Hanno detto che non entreranno a Mosul , una volta che la città sarà completamente liberata dall’Isis. Ma le cose potrebbero cambiare. Il Parlamento di Baghdad ha approvato una legge che concede alle milizie sciite lo status giuridico di forze “di riserva e di sostegno” della polizia e dell’esercito che faranno il loro ingresso nella roccaforte dello Stato Islamico in Iraq.

Approvato con 208 voti su 327, il provvedimento segna una svolta politica negli equilibri del variegato fronte dei “liberatori” che stanno combattendo contro le milizie jihadiste asserragliate nella città. Infatti, le Forze di mobilitazione popolare (Hashid Shaabi) passano dallo status di “formazione paramilitare” a forza militare istituzionalizzata. I quasi 100mila uomini della milizia saranno sotto comando del primo ministro sciita Haidar al-Abadi che riconoscerà ai miliziani uno stipendio e una pensione pari a quelle dei soldati e dei poliziotti (che saranno affiancati dai nuovi effettivi). Diventando forza sotto il controllo dello Stato, potranno entrare a Mosul, perché, come ha detto al-Abadi commentando la notizia, il “Fronte di Mobilitazioni popolari rappresenteranno e difenderanno tutti gli iracheni, chiunque siano”.

Tutto questo, nonostante la coalizione dei gruppi sciiti avesse annunciato più volte, prima dell’inizio dell’offensiva, che non sarebbero entrati nella città irachena per rispettare la volontà della popolazione sunnita, impaurita dalla possibilità di essere fatta oggetto di vendette. Violenze che si sarebbero già verificate, a quanto riferiscono civili sunniti e organizzazioni per la tutela dei diritti umani che hanno denunciato abusi, distruzioni e omicidi compiuti dal Fronte di mobilitazione. Accuse sempre respinte dai comandanti sciiti.

L’approvazione della legge ha causato la dura la protesta dei parlamentari sunniti, che l’avevano bocciata parlando di azione portata avanti dalla “dittatura” della maggioranza sciita dell’Iraq. “La maggioranza non ha il diritto di determinare il destino di tutti gli altri – ha detto il deputato sunnita Osama al-Nujaifi nel corso di una conferenza stampa dopo il voto – ci vede essere una vera collaborazione politica. Questa legge va rivista”. Mentre un altro deputato sunnita, Ahmed al-Masary, ha sostenuto che questa legge mette in dubbio la partecipazione di tutte le comunità irachene al processo politico: “La legge infrange la costruzione della nazione”, ha affermato.