gradi, come concordato lo scorso anno a Parigi”. Quanto alla decisione di far decadere la norma che prevede la priorità di immissione in rete rispetto all’energia da carbone o nucleare, questo porterà “a più casi in cui gli impianti di rinnovabili verranno spenti, in particolare quando ci sarà eccesso di offerta, e al blocco degli investimenti nel settore delle rinnovabili”.